Per una protezione civile dal basso

a-rigopiano

di Sergio Sinigaglia

Emergenza. È la parola chiave proposta per ogni situazione difficile. Soprattutto se si parla di eventi legati alla gestione del territorio. Alluvioni, frane, terremoti. È sempre emergenza. Una calda coperta sotto la quale la classe dirigente si copre al riparo da qualunque responsabilità. Così è stato anche in questi giorni. Tre scosse di terremoto sopra la magnitudo 5 e una forte nevicata.

“Si è verificata una emergenza con l’accavallarsi di eventi straordinari”. E questo basta per sentirsi la coscienza a posto. Ma è davvero così? Dalla prima ondata sismica sono passati sei mesi, poi c’è stata la seconda fase a fine ottobre. Le rassicurazioni riguardanti la garanzia che l’inverno non avrebbe colto di sorpresa chi di dovere sono state parole al vento.

La parte di popolazione che ha scelto (giustamente e comprensibilmente) di rimanere nei territori, soprattutto coloro che hanno in loco una attività economica, in particolare gli allevatori, avevano sottolineato quanto fosse necessario approntare delle strutture in grado di riparare persone, animali e cose dal rigore invernale. Nello stesso tempo erano state date ampie garanzie per quanto riguarda l’allestimento di prefabbricati per ospitare chi aveva scelto di restare.

Le temperature relativamente miti fino a dicembre avevano favorito i possibili lavori. Invece con l’arrivo delle massicce nevicate degli ultimi giorni è andato in onda uno spettacolo vergognoso. Prendiamo le Marche. Le autorità avevano garantito che per il 9 gennaio sarebbero state pronte 69 stalle. Nella data in questione ne erano stata installate due e, a quanto sembra, neanche funzionanti. All’improvviso ci si è accorti che la ditta , che aveva vinto l’appalto, non era in grado di fare fronte alla situazione.
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Bologna, Asia-Usb: “10 mila immobili del Comune sfitti, li usi chi non ha casa”

Diritto all'abitare - Foto di Zic.it
Diritto all'abitare - Foto di Zic.it
di Francesca Mezzadri

“Ci sono circa 10 mila immobili sfitti di proprietà comunale disabitati e un alto numero di persone senza fissa dimora – migranti ma anche famiglie con bambini – che rappresentano un grosso disagio sociale. E quindi noi ci chiediamo: che cosa impedisce che gente senza casa e case senza gente si uniscano per affrontare un problema comune?”

È un interrogativo che si pone Fabio di Asia-Usb, l’Associazione inquilini e assegnatari dell’Unione sindacale di base, che presidia da gennaio insieme ad altri ragazzi l’ex-caserma Sani di via Ferrarese a Bologna, di proprietà del Demanio e attualmente in disuso. La ex-caserma è abbandonata e in forte degrado, così come lo erano lo stabile privato di via Achillini e l’ex istituto Beretta, occupati da Asia-Usb l’anno scorso e sgomberati dopo pochi mesi dal Comune di Bologna.

Due giorni fa è stata invece la volta dei dormitori di via del Milliario, via Pallavicini, via Sabatucci e via del Lazzaretto, dove gli attivisti di Asia-Usb hanno organizzato 48 ore di presidio con gli ex-ospiti delle strutture. Questi dormitori hanno ospitato oltre agli homeless anche i profughi provenienti dal Nord Africa fino alla fine di marzo. Ora, con la fine dell’inverno e del piano freddo che aveva prolungato i tempi di permanenza, i migranti sono stati lasciati “liberi” con un bonus di 500 euro e senza alcuna prospettiva, la stessa che hanno i senzatetto costretti anch’essi ad andarsene.
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Il sisma infinito

Viaggio tra Mirandola e Finale Emilia: detriti, paura e molti dubbi. L’impreparazione della macchina dei soccorsi, che già riapriva le strade, gli operai morti nei capannoni riaperti contro ogni prudenza, lo sciame sismico di cui nessuno sa nulla. Il bilancio, pesante, è di 16 morti e altri 8mila sfollati. Gli esperti: “Valutare evacuazione preventiva di alcune categorie di edifici”. Un reportage di Claudio Magliulo Leggi di più a proposito di Il sisma infinito

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