Perché il salario minimo non minaccia i contratti

di Piergiovanni Alleva È opportuno soffermarsi, per indicare i modi di una sua positiva soluzione, su una problematica agitata dagli oppositori del progetto sul salario minimo legale (la proposta 658 depositata in Senato a prima firma di Nunzia Catalfo del M5S). È quella del “contrasto esplosivo” tra la norma di legge – che fisserebbe un […]

La “pace fiscale” e la fine della cittadinanza: è tornata la finanza creativa

di Alessandro Volpi Negli ultimi tempi sembra essere tornata di moda la finanza creativa. A differenza di quanto avveniva in passato però, le attuali proposte di più o meno credibili interventi sui conti dello Stato hanno a che fare quasi esclusivamente con tasse e imposte. La recente ipotesi di finanziare la riduzione del carico fiscale, […]

Mancano i posti, serve un piano di lavoro garantito

di Jacopo Foggi Quando nel 2007 esplode la crisi finanziaria statunitense, il mondo intero sembra venir colto di sopresa. L’evento segnerà l’inizio di un lungo periodo di recessione economica, investendo tutto l’Occidente e buona parte del globo, connotandosi, de facto, come una nuova crisi del capitalismo, omologa a quella del 1929. Da allora sono trascorsi […]

I rimedi alla povertà dei bambini

di Chiara Saraceno Rallegriamoci per quel milione di persone che, secondo i dati provvisori di Eurostat, nel 2018 è uscito dalla “grave deprivazione materiale”, cioè dalla impossibilità di far fronte a quattro o più tipi di spesa su un elenco di dieci: il pagamento del mutuo, dell’affitto o delle bollette, il riscaldamento per l’abitazione, le […]

Eliminazione dei super ticket: misura insufficiente e non prioritaria

di Gianluigi Trianni

Lo scorso 10 dicembre è stato presentato alla stampa il bilancio di previsione 2019-2021 della Regione Emilia-Romagna. Relativamente alla sanità vi si attesta che nel 2019 il fondo sanitario regionale sarà di 8 miliardi 377 milioni, cioè di soli 212 milioni superiore agli 8 miliardi 165 milioni del 2018, pari ad un 2,6%, insufficiente per completare la attuazione dei nuovi LEA, onorare gli obblighi contrattuali con i dipendenti ed incrementare gli organici. Anche a Modena e Provincia.

Nel Bilancio preventivo della regione sono inserite misure per eliminare i superticket per i redditi inferiori a € 100.000 l’anno. “Complessivamente, una manovra che fa risparmiare agli emiliano-romagnoli 34 milioni di euro – 23 dall’abolizione del superticket e 11 da quella del ticket sulle prime visite specialistiche per famiglie numerose – e coperta interamente da risorse regionali”. Stiamo parlando dell’0,4% del fondo sanitario regionale 2019, praticamente a scala regionale quasi nulla, e non sappiamo come saranno sostituite le mancate entrate dai superticket eliminati.

Sulla stampa locale, però, sono stati presentati gli impatti di tale misura sugli assisti nella provincia di Modena. In tale occasione Bonacini ha annunciato in maniera enfatica: “Niente più superticket in Emilia-Romagna, a partire dal primo gennaio 2019, per i nuclei familiari con redditi fino a 100mila euro”. In provincia di Modena 203.300 persone. “E addio anche al ticket base da 23 euro sulle prime visite specialistiche per le famiglie con almeno due figli a carico”.
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La rivoluzione del reddito di base e il lato oscuro della new economy

di Giacomo Russo Spena

Un merito ce l’ha il Movimento Cinque Stelle: quello di aver affermato nel dibattito pubblico il tema del reddito di cittadinanza. Nello stesso momento, è fondamentale sottolineare come abbia distorto il senso originario della proposta trasformando la richiesta iniziale di un reddito minimo ed incondizionato in un mero sussidio di disoccupazione. Ma perché il reddito ad oggi è così importante? Lo spiega Roberto Ciccarelli, giornalista e filosofo, che ha appena scritto per DeriveApprodi il libro Forza lavoro. Il lato oscuro della rivoluzione digitale (219 pp., 18 euro).

Un libro importante, frutto di un’elaborazione cui l’autore ha dedicato più di tre anni, nel quale sono sistematizzate le riflessioni sulle nozioni di lavoro e di valore a partire dalle forme concrete che assumono nei contesti produttivi della contemporaneità (sharing economy – gig economy, free lance – robot). Ne esce fuori un testo complesso, stratificato, con un forte taglio politico-filosofico (spinoziano), utile per capire perché il reddito – inteso come reddito di base, universale e senza condizioni – oggi vada sganciato dal lavoro perché è una delle possibili forme di remunerazione delle attività che già svolgiamo nella società e nell’economia, anche in quella digitale, non una forma di riparazione o di assistenza contro la povertà.
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Per ricominciare serve un partito del lavoro

di Aldo Carra

Quindi col 5% di ore lavorate in meno si è ottenuto un Pil inferiore del 5% a conferma che la produttività oraria è rimasta invariata. Il ritorno dell’occupazione ai livelli pre-crisi, perciò, è solo un effetto statistico della riduzione delle ore lavorate. Ovvero la quantità di lavoro necessaria si è distribuita su più teste.

Se tutto questo fosse accaduto per effetto di politiche di riduzione degli orari per redistribuire il lavoro e creare nuova occupazione saremmo di fronte ad un bel risultato e in procinto di realizzare il sogno di coloro che gridavano lavorare meno, lavorare tutti. Ma così non è stato e per capire cosa è accaduto dobbiamo esaminare un secondo aspetto, quello qualitativo.

Nel corso di questa crisi si sono accentuate alcune caratteristiche negative della nostra economia: si sono indebolite le grandi imprese manifatturiere e sono aumentate le piccole imprese nei servizi poveri. A questo processo di slittamento verso il basso della qualità del sistema produttivo si è accompagnato uno slittamento parallelo del lavoro: dal tempo pieno al part time (non a quello scelto, ma a quello imposto), dai contratti a tempo indeterminato a quelli a tempo determinato, dal lavoro stabile a quello precario. e così via.
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Appunti su sinistra e politica estera

Isis
Isis
di Gianluigi Trianni

Quanto segue non è l’ennesima analisi sulle azioni terroristiche in Europa e sulle origini delle attuali vicende belliche in medio oriente ed in Africa (tra i tanti ne ha scritto ottimamente T. Di Francesco su “il Manifesto” del 23.03.2016), pur se sono convinto che il terrorismo sul suolo europeo sia una tecnica militare usata, con manovalanza fondamentalista autoctona, da contendenti che cercano di allargare il campo di battaglia medio-orientale e condizionarne gli esiti.

Quello che segue è un sintetico, e certamente incompleto, appello ad una iniziativa più incisiva delle sinistre sui temi di politica estera che, per la sinistra, sono i temi della politica per la pace e per la cooperazione internazionale.

“Sento”, infatti, che manca nelle prese di posizione delle sinistre, soggetti politici partitici e non, il tentativo (almeno) di proporre elementi, ed obbiettivi di lotta politica qui ed oggi, per una politica estera alternativa a quella del governo Renzi.

Faccio riferimento ad un chiaro e sufficientemente definito programma politico “da sinistra di governo”, o quantomeno “da opposizione di sinistra” condizionante le maggioranze di governo “neoliberiste”, per una politica estera centrata:
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