Aborto, un diritto da riconquistare

di Filomena Gallo Prima del 1978, l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), in qualsiasi sua forma, era considerata dal codice penale italiano un reato (art. 545 e segg. cod. pen., abrogati nel 1978), che lo puniva con la reclusione da due a cinque anni, comminati sia all’esecutore dell’aborto che alla donna stessa. Il clima in cui […]

Verona è stata la nostra Raqqa dell’Occidente

di Guido Viale L’Al Baghdadi di casa nostra si è materializzato pochi giorni fa a Verona, la Raqqa dell’Occidente, nel Congresso mondiale della famiglia. La sua identità non è ancora certa; per ora ha fatto la sua comparsa solo sotto forma di consesso – di pope, ministri, maschi frustrati e cacciatori di streghe – ma […]

Consultorio, che passione: note a margine di una giornata di studio

di Silvia Napoli

Nel 1975 venivano istituiti, legge numero. 405, i consultori familiari. Un servizio destinato in realtà sia alle famiglie, come pratica di sostegno, che ai singoli, o meglio, singole che vi facessero ricorso. Servizio gestito e organizzato dalle Regioni italiane, fornito istituzionalmente dalle Ausl, cui compete l’organizzazione finanziaria, delle risorse umane e competenze nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale, altra grande conquista che incorniciò il cosiddetto trentennio glorioso che andava a esaurirsi.

I consultori ormai hanno una lunga storia alle spalle, pertanto risulta impossibile ai relatori che si avvicendano nel pomeriggio del 28 Febbraio, per una due giorni convegnistica dal titolo “I consultori in Emilia Romagna, – Quali traiettorie future” e che serve a presentare una ricerca fortemente voluta dalla Regione su sollecitazione UDI, prescindere dal contesto storico di riferimento ed ai presupposti fortemente partecipativi dal basso che quella stagione richiama.

Il pensiero non può che correre ai tempi avvelenati di oggi:tempi in cui, nonostante una più marcata presenza femminile sia istituzionale che mass-mediologica, nonostante le numerosissime professionalità all women presenti nei gangli territoriali di settore, sembra sempre di trovarsi nell’impasse leninista del passo avanti e due indietro.
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Matera 2019: 8 marzo, le occasioni perdute delle donne in Basilicata. Ma l’Europa non nascerà senza l’autonomia femminile

di Michele Fumagallo

Sono passati nove anni (17 marzo 2010) dalla scoperta del corpo di Elisa Claps nel soffitto della Chiesa della Santissima Trinità a Potenza. Un corpo ridotto naturalmente a poco più che “polvere” nei circa diciassette anni di “abbandono” in un angolo di un sottotetto pieno di calcinacci. Una scoperta angosciosa per svariati motivi: l’atrocità del delitto di una ragazza di 16 anni (violentata e uccisa da un giovane di qualche anno più grande di lei) avvenuto sopra una chiesa frequentata da molta gente in una città che è, nel suo centro storico, poco più di un paese; la “banalità” della scoperta del male dove meno te lo aspetti; il dibattito seguente che, se ha commosso moltissima gente e mobilitato molti per reclamare giustizia, ha anche allontanato tanti (e tante) dall’affrontare in modo adeguato (e politico) il nodo dei rapporti uomo-donna che un simile delitto portava con sé.

Sono passati sei mesi (15 settembre 2018) dal delitto di Angela Ferrara, 31 anni, avvenuto a Cersosimo, piccolo paese del Pollino. Uccisa dal marito che si è poi suicidato, Angela era una poetessa e scrittrice di storie per bambini. Amava dire: “Gli occhi dei bimbi / ciò di più bello al mondo”. Aveva al suo attivo alcune pubblicazioni ed era molto impegnata nel sociale.
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Pane e pace: la vera storia dell’8 marzo

di Florelle, Pasionaria.it

Ormai in Italia l’International Women Day, cioè la Giornata internazionale delle Donne, è diventata per tante una ricorrenza commerciale come molte altre (San Valentino, la festa della mamma, la festa del papà…) senza più alcuna valenza politica. È il giorno per “uscire da sole con le amiche” (come se ci fosse bisogno del permesso del partner per farlo o bisognasse aspettare un giorno apposito): si va a mangiare, magari si va a vedere qualche spogliarello (anche lì: come se per l’otto marzo ci fosse una deroga speciale alla regola della “casta matrona”, sia mai che una donna consumi il corpo di un uomo in un altro giorno).

Ma anche chi sa che l’anniversario nasce con una valenza politica (che in molti altri paesi conserva), raramente conosce la storia di questa giornata, che dal 1975 l’Onu fissa come celebrazione l’otto di marzo ma dal 1977 con una risoluzione concede agli stati membri di celebrare anche in date diverse, a seconda delle diverse tradizioni nazionali.
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Le violenze maschili contro le donne: l’insoddisfacente logica della punizione

di Maria (Milli) Virgilio

Ha suscitato immediate proteste la riforma in senso favorevole al condannato della sentenza nei confronti di un uomo che aveva assassinato la sua compagna per “gelosia”. Così aveva motivato il suo gesto. Da 30 a 16 anni di reclusione il salto è forte.

Il Giudice della udienza preliminare di Rimini aveva condannato a 30 anni. A questa pena era arrivato ritenendo l’assassino responsabile di omicidio, aggravato per aver agito per motivi abietti o futili. La pena prevista per questo caso è quella dell’ergastolo, ma l’imputato aveva chiesto di procedere con il giudizio abbreviato, e questo comporta che l’ergastolo sia sostituito per legge dalla reclusione a trenta anni.

