Clima, così un’azienda americana del gas ha fatto propaganda contro le rinnovabili

di Mario Agostinelli In un articolo del The Guardian del 26 luglio compare una notizia che dà conto di come l’emissione di climalteranti da fossili possa venire spacciata – se non come un’attrattiva – almeno per un ripiego conveniente per la quota di popolazione più indigente e, di sovente, meno informata sul pericolo del cambiamento […]

La sconfitta al referendum dei renziani e la propaganda sulla Costituzione

di Gianfranco Pasquino Leggo periodicamente le grida di dolore emesse da coloro che hanno sonoramente perso il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Sono accompagnate da indignate invettive contro i professoroni e soprattutto contro Gustavo Zagrebelsky. Avremmo, non rispondo a nome suo, ma mi prendo la mia parte di responsabilità, aperto la strada a infinite […]

Antifascismo, l’Anpi lancia il fronte europeo: “Bisogna reagire alla paura alimentata dalle destre”

Raduno nazista - Foto di Polisblog.it

di Carmine Saviano

Una lenta ma costante infiltrazione di neofascismo, razzismo, antisemitismo, xenofobia. Un’ombra nera che si addensa sulle democrazie europee e non solo. Dai proclami della destra estrema che corrono sui social network agli atti semplicemente vergognosi cui assistiamo giorno dopo giorno: le pietre d’inciampo a ricordo dei cittadini ebrei romani divelte a Roma sono solo l’ultimo esempio. Come fronteggiare l’orda nera? Cosa significa, nel 2018, essere antifascisti?

Parte da questa analisi e da questa domanda la due giorni organizzata a Roma dall’Anpi, l’associazione dei partigiani italiani presieduta da Carla Nespolo. Analisi e diagnosi, ma anche la proposta di costruire un fronte comune europeo e una richiesta alla politica: “Impegno senza sconti per evitare comportamenti e stili di vita che possono alimentare questo clima deteriore che va montando”.

Numerosi gli interventi, firmati dai protagonisti dell’antifascismo provenienti da ogni parte del mondo. Come quello della senatrice a vita Liliana Segre. Prima il richiamo alle norme: “Le leggi che vietano ogni forma di attività e propaganda fascista e che dispongono la chiusura di sedi che sono autentiche scuole di violenza esistono e vanno applicate”.
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La propaganda di estrema destra alla conquista dell’Europa

di Nina Horaczek, traduzione di Claudia Tatasciore

Questo articolo nasce dal lavoro comune di un gruppo di giornali europei, Europe’s far right research network, in vista delle elezioni europee 2019. Ne fanno parte, oltre a Internazionale, Falter (Austria, a cui appartiene l’autrice del reportage), Gazeta Wyborcza (Polonia), Hvg (Ungheria), Libeŕation (Francia) e Die Tageszeitung (Germania).

Berlino, Jakob Kaiser-Haus, stanza 6630. In questo palazzo nel quartiere amministrativo della capitale tedesca si trova lo studio di registrazione del gruppo parlamentare di Alternative für Deutschland (Alternativa per la Germania, Afd): una piccola stanza con un tramezzo blu e tanto di logo dell’Afd, green screen per lo sfondo dei video, telecamera, un riflettore. Oltre che nella sala stampa, nel viale Unter den Linden, è qui che si confezionano le notizie con cui il partito di estrema destra vuole dirottare i cittadini tedeschi dal Tagesschau, il principale notiziario della televisione pubblica, alle notizie targate Afd.

Il modello per sferrare l’attacco al servizio pubblico tedesco arriva da Vienna. Joachim Paul, consigliere dell’Afd del land Rheinland-Pfalz (Renania-Palatinato), ha trascorso qualche tempo nella capitale austriaca come factotum della testata online di estrema destra Unzensuriert, la cui redazione è ospitata da una confraternita che si richiama al nazionalismo tedesco. Tornato in Germania, Paul ha lanciato il canale web Afd-Rheinland-Pfalz e adesso le news dell’Afd arrivano in tutta la Germania. Il modello è l’austriaca Fpö-Tv, l’emittente online creata nel 2012 dal Partito della libertà austriaco (Fpö), e che da poco tempo offre anche un notiziario pensato per gli schermi dei telefoni.
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Così i social hanno stravolto la politica

di Vincenzo Vita

È stata presentata nei giorni scorsi a Roma, presso la Fondazione Basso, un’importante ricerca su «Persuasori social trasparenza e democrazia nelle campagne elettorali digitali», curata dal Nexa Center for Internet & Society del Politecnico di Torino, dal Centro per la riforma dello stato e dalla Fondazione P&R.

Il comitato di indirizzo del progetto è costituito da Juan Carlos De Martin, Giulio De Petra e Roberto Polillo, mentre il laboratorio ha avuto come coordinatori Fabio Chiusi, Antonio Santangelo e Francesco Marchianò. Il documento tratteggia, sulla scorta di contributi forniti dagli stakeholder e attraverso interviste individuali effettuate dal team del progetto (Punto Zero), le novità delle campagne elettorali dell’era digitale. L’età «post-mediatica», vale a dire quella seguita alla stagione della comunicazione tradizionale.

Quando una politica più forte si rifletteva nel cuore dei mezzi analogici: determinati nel tempo e nello spazio, unidirezionali e rivolti a pubblici «generalisti». La rivoluzione «fredda» della rete e della connessione permanente ha radicalmente cambiato l’ordine degli addendi. Dal consumo massificato, alla persuasione personalizzata.
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Matteo Salvini agli Interni, con lui il Viminale diventerà una macchina di propaganda

di Enrico Fierro

Quindi sarà Matteo Salvini il nuovo ministro dell’Interno. Per anticipare cosa sarà il Viminale sotto la sua guida può esserci utile un post che ha pubblicato sui social. Video di un immigrato (presunto) che maneggia un piccione romano di quelli malmessi e malati. Allarme: lo sta spennando per mangiarlo. Fine della storia, poche parole del futuro Bava-Beccaris: “A casa”. Ottimo messaggio. Chiaro. Con Salvini il Viminale diventerà una macchina di propaganda, l’unica (e migliore) cosa che il Matteo nazionale, il nuovo statista, il Napoleone della politica italiana (ricavo dai giudizi che si sentono in giro) sa fare.

Salvini ha bisogno di operazioni di polizia, di sgomberi, di espulsioni, di disagio sociale espulso con la forza dalle città, da trasmettere ogni sera in tv. Sa che la parola d’ordine “tutti a casa”, l’obiettivo di espellere almeno mezzo milione di “clandestini” è campato in aria (cercatevi su internet un bell’articolo di Gatti pubblicato sul sito de L’Espresso), ma questo non conta. Conta la tv, i talk, quegli strumenti che lo hanno fatto diventare il Salvini di oggi, contano le immagini trasmesse ogni sera ad ora di cena.

Ma c’è un dato, il più importante di tutti. Salvini sa che per un periodo lungo il suo pugno di ferro ostentato a reti e social unificati produrrà consensi. L’opposizione politica è debole, divisa, non ha argomenti. Il Pd continua a sbagliare tutte le mosse, manda in tv personaggi improponibili, i volti della sconfitta, le facce di quella sinistra (?) che è riuscita a farsi odiare dalla gente. L’opposizione sociale è fragile, rare sono le tracce di una sua azione.
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L’antifascismo non è un’arma di propaganda

di Marco Revelli

L’Italia antifascista è andata in piazza in un clima pesante. «Clima di violenza», recitano i media mainstream, falsando ancora una volta lo scenario, come se si trattasse di violenza simmetrica. Di opposte minoranze estremiste, ugualmente intolleranti, quando invece la violenza a cui si è assistito non solo in queste ultime settimane, ma negli ultimi mesi e negli ultimi anni è una violenza totalmente asimmetrica, distribuita lungo un rosario di intimidazioni, intrusioni, aggressioni sempre dalla stessa parte, per opera degli stessi gruppi, con le stesse divise, gli stessi rituali, gli stessi simboli e tatuaggi: Casa Pound e Forza nuova con i rispettivi indotti. E sempre col medesimo disegno politico: occupare parti di territorio fino a ieri off limits per l’estrema destra.

