Il manuale per la difesa dei diritti umani

di Sergio Palombarini Negli scorsi giorni, il 14 maggio 2019, è stato presentato a Bologna, presso la Fondazione forense bolognese, il “Manuale per osservatori internazionali dei processi. La difesa dei diritti umani”. Il testo, edito da Nuova editrice universitaria e dal Consiglio nazionale forense, è stato redatto dagli avvocati Barbara Spinelli di Bologna e Roberto […]

100 sogni morti sul lavoro - Foto di Samuele Ghilardi

Lavoro, la strage silenziosa: ecco chi ci uccide

di Gloria Riva

Qualcuno grida «Attenti!», ma il palco viene giù in una frazione di secondo. Matteo Armellini, trent’anni, muore sul colpo. Schiacciato. Doveva montare le luci per illuminare il concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria. Era il 5 marzo del 2012 e i giornali non parlarono d’altro: uscire di casa per lavorare e non fare ritorno. Assurdo. Passò qualche giorno, la polvere dell’indignazione si sedimentò e restò soltanto Paola Armellini, la mamma, che oggi ha 76 anni e ancora cerca giustizia. Il processo va per le lunghe, cambia il giudice, cambiano i pm, si riparte daccapo. Risultato: dopo sei anni, ancora non si sa di chi sia la responsabilità per quel palco non in regola. «Alle ultime udienze si gioca a scarica barile fra committenti», racconta Paola.

A processo, sul banco degli imputati, ci sono sette impresari che in quel cantiere avevano un appalto, in subappalto da un altro subappalto, e così via fino a costruire una matassa impossibile da districare: «Lo fanno apposta. Così quando succedono disgrazie il responsabile non è nessuno. Ma deve venire fuori», Paola non demorde. Eppure s’avvicina la prescrizione: e allora Matteo potrebbe non avere giustizia. «Servirebbe un processo esemplare, severo, in tempi giusti. Perché nel frattempo le morti sul lavoro non si sono fermate», e neppure il diabolico sistema del subappalto. Al contrario, le disgrazie hanno ripreso a correre e non è una fatalità. L’Espresso racconta cosa sta succedendo nelle aziende italiane e perché.

Precari più a rischio

Nel 2017 hanno perso la vita – ufficialmente – in 1.115 (più 1,1 per cento sul 2016). Una mattanza. E il 2018 è iniziato nel peggiore dei modi: il 16 gennaio a Milano quattro operai sono morti per asfissia alla Lamina, una piccola azienda metalmeccanica. Due giorni dopo a Brescia, un ragazzo di 19 anni è rimasto incastrato con la manica del maglione nel tornio, è successo sotto agli occhi del padre, titolare dell’azienda.
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Erri De Luca - Foto di Lettera43.it

Erri De Luca, ecco perché non si può accusare di istigazione uno scrittore

di Davide Steccanella per Gli Stati generali

Si è svolta davanti al Tribunale di Torino la prima udienza che vede imputato lo scrittore Erri De Luca per alcune affermazioni contenute in una intervista rilasciata dallo stesso ad Huffington Post a proposito della attività di sabotaggio in corso da anni in Val di Susa contro la costruzione della linea ad alta velocità.

Il processo scaturisce dalla denuncia presentata da una impresa costruttrice, e che la Procura di Torino, con il succesivo avallo del Giudice della Udienza preliminare, ha ritenuto qualificare ai sensi dell’art. 414 del Codice Penale che punisce con pena da 1 a 5 anni “chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più delitti”. Al di là della evidente eclatanza della iniziativa, non si riscontrano in epoca recente analoghi casi di scrittori mandati “alla sbarra” come istigatori per avere espresso una opinione, qualsivoglia essa sia , qualche considerazione giuridica sulla fattispecie penale contestata si impone.