È una specie di sconto/premio che viene attribuito a chi chiede di procedere senza dibattimento, cioè più velocemente, sulla base dei soli atti di indagine. Era stata solo chiesta dalla difesa una perizia psichiatrica per valutare se l’imputato fosse al momento del fatto incapace di intendere e di volere, e dunque non imputabile e non punibile. Il perito psichiatra forense nominato dal giudice aveva escluso ogni causa di non punibilità, anche se aveva affermato che l’assassino aveva agito in preda a una “soverchiante tempesta emotiva e passionale”. Tale condizione era stata del tutto irrilevante per il giudice della prima sentenza, ma non è stato così per la Corte d’assise d’appello di Bologna.
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Lavoro alla spina e welfare à la carte

di Alessandro Somma

Dalla catena di montaggio all’economia dei lavoretti

Alcuni anni or sono l’Economist, noto settimanale nato nella seconda metà dell’Ottocento per promuovere l’ideologia del libero mercato, ha dedicato l’articolo di copertina alla cosiddetta economia on demand, celebrandola come una sorta di completamento della rivoluzione iniziata al principio del Novecento con l’introduzione della catena di montaggio. Quest’ultima, utilizzata per la prima volta nella produzione di autoveicoli da Henry Ford, avevo reso accessibile a un largo pubblico un bene fino ad allora considerato di lusso e dunque precluso ai più.

Allo stesso modo un numero di imprese innovative in crescita esponenziale sta trasformando le abitudini di consumo con riferimento a una vasta gamma di servizi un tempo esclusivi: è il caso del noleggio con autista fornito da Uber, della pulizia della casa realizzata attraverso Handy, della fornitura di pasti a domicilio recapitati da SpoonRocket, o della consegna della spesa assicurata da Instacart. Conclusione: “a San Francisco una giovane programmatrice di computer può già vivere come una principessa” [1].

Le imprese protagoniste di questa rivoluzione, chiarisce l’articolo dell’Economist, possono fornire servizi a basso costo sfruttando le potenzialità offerte dalle tecnologie informatiche. Esse infatti “uniscono potere dei computer e lavoro freelance”, riuscendo così a “suddividere compiti complessi nelle loro singole componenti e a subappaltarle a specialisti in giro per il mondo”.
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Rita Segato: “Il problema della violenza sessuale è politico, non morale”

di Mariana Carbajal, traduzione italiana di Miguel Mellino per il sito Decoknow

Secondo l’antropologa Rita Segato, la rappresentazione della violenza sessuale sui media comporta molti pericoli, primo tra tutti quello di de-politicizzare il cambiamento che sta avvenendo nella struttura del patriarcato.

Come interpreti ciò che sta accadendo dopo la denuncia di Thelma Fardin?

Credo sia fondamentale vincolarlo con quanto è accaduto due settimane fa con la sentenza sul femminicidio di Lucia Perez, in cui un tribunale dichiarava che non vi era stato alcun rapporto di potere tra due uomini adulti che hanno fornito della droga a un’adolescente. La società che si è scandalizzata perché un’altra adolescente, della stessa età di Lucia, è stata violentata da un uomo adulto e con più potere, sta dicendo a quei giudici di Mar del Plata che si sono sbagliati e che hanno tradito le attese della società in rapporto alla giustizia. Mi sembra particolarmente importante mettere in rapporto questi due fatti. In secondo luogo, stiamo vedendo che la società argentina viene costantemente avvertita riguardo tali questioni, è divenuta sempre più sensibile nei confronti delle aggressioni, delle molestie e delle diverse forme di abuso di genere, e questa è una buona notizia.
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Donne della Repubblica

Quel giorno, il 2 giugno 1946, per le italiane

di Cristiana di San Marzano

Per ricordare il 2 giugno si può partire da una foto ormai ingiallita che riproduce una pagina della Domenica del Corriere dell’estate del 1946. Spesso pubblicata quando si parla della nascita della Repubblica italiana, quella pagina riporta tante faccine di donne, 21 per l’esattezza, le elette all’assemblea costituente. Una minoranza rispetto ai 535 uomini, ma comunque un buon risultato se si considera che fino ad allora alle donne italiane era persino vietato votare, figurarsi entrare in Parlamento.

Cinque di loro (Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin, Maria Federici, Ottavia Penna Buscemi) andranno poi a fare parte della ristretta commissione dei 75 incaricata di elaborare il progetto di Costituzione. Non un contentino per tenersele buone, un fiore all’occhiello in un Parlamento maschilista per tradizione e vocazione culturale: le cinque neo deputate erano poco plasmabili ai desiderata e agli ordini di scuderia dei rispettivi partiti. Con competenza e decisione, nel corso delle lunghe sedute, diedero battaglia per difendere i diritti che le donne volevano finalmente riconosciuti. Merlin riuscì a fare inserire all’articolo 3 della Costituzione quella fondamentale frase, “senza distinzione di sesso” che è stata, e lo è ancora oggi, alla base di ogni rivendicazione etica e giuridica per il rispetto e l’osservanza delle pari opportunità.

Eppure, quando si parla di nascita della Repubblica Italiana si preferisce evocare i grandi padri, spesso addirittura si ignora che ci fu anche un protagonismo femminile. Donne che nell’antifascismo e poi nella Resistenza hanno lottato in prima persona e non solo per la libertà del Paese, ma anche per accelerare il processo di emancipazione femminile e affermare un’identità di genere.
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