Periferie metropolitane e piccoli centri, aree in cui la marginalizzazione e il declassamento sociale hanno creato disagio e rabbia, con lo scopo “strategico” di diventare referenti politici di quel disagio e di quella rabbia. Vicofaro, il 27 di agosto dello scorso anno. Roma, Tiburtino III, il 6 di settembre. Como, il 28 novembre.

Sono solo le tappe principali di un percorso che culmina nell’atto estremo di terrorismo razzista a Macerata, il 3 febbraio. Dall’altra parte un solo episodio, quello di Palermo, che per odioso che possa essere considerato – ed è atto odioso il pestaggio di una persona legata, incompatibile con i valori dell’antifascismo quale che ne sia l’idea dei suoi autori -, non può certo mutare il profilo di un quadro politico estremamente preoccupante.
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Online, cronache di ordinario razzismo: quarto libro bianco sull’Italia

di Sbilanciamoci.org

Ordinario, legittimato e persino ostentato: è il razzismo dell’era 4.0. La retorica della paura, la politica strumentale, le forme di razzismo istituzionale, l’informazione scorretta, le discriminazioni e le violenze razziste popolari trovano nella rete uno spazio di incontro e di reciproca contaminazione.

I discorsi stigmatizzanti e aggressivi incoraggiano atti e comportamenti discriminatori nella vita quotidiana, ma può accadere anche il contrario: le manifestazioni di intolleranza, di xenofobia e di razzismo sono “documentate” in video, esibite e rivendicate on line. Le due donne rom chiuse in una gabbia a Follonica nel febbraio scorso, le barricate costruite per impedire l’arrivo di 12 donne e 8 bambini richiedenti asilo a Gorino nell’ottobre 2016, l’aggressione compiuta contro un richiedente asilo ad Acqui Terme il mese scorso ne costituiscono solo alcuni esempi.

Sono 1483 le discriminazioni e le violenze fisiche e verbali monitorate tra l’1 gennaio 2015 e il 31 maggio 2017 documentate in ‘Cronache di ordinario razzismo. Quarto libro bianco sul razzismo in Italia’, presentato da Lunaria a Roma alla Camera. Il razzismo ha ucciso molte volte. Ad esempio.
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Salvini, lo sciacallo di Bruxelles

di Curzio Maltese [*]

Sono 73 gli europarlamentari italiani a Bruxelles e la maggior parte sono in questo tragico giorno qui, nella capitale d’Europa. Ma soltanto uno, Matteo Salvini, ha avuto il sangue freddo, la mancanza di scrupoli e di dignità umana d’inviare tweet e selfie dall’ingresso del Parlamento europeo, davanti alle camionette dell’esercito, per speculare al volo sulla tragedia che ha spezzato decine di vite innocenti e distrutto tante famiglie.
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Il mondo alla rovescia: la globalizzazione non è un buon affare per l’umanità

Globalizzazione - Foto di Cinzia Robbiano
Globalizzazione - Foto di Cinzia Robbiano
di Paolo De Gregorio

Certo che il mondo sembra girare alla rovescia. Il sistema capitalistico globale che ci tiene sotto il tacco lascia i giovani a spasso e mantiene al lavoro gente di quasi 70 anni; l’efficienza e la modernità vengono usate per far funzionare competizioni demenziali come la formula 1 che propaganda la velocità come fenomeno positivo, ossia propaganda la morte, mentre negli ospedali dove rapidità ed efficienza significano la vita di persone, regnano spesso lentezza, inefficienza e lassismo.

Guardiamo lo sport: attività nata per giovare alla salute e rendere armonioso il corpo, negli ultimi decenni si è trasformato in un esasperato professionismo pieno di denaro e di droghe, letali per la salute degli atleti, soprattutto una volta smessa l’attività.

Osserviamo il fenomeno della esplosione demografica: i paesi più poveri e affamati procreano molto di più dei paesi ricchi e satolli, generando fenomeni destabilizzanti come l’emigrazione disperata. Basterebbe offrire a questi paesi i presidi anticoncezionali dell’Occidente e il fenomeno si fermerebbe, ma le due grandi religioni monoteiste sono unite nel bloccare qualunque autodeterminazione delle donne.
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