Elly Schlein: “Serve un nuovo fronte progressista ed ecologista”

di Giacomo Russo Spena

Il video – in cui lei denuncia la Lega di fare mera propaganda e di aver disertato negli ultimi 2 anni tutte le riunioni europee per negoziare la riforma di Dublino – è diventato virale. Elly Schlein, europarlamentare in quota Possibile, si sta spendendo da tempo perché la questione migratoria diventi tema centrale dell’Unione Europea. Ma proprio la settimana scorsa ha attaccato duramente il Consiglio Europeo di immobilismo.

Elly Schlein, entriamo nel merito della sua denuncia. Dal tavolo di discussione sarebbe sparita la modifica della riforma di Dublino e saltato ogni possibile accordo di solidarietà interna. L’Unione Europea ha imboccato un vicolo cieco?

Sì, così si va verso la disgregazione. Sono due anni che i Governi europei hanno la proposta di riforma di Dublino sul tavolo, ed è vergognoso che non abbiano trovato alcun accordo, nemmeno a fronte dell’ambiziosa proposta di riforma votata dai due terzi del Parlamento europeo. Di fronte alle mie critiche, il presidente del Consiglio Europeo Tusk si è difeso dicendo che “il vero progresso è che ora al Consiglio europeo hanno capito che bisogna bloccare i flussi anziché redistribuirli.” Che è sostanzialmente la stessa posizione di Orban e Salvini.
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C’è spazio in Europa tra la destra sovranista e le forze neoliberali (progressiste o conservatrici)?

a-europa

di Alessandro Somma

Renzi verrà ricordato per la veemenza con cui si è rivolto all’Europa per contestare la sua politica di austerità, e soprattutto per aver mostrato tutto il suo fastidio ai tedeschi: i mandanti di quella politica. Ci ricorderemo però di lui anche per la sua bravura ad abbaiare, unita alla sua incapacità di mordere. Le sue rumorose dichiarazioni sulla cecità dei tecnocrati di Bruxelles e sull’arroganza e ottusità di Berlino facevano da sfondo al tentativo di guadagnare qualche margine minimale per la spesa pubblica: cifre irrisorie rispetto a quelle indispensabili a mettere in sicurezza il territorio, a ricostruire le aree terremotate, a rilanciare l’occupazione con un piano di investimenti pubblici, o a fronteggiare i flussi migratori di questa fase storica.

Il bello è che poi Renzi neppure riusciva a spuntare lo zero virgola per cui aveva combattuto, o meglio fatto finta di combattere. Tornava a casa con le pive nel sacco, sempre più accanito con i burocrati di Bruxelles e i tedeschi, ma sempre meno credibile con il suo patetico teatrino.

Solo una volta è sembrato che potesse spuntare qualcosa, sebbene entro i limiti dello zero virgola. È stato quando era in campagna elettorale per far passare la sua riforma costituzionale, voluta come tutti ricordano proprio dalla contestata tecnocrazia europea, oltre che dall’odiato Ministro delle finanze tedesco e da una accozzaglia di imbarazzanti compagni di strada: primi fra tutti gli operatori della finanza internazionale.
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