Educazione fisica a scuola: in Italia in vigore il fai da te

di Lorenzo Vendemiale “Forza bambini, tutti in palestra a fare educazione fisica”. Solo che manca l’insegnante di educazione fisica, e molto spesso persino la palestra. Lo Stato se ne disinteressa da sempre, il Coni ha provato a metterci una pezza, allargandosi su competenze non sue, con risultati altalenanti. Così lo sport nella scuola italiana resta […]

Bocciata la riforma della “buona scuola”, promossi insegnanti e prof universitari

La buona scuola che non vogliamo

di IlLibraio.it

La riforma della “buona scuola” voluta dal governo Renzi non passa l’esame. Promossi, invece, gli insegnanti italiani. Il riferimento, come racconta il sito di Repubblica, è ai risultati dell’indagine di Demos-Coop; per gli italiani coinvolti nel sondaggio il limite più grosso della scuola nostrana riguarderebbe la mancanza di fondi e risorse (per il 31% degli intervistati) e, di conseguenza, la poca attenzione riservata al rinnovamento e alla messa in sicurezza dell’edilizia scolastica. Secondo l’81% dei partecipanti al sondaggio la sicurezza degli edifici è la questione cui il governo dovrebbe dare la massima priorità.

Gli intervistati, dunque, non sembrano scontenti della scuola come istituzione (gli insegnanti, il loro livello di preparazione). L’esiguità dei fondi destinati alla scuola pubblica è anche la possibile causa di un altro dato che emerge dal sondaggio: se nel 2007 erano 10 i punti che distaccavano coloro che si ritenevano soddisfatti per l’andamento delle scuole pubbliche (43%) e coloro che lo erano delle scuole private (33%), a oggi tale divario si è notevolmente ridotto: sono solo 4 i punti che distaccano la soddisfazione per le pubbliche e per le private, dove la scuola pubblica continua a essere preferita maggiormente al Nord (dove dispone di più fondi) e meno al Sud (dove resta maggiormente abbandonata a se stessa).
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Elogio della stanchezza: riflessioni intorno all’università

Università e ricerca
Università e ricerca
di Maurizio Matteuzzi

Oggi io sono stanco. Sono stanco di sentire gente rozza e incolta pontificare sull’università italiana. Di dover ribattere a critiche insensate, da bottegaio di periferia. Di dovere decodificare norme assurde, distruttive della dignità accademica, di vedere il corpo docente calare ogni anno in modo sempre più drammatico, di vedere il precariato eretto a sistema, di constatare la continua messa in mora del diritto allo studio, di dovere prendere atto del decadimento sempre più accentuato degli studenti. D’altra parte, se si disinveste per decenni su un certo comparto, gli esiti sono scontati.

Sono stanco della fuffa mediatica degli imbonitori, quelli che farneticano di 500 cervelli eccellenti, che verrebbero in Italia. Chi verrebbe, Eccellenza, entro strutture fatiscenti, senza mezzi per la ricerca, con stipendi all’ultimo posto in Europa, in un paese dove anche comprare un vetrino per un microscopio è un problema, si può fare solo in certi periodi, pagandolo il triplo, e soddisfacendo una burocrazia demenziale? Che, fa il nesci Eccellenza; o non sapeva? Vuole una ricetta sicura per ottenere una resurrezione immediata dell’accademia? Non chiami gente da fuori, non ne abbiamo sinceramente bisogno: basterebbe che ve ne andaste via voi.
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