Da Simonino ad Almirante: la culla dell’antisemitismo

di Tomaso Montanari “Il razzismo nostro deve essere quello del sangue, che scorre nelle mie vene, che io sento rifluire in me, e posso vedere, analizzare e confrontare col sangue degli altri … Non c’è che un attestato col quale si possa imporre l’altolà al meticciato e all’ebraismo: l’attestato del sangue”. È all’autore di queste […]

Giorno della memoria e falsa verità del razzismo

di Andrea Pascale Nel mondo in cui viviamo, parlare di razzismo significa affrontare una ricerca. Nulla di quello che il passato ci ha proposto vale a spiegare una sola riga del nostro presente. Questo è il sentimento che ha provato la generazione che è nata dopo la seconda guerra mondiale: un mondo nuovo non più […]

Quello che ci dice la vicenda Segre

di Sergio Sinigaglia “Tu senza odio hai fatto la cronaca senza retorica di Auschwitz, hai descritto quello che anche io avevo visto schiacciata dalla nostalgia, dalla fame, dalla solitudine…”. “Tu avevi capito, resta allora soltanto la memoria, sempre più difficile farsi capire dalle nuove generazioni, ma compito irrinunciabile finché avrà vita l’ultimo testimone”. Sono brani […]

Essenzialismo, nemico della libertà d’origine

di Giso Amendola Si invoca spesso, tra i vari smarrimenti, oblii, mancanze, di cui noi oggi porteremmo il lutto, una «crisi» dell’identità. Per le destre, la riconquista dell’identità, o la difesa dell’identità minacciata, è il caposaldo di ogni strategia, tanto che «identitario» è l’aggettivo più usato dalle destre di governo: ma anche a sinistra, l’analisi, […]

Roma: Torre Maura peggio dell’Alabama

di Alessandro Portelli A costo di ripetermi: era meglio l’Alabama. Quello che è successo a Torre Maura in questi giorni, coagulo massiccio di infiniti episodi sparpagliati in tutta Italia, è una specie di pogrom verso un popolo su cui già è stata sperimentata la «soluzione finale». La distruzione del cibo destinato a famiglie e bambini […]

Elezioni Basilicata, Pd e cinquestelle bravissimi a premiare Salvini

di Sergio Caserta E così malinconicamente registriamo la terza vittoria consecutiva del destra-centro a trazione leghista nelle elezioni regionali in Basilicata, dopo Abruzzo e Sardegna anche nella fu regione rossa ora regione dei basilischi, s’insediano le Sturmtruppen del “Capitano” che raccoglie copiosi consensi come pomodori maturi nel Meridione che solo un anno fa gli era […]

“Via Libia” non è mai una strada innocente

di Wu Ming 1

L’Italia detiene molti primati. Una frase che può avere diverse interpretazioni: in effetti, lo Stato italiano tiene in carcere molti esseri umani, che con scimmie e proscimmie fanno parte dell’ordine dei primati. Ma qui per primati intendiamo le primazìe: le volte che un italiano è stato il primo a compiere un’impresa o scoprire qualcosa, o gli ambiti e settori dove l’Italia “primeggia”. […] A noi, qui, interessa una terza categoria: quella dei primati veri ma mai ricordati, e perciò sconosciuti alla grande maggioranza degli italiani. L’Italia ha compiuto il primo bombardamento aereo della storia. Lo ha fatto nei pressi di Tripoli, durante la guerra di Libia, l’1 novembre del 1911. Nel 2011 abbiamo festeggiato il centenario con un remake, partecipando ai bombardamenti Nato contro la Libia.

L’Italia è stata la prima potenza coloniale a innalzare un “muro della vergogna” nel mondo arabo. Ben prima del muro israeliano, o delle barriere di Ceuta. Anche quest’impresa l’abbiamo fatta in Libia, per la precisione nella sua regione orientale, la Cirenaica. […] Nel 1930, a quasi vent’anni dall’invasione, l’Italia occupa quasi solo le città costiere, mentre nell’entroterra, soprattutto in Cirenaica, si scontra con durissime resistenze. I partigiani senussiti, guidati dall’anziano insegnante ‘Omar al-Mukhtar, sono l’incubo del governatore Pietro Badoglio e del vicegovernatore Rodolfo Graziani. ‘Omar ha più di settant’anni e combatte l’Italia fin dalla prima invasione della Libia. La sua abilità strategica, la conoscenza del territorio e l’appoggio della popolazione consentono alle bande armate beduine, i duar, di ridicolizzare il nemico con tattiche mordi-e-fuggi.
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La lunga durata del razzismo italiano e l’accelerazione verso il baratro

di Annamaria Rivera

È del tutto evidente che, con il governo fascio-stellato, abbia raggiunto il culmine la dialettica perversa fra razzismo istituzionale e razzismo “popolare”, della quale scrivo da molti anni. E ciò non solo a causa di una produzione legislativa essa stessa d’impronta apertamente sicuritaria e discriminatoria, la quale non fa che titillare, legittimare, alimentare il senso comune intollerante e i diffusi sentimenti di ostilità verso gli altri. Ma anche grazie al ricorso a una strategia propagandistica, ben congegnata e ben pagata, che è divenuta ormai, come nei regimi totalitari, strumento di governo e, al tempo stesso, di manipolazione delle masse: le due dimensioni vanno facendosi sempre più intercambiabili o addirittura coincidenti, insieme con la costante violazione del principio democratico della separazione dei poteri.

E’ anche a causa di questa dialettica che gli atti di razzismo “spontaneo”, per così dire, vanno moltiplicandosi secondo il ben noto meccanismo per cui frustrazione, risentimento e rancore (non poche volte effetto delle condizioni sociali vissute) sono indirizzati verso il capro espiatorio di turno, di solito il più disprezzato, vulnerabile e alterizzato.

Nondimeno la china intrapresa, pericolosa per la sopravvivenza della stessa democrazia, è anche l’esito, oggi spinto all’estremo, dell’operato di governi passati, non solo dei più recenti e non solo di centro-destra. Ricordo che fu nel corso del primo governo Prodi che, il 28 marzo del 1997, si consumò la strage di un centinaio di profughi albanesi della Katër i Radës, in gran parte donne e bambini, tutti/e in fuga dalla guerra civile.
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Padre Zanotelli accusa ancora: “Sui migranti saremo giudicati come i nazisti”

di Stefano Miliani

“Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro, se siete cristiani e lo scegliete non potete scegliere Salvini. La Storia ci giudicherà come noi oggi giudichiamo i nazisti”. Padre Alex Zanotelli, missionario, critica con forza e coerenza la politica anti-immigratoria sbandierata dal vicepremier che ama indossare divise militari e la Lega ricambia attaccandolo e screditando la sua figura religiosa. Direttore per anni di “Nigrizia”, l’80enne padre Zanotelli della comunità comboniana è autore del recente pamphlet pubblicato da Chiarelettere Prima che gridino le pietre (leggi qui un estratto).

Padre, il leghista Alessandro Pagano si è riferito a lei dicendo che “di questi pseudo preti non abbiamo bisogno” perché, a parere dell’esponente della Lega, “il suo unico chiodo in testa è attaccare Salvini”.

Prima di tutto non voglio attaccare nessuno, non mi interessa e men che meno mi interessa Salvini. Il problema non sono i leghisti. Ho invece sempre detto con chiarezza che ognuno deve decidersi nella vita e ho parlato ai cristiani.

Decidersi su cosa?

Se siete cristiani potete naturalmente scegliere qualunque politica, ognuno è libero, però dovete fare i calcoli con vostra coscienza. Il Vangelo parla di perdono, di accoglienza dell’altro e se lo scegliete non potete scegliere il Vangelo di Salvini che si regge sull’odio o sul disprezzo dell’altro. Mi meravigliano però tanti cristiani.
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Le troppe illusioni del neoliberismo

Luciano Gallino

di Filippomaria Pontani

Nel leggere il recente rapporto dell’Università di Amsterdam sulla crescita elettorale di forze definite come “populiste” e “anti-sistema” in Europa, può venire in mente il cupo pannello dedicato ai flussi elettorali degli anni 1920-30 nel Museo della Villa della Conferenza di Wannsee fuori Berlino (dove il Nazismo varò nel 1942 la soluzione finale, ora centro di documentazione sui totalitarismi).

Ma chi abbia memoria più fresca, potrà ricordare le pagine finali di un libro di Luciano Gallino (Finanzcapitalismo, Einaudi 2011), nel quale il sociologo torinese constatava come le politiche di austerità, combinate con la mancanza di regolazione dell’economia a dominante finanziaria, con l’abbattimento diffuso del welfare, con la debolezza (corrività) delle istituzioni, stessero portando a un’affermazione crescente di formazioni di destra e di tendenze più o meno autoritarie.

Sull’attualità del pensiero di Gallino, scomparso nel 2015, e i suoi potenziali sviluppi torna ora il volume Le grandi questioni sociali del nostro tempo curato da Pietro Basso e Giuliana Chiaretti (scaricabile dal sito delle Edizioni Ca’ Foscari), volto a demistificare alcuni mantra del pensiero unico. Ne citeremo qui tre.
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