Gasdotto Tap, democrazia alla canna del gas: il Governo contro sindaci e cittadini

di Antonia Battaglia

La Puglia, terra di grandi interessi strategico-economici, è nuovamente al centro dello scontro tra ambiente e lavoro, tra economia e diritti dei cittadini. La Puglia dell’Ilva, della centrale Enel di Cerano, del progetto Tempa Rossa, della Xylella, è da qualche giorno anche il teatro di scontro tra la polizia ed i manifestanti del fronte No-Tap.

La Puglia, che probabilmente è anche la Regione con la società civile più attiva del Paese, scende adesso in campo contro la costruzione del Gasdotto TransAdriatico (conosciuto con l’acronimo di Tap, Trans Adriatic Pipeline), progetto volto alla realizzazione di un nuovo condotto che dalla frontiera greco-turca attraverserà la Grecia e l’Albania, per portare in Italia il gas naturale proveniente dal Mar Caspio. Arrivato sulle coste in provincia di Lecce, infatti, il gas estratto in Azerbaigian sarà collegato alla rete nazionale e garantirà l’approvvigionamento che attualmente dipende dall’Algeria, dalla Libia e dalla Russia.

Le implicazioni geopolitiche ed economiche dell’indipendenza dalle risorse di gas che vengono attraverso il nord Africa sono evidenti (la questione Libia con tutte le conseguenze politiche ne è esempio), ma il concetto è che non tutto ciò che implica scelte strategiche nazionali deve accadere a danno della Puglia.
Leggi di più a proposito di Gasdotto Tap, democrazia alla canna del gas: il Governo contro sindaci e cittadini

Viaggio tra gli sfruttati di Borgo Mezzanone

Vittime del caporalato
Vittime del caporalato

di Antonio Ciniero

Borgo Mezzanone, frazione di Manfredonia, dista appena 10 km da Foggia, da alcuni anni è una delle tappe obbligate delle traiettorie del lavoro agricolo in Puglia per migliaia di migranti costretti, come altrove, a vivere all’interno di ghetti istituzionali o spontanei.

Tra i diversi ghetti che offrono precario riparo ai lavoratori stagionali, c’è una baraccopoli che più di tutti gli altri sembra catapultare chi vi giunge molto lontano, in altre epoche o in altre latitudini.

Questo posto invisibile e tuttavia ben evidente dalla strada statale, sorge su un terreno privato con il perimetro delimitato da pali, un traliccio dell’alta tensione e da alcune pale eoliche. Non è contiguo ai vicini luoghi dell’esclusione di Borgo Mezzanone: tutto intorno, solo distese di terra a perdita d’occhio. A un lato della baraccopoli, un grande fossato – in passato utilizzato come vascone per l’irrigazione – è stato trasformato in una discarica a cielo aperto dove sono conferiti i rifiuti che nessun servizio d’igiene pubblica smaltirà mai.
Leggi di più a proposito di Viaggio tra gli sfruttati di Borgo Mezzanone

Dai campi di Libera: beni confiscati alle mafie e le nuove generazioni dell’antimafia

Libera
Libera
di Silvia R. Lolli

Cosa mi rimane dell’esperienza di “campista” sui beni confiscati alle mafie? È la domanda che ho rivolto ai miei compagni di lavoro al termine di dieci giorni a Cerignola, lavorando per un campo di Libera, organizzato in collaborazione con l’ARCI e lo SPI-CGIL dell’Emilia-Romagna, di Foggia e di Cerignola.

Dovevamo presentare in piazza, nella serata conclusiva di festa organizzata dalla sede locale SPI CGIL, le nostre impressioni. Dopo aver spiegato i quattro momenti da noi ritenuti più importanti, abbiamo letto le nostre impressioni, emerse in un brain storming collettivo fra noi 14 campisti: parole significative con brevi spiegazioni e tanta emozione che con la lettura fatta da cinque ragazzi, abbiamo riversato nelle persone presenti in piazza.
Leggi di più a proposito di Dai campi di Libera: beni confiscati alle mafie e le nuove generazioni dell’antimafia

Foto di Joluka

Finché s’ammazzano tra di loro: una storia che si ripete oggi con gli stranieri

di Leonardo Tancredi

Finché si ammazzano tra loro. Era da tanto che non sentivo queste parole, negli ultimi giorni a San Severo, invece, le ho sentite rimbalzare di bocca in bocca ai miei conterranei. È stata la frase più usata per commentare l’omicidio di Amir Ballo e il ferimento, molto grave, di Orges Fisniku. Entrambi albanesi, qualcuno gli ha sparato addosso il 23 dicembre, pare per un regolamento di conti interno al traffico di droga o allo sfruttamento della prostituzione. Insomma, niente di che, si sono ammazzati tra loro.

Ma chi sono “loro”? Sono gli extracomunitari? I sanseveresi sono razzisti? Non più di altri italiani, credo, anche se qualcuno dovrebbe chiedersi come mai i lavoratori stranieri che vivono nel Nord Est leghista mettono su famiglia e pongono problemi politici, mentre quelli che lavorano nella Puglia Felice vivono in condizioni di schiavitù nei campi di pomodori e diventano casi umanitari.

Quella frase, “finché si ammazzano tra loro”, la sentivo spesso negli anni ’80, il periodo d’oro della malavita sanseverese, quando dal Tavoliere, San Severo cominciava a giocare un ruolo di primo piano nel traffico di stupefacenti. Ruolo che a quanto pare non ha abbandonato. A quell’epoca però, gli extracomunitari erano solo delle simpatiche macchiette da sfottere e con cui mercanteggiare sulle spiagge del Gargano, non avevano altro spazio nella società, nel mercato del lavoro e nemmeno nella vita criminale della città.
Leggi di più a proposito di Finché s’ammazzano tra di loro: una storia che si ripete oggi con gli stranieri

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi