Incursioni e radicamenti: danza e territorio in Emilia Romagna

di Silvia Napoli La storia della danza emiliano romagnola, quella che si intende come fatto diffuso, performativo e performante nello spazio comune, fattore identitario, insomma, passa attraverso la dialettica tra due attitudini, quella del blitz piratesco e quella della radice rizomatica. Corre l’anno 1995, quando Monica Francia, coraggiosa figura di coreografa danzatrice in fissa con […]

Il Purgatorio, paesaggio dell’anima, ovvero miracolo a Ravenna

di Silvia Napoli Credo che se Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, non fossero gli artifex di incommensurabile vitalità che conosciamo tutti, ben oltre le anguste perimetrie della cosiddetta ricerca, sarebbero uno studio associato di architettura e design, con una propensione alla cura del paesaggio in senso largo per quanto riguarda Marco e una speciale attenzione […]

Ravenna, Logistica Ferrari: restituita dignità ai lavoratori

di Ravenna in Comune La lotta per riottenere quanto non doveva mai essere tolto nella vicenda dei lavoratori dei subappalti “Marcegaglia” (provenienti dalla Logistica Ferrari) ha dato ragione ai lavoratori. Una brutta vicenda iniziata nell’agosto 2017 in cui anche parte del mondo cooperativo e sindacale ha avuto un ruolo non positivo ha trovato una conclusione […]

Trivelle in crisi: il governo ha mentito, si veda a Ravenna cosa accade

di Rinnovabili.it

Renzi lo ripeteva come un mantra per far fallire il referendum sulle trivelle: “Se vince il Sì a rischio migliaia di posti di lavoro”. Il Governo dipingeva scenari apocalittici, con l’intero comparto degli idrocarburi in ginocchio nell’ipotesi di una vittoria dei No Triv. I sostenitori della consultazione del 17 aprile scorso invece battevano un altro tasto: il settore è in crisi nera di suo e non sarà il referendum a incidere. Chi aveva ragione? Basta dare un’occhiata a quello che sta succedendo a Ravenna per farsi un’idea.

Le trivelle non creano posti di lavoro, anzi li perdono con un’emorragia impressionante. La Cgil lancia l’allarme: da inizio anno sono già 600 i posti di lavoro persi. E gli investimenti? Adesso che lo spauracchio del referendum sulle trivelle – così era dipinto – non c’è più, si potrebbe pensare, saranno certamente arrivati a pioggia, in linea con quello che andava ripetendo il premier: “È un referendum per bloccare impianti che funzionano”.

A quanto pare, invece, le grandi aziende del ravennate non sono assolutamente d’accordo. «Le principali services company multinazionali – commenta Alessandro Mongiusti, della Filctem Cgil Ravenna e responsabile nazionale di categoria per il comparto perforazione – hanno avviato piani di ristrutturazione devastanti che vedono coinvolte anche le basi operative nel nostro paese e nella nostra città. Dimensionalmente le tre big, Halliburton, Baker Hughes e Schlumberger hanno già ridotto il personale di oltre il 50% e stanno proseguendo nel percorso di riduzione».
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Parla Raffaella Sutter, candidata sindaca per Ravenna in Comune

di Pier Giorgio Carloni

Raffaella Sutter è ottimista. Ravenna in Comune, il suo vascello pirata che raccoglie tutte le forze di sinistra e i movimenti in rotta di collisione con il Pd, tenta il 5 giugno di andare all’arrembaggio del galeone di Michele de Pascale. Da soli, lei e i suoi, non ce la possono fare, ma insieme con altri chissà. Tutte le opposizioni potrebbero costringere de Pascale e le sette liste che lo appoggiano al ballottaggio e poi… Poi la partita si riaprirà e sarà un terno al lotto, domenica 19 giugno.

Ma quanto vale la lista civica della Sutter? Difficile dirlo. La candidata Sindaca sente che c’è un’aria buona, un vento leggero che muove le vele del suo vascello, si aspetta un risultato positivo. Tanto da fare uscire una sorpresa dalle urne la notte del 5 giugno e da conquistare il ballottaggio? Qui ci vorrebbe la palla di vetro. E nessuno ce l’ha. Il vascello pirata non ha fatto nemmeno sondaggi – non ci sono i fondi per quelli – ma sente di godere di un certo seguito, ci sono segnali, e quindi spera. Sperare costa meno del condurre sondaggi.
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Ravenna: il modello cooperativo in crisi e il caso Iter

Iter - Cooperativa ravennate interventi sul territorio
Iter - Cooperativa ravennate interventi sul territorio
di Raffaella Sutter

Il modello emiliano-romagnolo di cooperazione e mutualità nel lavoro è fallito? È possibile rifondare una cooperazione che ha storiche radici nella sinistra operaia, ma che oggi sembra aver perso i suoi valori fondanti? Il 12 dicembre Ravenna in Comune ha aperto la propria assemblea incontrando una delegazione di 4 lavoratori dell’Iter (Cooperativa ravennate interventi sul territorio).

Il settore delle costruzioni è stato il più colpito dalla crisi : gli operai iscritti in Cassa Edile sono passati dai 6112 del 2008 a 2958 del 2014 mentre le aziende si sono ridotte nello stesso periodo da 1199 a 564. La cooperativa Iter nasce dalla fusione nel 1989 di una serie di cooperative edili della provincia, nate da una storia ultracentenaria di cooperazione e consolidatesi nel dopoguerra con il boom economico degli anni Cinquanta. Iter,con sede a Lugo, diventa una delle realtà più importanti in ambito nazionale nel mondo delle costruzioni sia abitative che strutturali. La crisi di Iter inizia intorno al 2010, dopo alcuni investimenti sbagliati.

Iter fino a pochi anni fa dava lavoro a 480 persone, oggi sono rimasti 182 lavoratori tra operai e impiegati per la maggior parte in cassa integrazione straordinaria. Questa però terminerà il 18 febbraio del 2016 e a quella data se non interverranno novità ci saranno 182 licenziamenti, 182 famiglie in difficoltà e un impoverimento generale per il territorio.
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Circolo di Ravenna: lavorare nella società, tra i suoi problemi e bisogni, fuori da nomi e simboli

il Manifesto quotidiano comunista
il Manifesto quotidiano comunista
di Vincenzo Fuschini

La lettera dei compagni del circolo di Padova ha già dato luogo a reazioni di alcuni di noi. D’altronde, anche noi di Ravenna siamo quasi allo stesso punto: se, dopo aver svolto tante attività nel corso degli anni, non facciamo quasi niente, ci sarà pure una ragione, non sarà solo questione di voglia.

Premesso che non si deve sempre trovare il “colpevole” per ogni cosa e che, invece, è politicamente più redditizio sforzarsi di analizzare i cambiamenti, devo anzitutto dire che, a suo tempo, io trovai positiva la scelta di Pintor, Rossanda e Parlato di rendere il giornale autonomo da qualunque partito. Essi riuscirono allora a fare un piccolo miracolo: trasformare il giornale in voce della sinistra diffusa, mantenendo un discreto livello di vendite e ricavando anche risorse economiche cospicue dalla generosità dei lettori, senza alcun condizionamento. A mio avviso, fu la loro eccessiva correttezza a “fregarli”: nel periodo in cui l’Unità smise di uscire avrebbero dovuto uscire dall’angolo, attuare una politica editoriale più incisiva, forse aggressiva, approfittarne insomma.

Il ruolo sostanzialmente subalterno di Rifondazione al PDS-DS-PD ha fatto il resto: i mille contorcimenti di Bertinotti (dentro il governo, fuori, dentro-fuori, fuori-dentro… L’analisi migliore secondo me è quella di Corrado Guzzanti) hanno recato un danno spaventoso alla sinistra nel suo insieme. Le spaccature conseguenti (PDCI e SEL) erano inevitabili.
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