Unire le energie contro la secessione dei ricchi del Nord

di Alfiero Grandi Il rinvio della decisione sull’autonomia differenziata offre la possibilità di continuare la campagna di informazione e di critica sul pericolo che incombe sul futuro dell’Italia. Sulla forte spinta di Salvini per farla subito, complice la batosta elettorale del del M5S. E il periodo luglio-agosto è storicamente quello dei colpi di mano parlamentari. […]

Autonomia differenziata? No Grazie: i video dell’incontro (seconda parte)

“Autonomia differenziata? No grazie”: ecco la seconda e ultima parte dei video realizzati durante l’incontro che lo scorso 4 aprile, all’Auditorium Toscanini di Parma, dal Comitato Democrazia Costituzionale cittadino. Scuola, sanità, ambiente, lavoro: sono questi i temi che sono stati affrontati nel corso del dibattito per capire cosa succederà a questi settori strategici e a […]

Autonomia differenziata? No Grazie: i video dell’incontro (prima parte)

“Autonomia differenziata? No grazie” è il titolo dell’incontro che lo scorso 4 aprile, all’Auditorium Toscanini di Parma, dal Comitato Democrazia Costituzionale cittadino. Scuola, sanità, ambiente, lavoro: sono questi i temi che sono stati affrontati nel corso del dibattito per capire cosa succederà a questi settori strategici e a tanti altri, se passerà il progetto di […]

Autonomia differenziata, diritti e unità nazionale: in campo la società per bloccare un processo pericoloso

di Alfiero Grandi L’ansia da elezioni spinge la Lega a insistere con forza sull’autonomia differenziata. Non deve trarre in inganno l’apparente fase di impasse, l’obiettivo dichiarato della Lega è di riavviare la procedura dell’autonomia differenziata ad ogni costo. Purtroppo l’esperienza ci dice che le resistenze del M5Stelle non hanno retto fino in fondo, almeno finora, […]

Autonomia differenziata: menzogne, omissioni e responsabilità di Lega e 5 Stelle

di Massimo Villone

Si avvicina la deadline del 15 febbraio, e parallelamente sale la temperatura sulla autonomia differenziata. Questo giornale documenta con analisi e cifre il danno che ne deriva al Sud, e il rischio grave per l’unità della Repubblica. Per tutta risposta, summit leghisti manifestano rabbia e avanzano velate minacce.

Il punto più intollerabile è che una questione indiscutibilmente rilevantissima per tutto il paese sia gestita a trattativa privata e in maniera semi-segreta. La ministra leghista Stefani obietta in una lettera a questo giornale che il metodo seguito oggi è quello già adottato per il pre-accordo tra l’on. Bressa (PD) e le regioni richiedenti nell’imminenza del voto del 4 marzo.

Ma è proprio là che comincia la grande menzogna. Perché quel governo era limitato al disbrigo degli affari correnti e non era vincolato a stipulare un pre-accordo, per di più in odore di conflitto di interessi. La legge 147/2013 (art. 1, co. 571) richiedeva solo l’attivazione della procedura, che poteva dunque essere avviata e rinviata al dopo voto. Per di più, comparve allora fugacemente la notizia che gli stipulanti concordavano di mantenere riservato l’accordo, per evitare che incidesse sul voto imminente. Vale a dire che il popolo italiano fu scientemente tenuto all’oscuro di una scelta che avrebbe pesato sul futuro di tutti. Un comportamento da ladri: di voti.
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La Cgil: “Nessuna ulteriore autonomia alle Regioni senza la garanzia dei diritti civili e sociali”

Cgil - Foto di Gianfranco Goria

della Segreteria Confederale della Cgil

La Cgil ha seguito con attenzione le iniziative intraprese dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna finalizzate, con tutte le diversità di metodo e merito, al riconoscimento di maggiori forme e condizioni di autonomia in attuazione dell’art 116 terzo comma della Costituzione. La Cgil ha sempre valorizzato, dove possibile, i luoghi di confronto istituzionale, ma con altrettanta fermezza e decisione ha sempre ribadito che qualsiasi provvedimento non dovesse intaccare l’unità del sistema paese, la garanzia dei diritti civili e sociali e l’unitarietà della contrattazione, perché altrimenti si determinerebbe una ulteriore frammentazione delle politiche pubbliche e una disarticolazione del sistema di diritti, che sarebbero per la Cgil inaccettabili.

La Cgil ha sempre sostenuto la necessità di un sistema istituzionale decentrato, capace di valorizzare, in un quadro definito di principi inderogabili, il ruolo delle Regioni e delle autonomie locali nel realizzare un sistema fondato su un federalismo cooperativo e solidale, capace di garantire l’esigibilità dei diritti civili e sociali in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

La Segreteria Confederale della Cgil esprime preoccupazione per la volontà politica del nuovo Governo di accelerare nell’attuazione delle procedure avviate dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna in materia di autonomia differenziata, per la volontà delle regioni interessate di andare ben oltre le materie oggetto delle intese stipulate il 28 febbraio (su cui in ogni caso evidenziammo criticità), e per il coinvolgimento, seppur con intensità e modalità ad oggi differenti, di ulteriori 10 Regioni a statuto ordinario.
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Basta “province”, facciamo i cantoni

di Salvatore Settis

Cento fantasmi si aggirano per l’Italia: le Province. Che andassero abolite lo sosteneva Licio Gelli e poi altri padri della patria, insistendo su questa indispensabile (per loro) misura di risparmio. Quanto fosse il risparmio non fu dato sapere fino alla lettera del Ragioniere Generale dello Stato (28 ottobre 2014) da cui risulta che “i risparmi di spesa che deriverebbero dall’abolizione delle Province non sono quantificabili” dato che “le funzioni svolte dovranno essere riallocate ad altri livelli di governo”.

