I racconti di Victor: “Il soldato”

di Victor

Il soldato camminava lentamente, fucile in spalla, lungo il crinale; la radura si allungava nello spazio davanti e non se ne vedeva la fine, il sole arrostiva le scarpe e la testa, la barba lunga, il sudore dalla fronte, lo sguardo basso, la schiena curva, le mani ossute come le guance e la sua stessa ombra procedeva stanca; all’improvviso, nel silenzio, la fitta, bruciore intenso, paralisi delle braccia, piegate le ginocchia era a terra, la bocca sbattuta al suolo, i denti contro la lingua, gli occhi ruotati, bruciore insopportabile, la spalla spezzata dal proiettile, lingua di fuoco nella carne, sangue e odore di piscio, le gambe tremavano, il collo tirato dal dolore, la testa si spacca nel pensiero di ogni millesimo di secondo che separa dalla morte annunciata.

Mamma mia, dove sei, mamma, mamma, oddio sono solo, che ho fatto, che mi avete fatto? il vomito cade nel sangue, non sento la spalla, non sento le braccia, sono ancora un bambino, di quarant’anni, un bambino mal cresciuto, ecco che corro come allora in quel cortile col triciclo, sono ancora un bimbo, mamma è lì che stende i panni, c’è il sole anche allora, avevo i calzoncini corti e correvo sul piccolo mezzo rosso, ecco che cado e perdo l’equilibrio, che paura ma c’è la mamma che mi prende da terra, e mi lava la ferita.
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I racconti di Victor: “Leo e la tentazione dell’ignoto”

di Victor

Leo, fin da ragazzo, poco più che adolescente, provava una torpida attrazione per i vicoli stretti della sua città di mare. Le domeniche mattina andava in villa comunale col giovane padre, dal naso adunco e ancora magro per la fame patita nella guerra finita da poco. Scorazzando sui pattini, osservava le donne passare con gonne scampanate e posava sguardi fugaci su quelle caviglie sottili.

Poi risaliva, la mano in quella del padre, per le scale assolate dei vicoli dai muri scrostati, le signore sedute davanti alla porta del “basso” svogliate dal caldo, lo sguardo indolente e attraente, chissà cosa celavano quelle stanze in penombra, appena coperte da tende accostate. La notte Leo sognava di trovarsi da solo nei vicoli, e girando vedeva le donne chiamarlo con sorrisi beffardi: “Entra, Leo, vieni a vedere”, erano signorine, donne di tutte le età grasse e magre, vestite appena, le gambe dischiuse.
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I racconti di Victor: “II ghiacciolo, ovvero la mia estate più calda”

Pubblichiamo il primo di tre racconti che Victor ha voluto donare a questo sito

di Victor

Era lì con le gambe a ciondoloni, l’aria assonnata e svogliata di chi non sa come far passare il tempo, il 7 luglio, giornata particolarmente calda, non finiva più. Si alzò, aprì il vano finestra e con un gesto lungo, muovendo le dita da destra a sinistra e viceversa, mi trovò scegliendomi tra gli altri. Mi ritrovai così, nudo e gocciolante, in quell’atmosfera surreale e afosa del cortile di un maledetto pomeriggio d’estate.

A un tratto sentii la sua lingua umida scorrermi lungo tutto il corpo, con guizzi afferrava le mie gocce bagnate e le ingurgitava una dietro l’altra; dopo mi capovolse pensando a altro e rimasi a testa in giù, terrorizzato, penzolante, temetti che da un momento all’altro mi lasciasse cadere. Non so quanti interminabili istanti (od ore) passarono così: mi ero ridotto alla metà, dopo mi risollevò e con volgarità lussuriosa mi strofinò sulle sue gambe ossute, ancora dopo mi rotolò sul suo collo sudato e infine mi leccò ancora con avidità.
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Una vecchia foto e una pila di fogli bianchi: e fu così che se ne andò sorridendo

Scrivere
Scrivere
di Cornelius

Scriveva le sue novelle sempre di notte, quando in casa gli altri dormivano. Sullo studiolo apriva il suo Osborne one, il primo portatile con cui aveva sostituito a fatica la vecchia Lettera ventidue. I fogli bianchi non mancavano, non sapeva rinunciarci, anche se gli occorrevano al momento della stampa.

La luce soffusa della lampadina blu da lettura, il bicchiere di cognac Hennessy, il preferito. Poi dal cassetto sotto alcune cartelle, tirava fuori la foto nella cornice di legno rosso, la musa sorridente lo guardava dritto negli occhi. Non poteva cominciare a scrivere senza guardare in quegli occhi azzurri e trovare l’ispirazione, lei era appoggiata a un tronco, sotto un albero grande e ombroso e sotto s’intravedeva il mare azzurro e profondo. Un ginocchio in evidenza e i fianchi stretti, la camicetta a quadretti rossi e blu, gli orecchini rotondi, le labbra rosse, le mani affusolate, il mento rotondo e il naso all’insù, i riccioli neri e lo sguardo vivido e lucente.

La foto di un tempo felice, l’attimo in cui l’amore si condensa in uno sguardo fuggente, un ammiccamento complice e sincero, la condivisione di una felicità che ti accarezza e passa come le cose belle che immancabilmente finiscono. Quei momenti gli erano rimasti dentro come uno spirito lieve, un altro se stesso che continuava a vivere la percezione di un amore che non sarebbe mai finito.
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Costituzione, via maestra

La via maestra della Costituzione italiana: raccontateci i “vostri” articoli

Molte sono le iniziative (ma sempre troppo poche) in difesa della Costituzione. Quanti di noi la conoscono, quanti di noi la sentono propria; è difficile amare ciò che ci è estraneo; eppure molte delle cose che in questo paese accadono dipendono proprio dalla applicazione corretta e/o distorta e/o negata di questa carta dei principi e dei doveri.

Abbiamo chiesto a chi è vicino all’Associazione il Manifesto in Rete, e ora lo chiediamo anche a voi, di commentare alcuni articoli della Costituzione a piacere; non un commento di tipo giuridico ma emozionale. Vorremmo che ci si raccontasse cosa quell’articolo suscita, come lo si interpreta, quale azione conseguente dello stato o nostra dovrebbe scaturire dalla sua applicazione e se ciò avviene o meno, se ha ancora un senso nell’attuale tempo e così via.

I commenti raccolti saranno pubblicati con cadenza settimanale sul nostro sito e saranno il pretesto per iniziative e dibattiti futuri; verranno infine raccolti in un e-book che vorremmo pubblicare il prossimo 25 aprile. Cominceremo domani con un commento di Gabriele Polo sull’articolo 1.
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