Meglio sardine che mai, però attenti

di Paul Ginsborg Il 2019 è stato un anno straordinario in termini di mobilitazione di massa, sia nazionale che transnazionale. Numericamente parlando – e i numeri hanno la loro importanza, eccome – nessun anno può eguagliare il 2019: né il 1968, né il 1848, né alcun altro anno della storia mondiale recente. Molte di queste […]

Peronisti: in Argentina non smettono mai di tornare

di Maurizio Matteuzzi A volte ritornano. Specie se si tratta dei peronisti, che da 75 anni dominano nel bene e nel male la scena politica argentina. E sono tornati. Con il duo Fernández-Fernández, Alberto presidente e Cristina vice. Semplice omonimia, nessuna parentela se non di partito, e anche quella da verificare dopo l’insediamento alla Casa […]

Cile: dove la disuguaglianza regna sovrana

di Maurizio Matteuzzi Trenta pesos, 0.036 centesimi di euro. Tutto per 0.036 centesimi? Per 30 anni ci siamo detti e ci siamo sentiti dire del “modello”, dell’”esempio”, del “miracolo”, del successo neoliberista, della stabilità democratica, della crescita economica, della diminuzione della povertà, della pace sociale, e adesso salta tutto per l’aumento di 30 pesos del […]

Un fantasma si aggira per l’America latina e canta: “Ora basta”

di Maurizio Matteuzzi L’America latina brucia. Non che l’ottobre sia rosso, questo no, ma che sia un ottobre ribelle è certo. Cosa ha spinto alla protesta gli studenti, gli indios, le donne, le classi popolari e le classi medie in Ecuador, Cile, Perúñ, Bolivia, Haiti, Honduras, fino a Panama e Costa Rica e, su un […]

Catalogna: un problema nazionale che fa bruciare la Spagna

di Maurizio Matteuzzi La Catalogna brucia? La Spagna ancora alle prese con il “problema catalano”? No. È la Spagna che brucia. E il problema catalano è il “problema spagnolo”. Tutto secondo copione. Era annunciata la sentenza del 14 ottobre, a meno di un mese dalle nuove elezioni politiche del 10 novembre, con cui il Tribunale […]

Sudan: i rivoluzionari esortano l’esercito a unirsi al popolo

di Giovanna Lelli, per il Comitato Europeo di Solidarietà con il Popolo Sudanese Il 6 aprile 2019 una gigantesca manifestazione a Khartoum (Sudan) occupa i luoghi antistanti la sede delle Forze Armate, nell’intento di esortarle a unirsi al popolo. Le masse dichiarano che vi resteranno fino alla caduta del regime. Gli slogan sono semplici e […]

Roma: Torre Maura peggio dell’Alabama

di Alessandro Portelli A costo di ripetermi: era meglio l’Alabama. Quello che è successo a Torre Maura in questi giorni, coagulo massiccio di infiniti episodi sparpagliati in tutta Italia, è una specie di pogrom verso un popolo su cui già è stata sperimentata la «soluzione finale». La distruzione del cibo destinato a famiglie e bambini […]

La Francia delle fratture

di Bruno Giorgini

A Parigi e nel resto di Francia, da Strasburgo a Marsiglia da Bordeaux a Toulouse, e lungo le strade coi blocchi, il movimento dei Gilet Jaunes (GJ) scende in piazza per il sedicesimo sabato consecutivo. Nessuno all’inizio c’avrebbe creduto, e invece decine di migliaia di persone si mobilitano da tre mesi, in modo militante occupando strade e piazze, spesso scontrandosi con la polizia. Nella capitale si muovono due cortei, stavolta inquadrati dalla polizia e con in nuce un servizio d’ordine dei manifestanti, fatto del tutto inedito.

Sugli Champs, dove c’è l’Eliseo e gli altri palazzi del potere, il dispositivo di sicurezza è molto fitto. D’altra parte Macron si era premurato di dire e ribadire in più occasioni che chi partecipa a una manifestazione dove possono avvenire violenze, nel caso in cui accadano, ebbene egli se ne rende complice per il solo fatto di stare lì. Dichiarazione che, se presa alla lettera, viola qualunque criterio proprio allo stato di diritto e democratico.

Ma a forte impatto politico. Comunque sia, le manifestazioni parigine a colpo d’occhio segnano la fine, almeno per oggi, della fase anarco insurrezionale del movimento, non discostandosi per nulla dai normali cortei sindacali col proprio servizio d’ordine che concerta passo a passo il percorso con le forze di polizia. Nonostante qualche singolo e piccolo gruppo scalpiti, per esempio lungo gli Champs quando si è cominciato a urlare “Non siamo delle pecore” quando la polizia si faceva asfissiante pretendendo di dettare addirittura l’andatura. Così qualcuno ha scantonato nelle vie laterali, seguito da vicino dai guardiani in armi, alcuni dei quali sbuffavano perché portano addosso una sorta di armatura che pesa venti chili, e gli indisciplinati manifestanti correvano: “Lo fanno apposta per farci affaticare” e si capisce che usare il manganello non gli dispiacerebbe troppo. Però bonariamente.
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“Con parole loro”: viaggio nei luoghi (e tra i diritti) fatti a pezzi dalla crisi

di Loris Campetti

La più strabiliante scoperta della politica è che il lavoro non esiste. Il prodotto invece c’è, che sia materiale o immateriale comunque c’è. Che dietro il prodotto ci sia qualcuno che l’ha generato è ininfluente, se non si vede non esiste, dunque è sufficiente renderlo invisibile per cancellarlo. Un telefonino è un telefonino e non chi l’ha costruito. Un algoritmo è un algoritmo e non chi l’ha inventato. Una pizza è una pizza e non il pizzaiolo che ha tirato la pasta o il rider che te l’ha portata a casa in bicicletta.

Eccola la geniale intuizione della politica, una nuova teoria creazionista che non prevede l’evoluzione dalla materia prima al prodotto, cioè il lavoro. Eccola la strabiliante scoperta che ha fatto breccia nella cultura della sinistra politica. Chi invece ben conosce i generatori degli amati prodotti sono gli imprenditori, i quali però non hanno alcun interesse a far circolare la notizia della loro esistenza perché se li si ignora, se i produttori diventano sconosciuti cioè invisibili, non esistono. E se non esistono, i padroni possono farne quel che vogliono di quei generatori di prodotti, senza interferenze della politica o dell’informazione, anzi con la loro subalterna complicità.
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Stefano Palombarini: “I gilets jaunes costituiscono una coalizione piuttosto inedita”

di Lionel Venturini. Traduzione di Leonarda Martino

La crisi è ormai politica, e l’insurrezione dei “gilets jaunes” pone delle domande sulla sua capacità di durare. Per Stefano Palombarini, autore con Bruno Amabile de “L’illusion du bloc bourgeois” [1] la crisi politica francese non è legata a lotte d’apparato o personali ma alla difficoltà di formare un nuovo blocco dominante. Perché Macron, eletto aggregando le classi medie attorno alla borghesia, vede restringersi sempre di più la sua base sociale.

Quello dei “gilets jaunes” è un movimento composito. Come spiega il fatto che non si disintegri?

SP Il sondaggio Ifop [Institut français d’opinion publique] sulla natura del sostegno ai “gilets jaunes” fa apparire tre categorie che supportano il movimento: gli impiegati (63%), gli operai (59%) e i lavoratori autonomi (62%, auto-imprenditori, commercianti, artigiani). Questa coalizione sociale è piuttosto inedita in Francia. A colpire, nella lista delle rivendicazioni inviata ai media, è che tutti gli interventi reclamati si indirizzano al governo, non ai datori di lavoro. La sola rivendicazione salariale è la SMIC [2] che è fissata dal governo, con la richiesta di portarla a 1300 Euro, vale a dire 150 Euro più di oggi, cosa molto ragionevole. Quanto al potere d’acquisto, il nocciolo delle rivendicazioni è una riduzione delle imposte. È precisamente l’abbandono delle rivendicazioni salariali tradizionali a permettere l’unificazione del movimento tra categorie che altrimenti non riuscirebbero ad accordarsi tra loro.
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