Eppure la legge Delrio (2014), dando per scontata l’approvazione della riforma costituzionale Renzi-Boschi, già aboliva le Province, determinando l’attuale mostruosità giuridica, secondo cui le Province esistono, perché lo dice l’art. 114 della Costituzione vigente, e non esistono, perché così fantasticavano Renzi, Boschi e Delrio. Oggi le Province sono “enti di secondo livello” governati da un presidente (il sindaco del capoluogo) con un’assemblea di sindaci e consiglieri comunali.

La riforma Delrio (una sorta di eiaculatio praecox in attesa della riforma costituzionale poi abortita) prefigurava a livello locale lo stesso meccanismo di cooptazione, senza elezione diretta, previsto per il nuovo Senato, ma è rimasta in piedi anche dopo la solenne bocciatura di quel modello istituzionale. Risultato: non sono state abolite le Province, bensì gli elettori delle Province, cioè i cittadini. Per giunta restano al loro posto i prefetti (uno per ogni Provincia), che rappresentano il governo centrale.
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Padania, l’insostenibile referendum del Pd. Dal centralismo renziano al centralismo regionale

di Andrea Ranieri

Dopo una stagione di forsennato centralismo il PD riscopre il federalismo. I sindaci PD della Lombardia – Sala e Gori in testa – annunciano che voteranno si al referendum promosso da Maroni e Zaia, per tenere al Nord una quota maggiore dei soldi del fisco che oggi vanno allo Stato. I sindaci piddini aggiungono alla sicurezza e alla sanità, da sempre cavalli di battaglia dei padani, la necessità di trattenere risorse al Nord per la ricerca e la innovazione.

Tutti sembrano ragionare come se la recente stagione di centralismo abbia sottratto risorse al Nord per redistribuirle alle Ragioni Meridionali. In realtà il centralismo statalista renziano non assomiglia in nulla al centralismo del periodo keynesiano che redistribuiva risorse per evitare il crescere delle disuguaglianze fra le diverse aree del Paese. Si è assunto al contrario il ruolo di guardiano del debito, scaricando sui comuni il maggior onere delle operazioni di riequilibrio finanziario, e dall’altro ha spostato in maniera sempre più accentuata risorse dai deboli ai forti, con una sorta di meritocrazia applicata ai territori.

Sala, che insite per avere più risorse per ricerca e innovazione, dovrebbe sapere che oggi al progetto Human Technopole nell’area ex Expo sono destinate più risorse di quelle che vanno al finanziamento dell’insieme dei progetti di ricerca di tutto il territorio nazionale.
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Costituzione, riforme e Regioni: no allo svuotamento degli enti locali

Costituzione - Foto di Emilius da Atlantide
Costituzione – Foto di Emilius da Atlantide

dei consiglieri regionali Piergiovanni Alleva (l’Altra Emilia Romagna) e Giulia Gibertoni (Movimento 5 Stelle)

Il testo che segue è una risoluzione presentata alla presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Simonetta Saliera

Premesso che l’attuale riforma del Titolo V, nell’ambito della più complessiva riforma della Costituzione, approvata dal Parlamento, su proposta del Governo (ddl Renzi-Boschi), insieme con l’abolizione delle Province e la riforma della Pubblica Amministrazione, porta a compimento una svolta centralistica, che svuota gli enti territoriali della loro natura di autonomie politiche e ne riduce pesantemente la funzione legislativa. Non a caso la riforma dell’art. 117 della Costituzione, Potestà legislativa di Stato e Regioni, attribuisce competenza legislativa esclusiva allo stato su oltre una cinquantina di materie, riposte in capo allo Stato, tra cui in particolare le politiche sociali, la tutela della salute, la tutela e la sicurezza del lavoro, le politiche attive in materia di lavoro, l’istruzione e la formazione professionale, il governo del territorio, le infrastrutture strategiche e le grandi reti di trasporto, l’ambiente, le attività culturali, il turismo.
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Appunti sul patto per il lavoro 2015 e la sanità regionale

Sanità e tagli
Sanità e tagli
di Gianluigi Trianni

Come è rilevabile nel segmento di testo originale riportato di seguito, il Patto per il Lavoro siglato dalle autonomie locali e dalle parti sociali lo scorso luglio 2015 relativamente al Servizio Sanitario Regionale riduce la complessa tematica della salute dei cittadini all’esigenza di migliorare la sostenibilità economica e finanziaria dei sistemi di welfare a fronte di non meglio precisati “cambiamenti nelle dinamiche” socio-demografiche, sociali e sanitarie.

Il segmento di patto per il lavoro di che trattasi si caratterizza per una oscurità totale sulle “pluralità di sfide” e “sulla necessità di sviluppare nuove competenze in grado di operare in modo integrato ed interdisciplinare”, temi che richiederebbero di indicare i punti di forza e quelli di debolezza nella tutela della salute da parte del sistema sanitario regionale ed un programma conseguente di investimenti in strutture e personale aggiuntivo, e si “preoccupa” (o “viene preoccupato?”) di indicare il terreno di una rinnovata (?) collaborazione (o acritica accettazione delle interferenze di varie lobby mediche?) con il sistema (?) universitario regionale con riguardo a:

  • 1. formazione di nuove competenze specialistiche;
  • 2. offerta formativa per medici di medicina generale;
  • 3. formazione di nuove figure per la comunicazione istituzionale in sanità;
  • 4. sviluppo competenze manageriali per la sanità e il welfare regionali.

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