Nel bla bla bla dei tempi: Elias Canetti secondo Ert

di Silvia Napoli Avere come stella polare un paese natale quasi immerso nel mito, avere una polifonica di luoghi del cuore nel vecchio mondo, eppure non sentirsi di fatto cittadini di una heimat, esprimersi in lingue plurime e, nel contempo, dotarsi di una lingua interiore inconfondibile, unica, nella sua potenza evocativa. Sono queste, caratteristiche che […]

Bologna: alla Cineteca una rassegna su Patricio Guzmán, l’archeologo della memoria rimossa

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Escono finalmente nelle sale italiane gli ultimi film del regista cileno Patricio Guzmán, un grande maestro del cinema documentario, presentati in anteprima al pubblico italiano nell’ultima edizione del Biografilm Festival (Sono Nostalgia de la luz, del 2010, e El boton de nacar, del 2015, Orso d’argento per la miglior sceneggiatura a Berlino).

Per l’occasione la Cineteca di Bologna dedica un omaggio al cinema di Guzmàn (dal 25 aprile al 1° maggio). Tutto il suo cinema si sviluppa lungo il tema della memoria ed è in particolare legato alla travagliata storia del Cile, alla rivoluzione di Allende e alla sua tragica fine. Sarà possibile vedere i suoi film più noti del passato, a partire dal monumentale film d’esordio, La battaglia del Cile, il racconto in presa diretta dei fatti che portarono, nel 1973, alla dittatura dei militari. Il regista presenterà inoltre personalmente i suoi due ultimi splendidi documentari, in cui emerge un modo nuovo ed estremamente suggestivo di rievocare il passato.


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Elia Cantori, Palazzo de' Toschi

Spigolature dai giorni di Arte Fiera a Bologna 2016

di Carmen Lorenzetti

r quanto Arte Fiera e i suoi eventi collaterali sia stata dibattuta, lodata o criticata, ha comunque generato degli spunti di riflessioni. E questo è comunque un fatto positivo. Mi soffermerei su alcuni esempi di collaterali. Il progetto ON 2016 (OnPublic.it) curato da Martina Angelotti quest’anno è intitolato Dopo, domani e pone come traccia il futuro. L’intervento Quattro atti sul lavoro di Adelita Husni Bey si focalizzava sul problema del lavoro oggi e nel 2040.

Si trattava, nello step 1, di quattro conferenze (che l’artista chiama drammaturgicamente “atti”) effettuate da quattro studiosi del lavoro di diverse discipline (filosofia, sociologia economica e del lavoro, studi sulla condizione lavorativa delle donne e sui processi di trasformazione del lavoro, diritto del lavoro), che venivano fatte in contemporanea da 4 tavoli rotondi con i visitatori ordinatamente seduti attorno, mentre nello step 2 i partecipanti potevano riempire un questionario diviso in quattro atti, dove avrebbero descritto la loro attuale condizione lavorativa e quella di un immaginario 2040.

L’evento si è svolto nel luogo per eccellenza della gestione storica del potere spirituale e temporale bolognese: la Cappella Farnese ossia la Cappella del Cardinal Legato in Palazzo d’Accursio, oggi utilizzata per concerti e conferenze. Il lavoro magistralmente orchestrato veniva però a mio parere in parte inficiato dal brusio che regnava durante le conferenze, difficilmente ascoltabili. Era una comunicazione che arrivava a metà, cioè nel momento della compilazione del questionario.
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