Processo Eternit: oggi la sentenza della Cassazione per la fabbrica della morte

Eternit
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di Noemi Pulvirenti

Oggi a Roma si aprirà il processo Eternit per la Corte di Cassazione, che dovrà decidere se confermare quanto è stato già emesso dalla Corte di Appello di Torino il 3 giugno 2013, ossia convalidare la condanna in primo grado a sedici anni e in secondo grado a diciotto anni di reclusione per lo svizzero Stephan Schmidheiny, accusato per reati di disastro doloso e omissioni di cautele infortunistiche. Per decenni, come ampiamente dimostrato dalla Procura di Torino, il cartello dell’amianto ha continuato a nascondere e mistificare la nocività e la cancerogenità della fibra mortale, provocando così malattie e morte di migliaia di lavoratori e cittadini ignari del pericolo. Il processo, iniziato nel 2009, è stato forse il primo caso nazionale per le silenziose morti causate dall’amianto che hanno coinvolto ben 2889 dipendenti dei quattro stabilimenti di Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Bagnoli (Napoli) e Rubiera (Reggio Emilia).

La sentenza definitiva della Corte di Cassazione sarà prevista per lunedì 24 novembre, nel frattempo oggi a Roma sarà organizzato da CGIL, CISL, UIL e AFeVA un presidio dalle 9 alle 18 nei pressi del Palazzo della Cassazione. Per raccontare questo travagliato iter processuale è stata allestita, dal 15 novembre a Casale presso il Labirinto di via Benvenuto Sangiorgio, una mostra fotografica di Paola Zorzi, realizzata grazie alla collaborazione con l’Associazione Voci della Memoria e con il patrocinio di Afeva, con le immagini realizzate dalla fotografa durante tutte le fasi in cui si è snodato il processo alla multinazionale.
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Non per tutti Berlusconi vien per nuocere

Silvio Berlusconi - Foto di Andres Ubierna
Silvio Berlusconi - Foto di Andres Ubierna
di Maurizio Matteuzzi, università di Bologna

Non si chiamava così, ma la privacy ce lo farà chiamare Chieregatti. Chieregatti, in una causa civile, aveva chiamato a testimone, nella fase della prova testimoniale, il suo vicino di pianerottolo, che chiameremo Donnoni. Già passati due anni, già sentite le parti, ad ogni passaggio con un intervallo di un paio d’anni, ci si ritrova in udienza. Ma il magistrato ha un altro impegno, ha stabilito lui quel giorno un anno prima, e tuttavia “non può”, per la coda di un’altra causa, almeno ufficialmente. No comment. Si impalca in cattedra la sostituta, una piacevole moretta sui trent’anni, piccolina e pepata.

Prima domanda al Donnoni: “Lei è mai stato in via Mazzini 68?” Ci abita, la cosa lo mette in agitazione. Grazieadio risponde “sì”. Chieregatti prova a dire “ma guardi che ci abita”. La magistrato, austera e autoritaria, gli dice: “ma lei è laureato in legge? Se no taccia!”

La magistrato continua. Anziché interrogare il teste sui capitoli per i quali è chiamato a deporre, decide di interrogarlo su TUTTI i capitoli, anche su quelli di altri testi, relativi a fatti che il Donnoni non poteva conoscere. E questi, intimorito, prende la cosa come “lascia o raddoppia”, e cerca di indovinare.

Gli si domanda del sig. Lazzàri. Biblicamente, tutti lo si conosce come Làzzari, Christus docet: Lazzaro. Alzati e cammina. Un lieve disorientamento, poi Donnoni capisce, e risponde più o meno a segno.
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