I beni comuni spiegati a chi ne ha paura

di Salvatore Settis Il grande tema dei beni comuni guadagna spazio nel Paese. Raccoglie consensi, ma suscita aspre divisioni: perché? L’idea dei beni comuni piace perché implica una collettività capace di gestire se stessa, e perciò suscita speranza, a contrasto con la crisi della democrazia rappresentativa. Ma come definire i beni comuni e la loro […]

Antimafia

Contro l’intreccio tra affaristi, politica e cosche serve un ruolo pubblico forte

di Cristina Quintavalla

Al fruscio delle mazzette, non importa di quale provenienza – da omicidio, estorsione, usura, riciclaggio, associazione mafiosa, detenzione di armi, reimpiego di capitali illeciti – si sono arresi oltre 200 tra politici ed imprenditori, indagati a vario titolo per reati riconducibili ad associazione mafiosa e concorso esterno.

Un vero terremoto, che ha squarciato l’immagine mielosa di un sistema ordinato, democratico, fondato sulla retorica delle regole, che garantirebbero il vivere civile, che ha svelato il volto nascosto di una regione, l’Emilia-Romagna, lottizzata da cooperative e imprenditori, intrecciati con cosche mafiose, di cui l’indagine romana “Mondo di mezzo”aveva fornito l’anteprima.

Mentre c’è chi fruga nei cassonetti dei supermercati, chi tira a campare inventandosi ogni giorno il modo di portare a casa il pasto, chi resta senza casa, chi senza lavoro, chi non può più far studiare i propri figli, i grandi capitali, illecitamente accumulati, migrano in cerca di investimenti lucrosi: penetrano nelle cooperative sociali, al limite della legalità, entrano nelle società immobiliari che devastano le nostre città, si assicurano appoggi da parte delle istituzioni pubbliche, favorendo l’elezione di politici compiacenti.

Anche stavolta fanno il pieno politici rigorosamente di Forza Italia. Tra essi Giuseppe Pagliani, consigliere comunale di Reggio Emilia, e l’ ex assessore parmense, Bernini, rigorosamente di Forza Italia, esponente di spicco della giunta Vignali, già coinvolta in scandalose inchieste giudiziarie, che ha lasciato in eredità un buco di bilancio di 870 milioni, frutto di opere inutili e costose, di privatizzazione di servizi e di beni, di gestione privatistica della città, debito scaricato dall’attuale giunta Pizzarotti sui cittadini incolpevoli, che pagano le aliquote delle tariffe IMU, TARI, TASI al massimo, subiscono tagli della spesa pubblica, si vedono ogni giorno ridurre servizi e abbassare la loro qualità.
Leggi di più a proposito di Contro l’intreccio tra affaristi, politica e cosche serve un ruolo pubblico forte

Pubblica amministrazione: troppo costosa, poco efficiente e ormai anche parziale

Pubblica amministrazione
Pubblica amministrazione
di Rudi Ghedini

23,2 miliardi di euro all’anno pari all’1,5% del Pil: sarebbe questo “il costo della politica” in Italia, secondo la Uil. Gli stipendi degli eletti – consiglieri e assessori, deputati e ministri – sono una minima parte. Il grosso sta nel funzionamento ordinario delle strutture del nostro “sovrabbondante sistema istituzionale”.

Palazzo Chigi costa 15 volte la Casa Bianca, l’Assemblea regionale siciliana costa 164 milioni l’anno, cinque volte l’Emilia-Romagna. Poi ci sono i 222 Direttori generali, i 222 Direttori sanitari e i 222 Direttori amministrativi delle 222 aziende sanitarie locali. Secondo la Uil, di politica vivono direttamente o indirettamente 1,1 milioni di persone, pari al 5% degli occupati. E la politica costa a ogni cittadino 757 euro, considerando solo la platea di chi paga l’Irpef (30 milioni di contribuenti).

Per gli organi istituzionali delle amministrazioni centrali e decentrate, nel 2013, si spenderanno 6,1 miliardi: le Regioni hanno tagliato dell’11,5%, mentre la presidenza del Consiglio aumenta le spese dell’11,6%, passando da 411 a 458 milioni fra il 2012 e il 2013. Per tutte le consulenze pubbliche la spesa pare sia di 2,2 miliardi, e altri 2,6 miliardi coprono i costi di funzionamento degli organi degli enti e delle società partecipate.

Secondo il sindacato, 3,2 miliardi si potrebbero risparmiare sulle spese di funzionamento, accorpando gli oltre 7.400 Comuni con meno di 15 mila abitanti. Un altro miliardo e 200 milioni potrebbe arrivare da un taglio delle spese delle Province, un altro miliardo e mezzo da un ulteriore taglio delle uscite delle Regioni, infine 1,2 miliardi in meno di spesa potrebbero derivare da una razionalizzazione del funzionamento degli uffici periferici dello Stato.
Leggi di più a proposito di Pubblica amministrazione: troppo costosa, poco efficiente e ormai anche parziale

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi