Da Affile a Imola o Bologna passando per Roma (e dal fascismo al domani passando per «ripuliti» e crisi)

Foto di Sebastia' Giraltdi Daniele Barbieri

1. Grande scandalo, fuori dall’Italia. Ad Affile la giunta di “centrodestra” apre un museo-sacrario a Rodolfo Graziani (1882 – 1955). Un boia: se non lo sapete, è ora che vi informiate. La notizia del mausoleo a Graziani arriva l’11 agosto. Il giorno dopo è il triste anniversario della strage di S. Anna di Stazzema: 560 persone – quasi tutte donne, vecchi, bambini – assassinate dai nazifascisti. Il giornalismo (c’è? cos’è?) italiano non appare interessato alla notizia o alla memoria. E le istituzioni (ci sono? cosa sono?) ancor meno. Da allora mi pare che i rappresentanti del governo nulla abbiano detto e fra i parlamentari il solo Jean Leonard Touadi ha fatto un’interpellanza. In silenzio le forze politiche (fra i leader solo Vendola si è schierato, mi pare). Grande invece lo scandalo all’estero.

2. Grande scandalo, in Italia e fuori, per gli sperperi della giunta Polverini (poi dimessasi perchè “ingannata”: la bella addormentata nel bosco… anzi nel losco) ma ancor più per i «festini». Solo fra le righe qualche giornalista segnala che alcuni fra gli ex fascisti – o forse post fascisti – coinvolti non sono tanto ex. E’ una lunga storia: come per il signor P21816, cioè Berlusconi, i media (e neanche tutti, si sa) si indignano solo per gli scandali ma sono incapaci di fare analisi o più semplicemente serie inchieste giornalistiche sulla politica di ogni giorno, su scelte gravi che attengono ai diritti o all’economia, sulle biografie anche “giudiziarie” di persone citate magari di continuo.
Leggi di più a proposito di Da Affile a Imola o Bologna passando per Roma (e dal fascismo al domani passando per «ripuliti» e crisi)

Scandalo Lazio

La politica e lo scandalo Lazio: fallimento morale e antropologico

di Alberto Burgio

La governatrice del Lazio ha rassegnato le dimissioni. Tanto doverose quanto insufficienti per sanare una democrazia ferita. Al punto che l’idea stessa di rappresentanza suona ironica. Oggi la casta è sinonimo di separatezza, oltre che di corruzione. Nei suoi comportamenti si manifesta la malattia terminale di un sistema politico in sfacelo. Fallimentare sul piano dei risultati materiali e impresentabile sul terreno morale e «antropologico».

È un fenomeno talmente grave, che il discorso morale non basta più. Talmente organico che ricondurlo al solo profilo (im)morale dei protagonisti sarebbe riduttivo. Assodata l’esigenza di punire il malaffare, restano aperte altre questioni. Se l’impressione che in Italia la corruzione politico-amministrativa abbia passato il segno ha fondamento, occorre riflettere su due fattori: la qualità della «classe politica» e le occasioni che le vengono offerte di abbandonarsi a comportamenti indecenti. Si tratta di aspetti connessi perché nessuna tentazione potrebbe fare breccia in un incorruttibile e perché gran parte di quelle tentazioni sono generate in piena autonomia da quanti ad esse cedono. Come dire che qui Sant’Antonio è il diavolo stesso.
Leggi di più a proposito di La politica e lo scandalo Lazio: fallimento morale e antropologico

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi