Tag Archives: reddito di cittadinanza

I problemi del reddito di cittadinanza

di Roberta Carlini

Il divano c’è sempre, ma la donna è in piedi e un fumetto con una lampadina le accende il pensiero.

Alle spalle, uno scaffale con qualche libro. Anche sul sito del governo lanciato il 4 febbraio per illustrare il reddito di cittadinanza – e su cui dal 6 marzo si potranno presentare le domande – il totem che ha dominato la discussione sulla misura simbolo del Movimento 5 stelle resta il divano. O meglio, la paura che il provvedimento, immaginato come “una misura di politica attiva del lavoro di contrasto alla povertà, alla diseguaglianza e all’esclusione sociale”, finisca per disincentivare il lavoro, inducendo le persone a restare sul divano di casa invece di “attivarsi” e cercare un impiego.

Tuttavia, com’è risultato evidente durante la presentazione del sito e della “card” fatta dal vicepremier Luigi Di Maio, il reddito di cittadinanza non è un reddito ma una carta acquisti delle Poste italiane che vale 18 mesi; e non è di cittadinanza perché per averla servono altre condizioni oltre a essere cittadini italiani. Ossia, bisogna essere poveri e disponibili a lavorare.

Lorenza Carlassare: “Il nome non importa, la Carta dice che chi è povero va aiutato”

Lorenza Carlassare

di Silvia Truzzi

Il dibattito sul cosiddetto “reddito di cittadinanza” si è concentrato, nella finezza dialogica che contraddistingue questa fase politica, sulle future truffe a opera dei professionisti del divano, prevalentemente residenti nel Sud Italia (a proposito di discriminazioni). Il tema era stato sollevato già all’indomani del risultato elettorale, visto il successo dei 5 Stelle nel meridione che, si diceva, sperava nell’assistenzialismo di Stato.

Poche parole invece sono state spese sul principio che informa la misura (di cui ancora non esiste un testo), ovvero il diritto di vivere dignitosamente. E di questo vogliamo parlare con Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova: “Finalmente si comincia a parlare di misure di assistenza né parziali, né eccessivamente settoriali: un po’ in ritardo, invero, visto che sono passati settant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione”.

Cominciamo da qui, professoressa.

C’è un articolo preciso di cui voglio parlare, ma prima m’importa sottolineare che tutta la Carta è attraversata dal principio di dignità della persona. Cosa volevano i Costituenti? Il loro obiettivo era creare una società umana, in cui tutti potessero vivere dignitosamente, concorrere alle decisioni comuni ed essere parte consapevole della società. C’è un rapporto molto stretto tra condizione dei cittadini e democrazia: povertà ed emarginazione non consentono alcuna partecipazione. I Costituenti volevano eliminare le pesanti fratture che dividono il corpo sociale, invece negli anni l’emarginazione è cresciuta, si sono saldate antiche e nuove povertà, una situazione che ormai riguarda 5 milioni di persone.

Cosa è (e cosa non è) il reddito minimo degli altri Paesi europei

di Giovanni Perazzoli, Stradeonline.it

Comprensibilmente il reddito minimo condizionato degli altri paesi europei suscita molta perplessità in Italia. È difficile orientarsi, anche perché il principio sembra cozzare con il senso comune. Come? Chi non lavora ha un reddito? Nonostante esistessero da lungo tempo, di questi strumenti non abbiamo saputo nulla, al massimo è sembrato che fossero cose da paesi scandinavi, paesi poco popolati, un po’ strani. Scoprire che la Francia è forse il paese con il welfare più generoso è troppo destabilizzante, si oppone al senso della realtà. Doveva succedere.

I populisti hanno approfittato, in direzione antieuropea, dell’ottusa difesa della politica italiana (a destra come a sinistra) del welfare corporativo e clientelare. Proverò qui a rispondere ad alcune domande, cercando di cogliere lo spirito di questo sistema. Partiamo dai nomi. I “redditi di cittadinanza” o i “redditi di inclusione” degli altri, Francia, Germania e Regno Unito, si chiamano: Revenu de solidarité active, Arbeitslosengeld II, Jobseekers allowance.

Alt! Ma è corretto l’uso di “reddito di cittadinanza” del M5s?

A molti è parsa, con buone ragioni, una denominazione ingannevole, perché allude a un welfare incondizionato; potrebbe però essere difesa così: se il revenu de solidarité active francese fa perno sul valore della “solidarietà”, quello del M5s fa perno sulla “cittadinanza”. Allo stesso modo, il Rei (Renzi-Gentiloni) fa perno sull'”inclusione”. Non mi fermerei sui nomi. Bisogna cercare di cogliere invece lo spirito di questi sistemi di welfare, se non si vuole prendere per buone le patacche.