“Istigare”, se le parole hanno ancora un senso, significa qualcosa di più di “convincere” qualcuno a fare qualcosa (o di rafforzarne il proposito), necessita quanto meno di una condotta attiva volta a determinare in altri un comportamento delittuoso che altrimenti non verrebbe, senza la predetta istigazione, posto in essere. Occorrono dunque due requisiti che la locale Procura non pare abbia ritenuto di ricercare ossia: 1) la effettiva capacità di influenzare in modo significativo le altrui condotte e 2) una precedente assenza di autodeterminazione in capo al soggetto istigato.

Sul punto si osserva che per prima cosa lo scrittore non può essere equiparato al leader di un Partito o di un Movimento politico in grado, per il suo ruolo, di incitare gli iscritti ad agire secondo la linea politica loro indicata, ed è appena il caso di ricordare che mai in precedenza noti e reiterati incitamenti a varie forme di disobbedienza fiscale o di diversa natura da parte di alcuni leader politici risultano essere stati “attenzionati” dalle numerose procure italiche.
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Eternit

Eternit: il disastro è prescritto

di Anna Maria Bruni

Ancora 20 morti l’anno, che il diagramma previsionale sulle ricadute dei danni da amianto indica ancora in crescita esponenziale, con un picco di 60 all’anno almeno fino al 2020. Nonostante l’Eternit di Casale Monferrato sia chiusa da 28 anni. Perché fino a quel momento è riuscita a far strage di 3000 persone, se consideriamo gli 800 malati. Ma dobbiamo, perché nel frattempo sono morti. E poiché la fabbrica è chiusa dal 1986, dobbiamo precisare che da 28 anni le persone che continuano a morire sono cittadini che non hanno mai messo piede in quella fabbrica.

Eppure al terzo grado di giudizio la sentenza della Corte di Cassazione ha decretato che il disastro ambientale non persiste, dal momento che la fabbrica è chiusa. Prevale quindi la prescrizione che nel 2012, al momento della sentenza di appello, era stata esclusa per “persistenza del reato connessa alla persistenza della malattia”. Sentenza ribaltata in Cassazione dunque, dove al contrario i giudici hanno dichiarato che se il tempo di latenza del mesotelioma (il tumore correlato all’esposizione da amianto) è di 20 anni non vuol dire che il disastro è in atto oggi, ma era in atto 20 anni fa. Nonostante, voglio ripeterlo, continuino a morire i cittadini di Casale Monferrato, non i lavoratori, dal momento che la fabbrica è chiusa. Dunque Shmidehiny è prosciolto, e sono annullati il rimborso Inail e i risarcimenti per le vittime.

A Casale Monferrato oggi è lutto cittadino. Non può essere altrimenti, anche perché la cittadinanza, doppiamente ferita, fa muro intorno ai tanti cari attualmente malati. Un bisogno di proteggersi, che è bisogno che prevalga l’umano sulla regola scritta. Per questo Guariniello, insieme all’Associazione vittime dell’Amianto non si arrende, e riparte con il processo “Eternit bis” il cui impianto questa volta si basa sull’omicidio. Per le 260 vittime degli ultimi 4 anni.
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La Fiat e i processi per i diritti negati: occorre tornare ai negoziati nonostante l’arroganza

La Fiat di Pomigliano d'Arco
La Fiat di Pomigliano d'Arco
di Michele De Palma

Ho ascoltato gli avvocati della Fiat in molte udienze nei vari procedimenti legali tesi a far cessare le discriminazioni, a impedire licenziamenti di nostri iscritti e delegati e a far riconoscere alla direzione aziendale la libertà delle lavoratrici e dei lavoratori. Potrei scrivere della rabbia che ti sale dentro mentre ascolti ricostruzioni false e tesi arroganti, ma ascoltare dinnanzi alla Corte Costituzionale i legali rappresentanti della Fiat dire: “Quali diritti negati, i lavoratori hanno diritto di parola” e ancora “i diritti sindacali hanno un carattere premiale dell’impresa” mi ha chiarito ulteriormente a quale livello e quali prospettive apre o chiude lo scontro che il maggiore gruppo privato ha intrapreso coi lavoratori e con le istituzioni democratiche.

C’è ancora chi sostiene che Fiat sia un’eccezione, una anomalia, e quindi prova a ridimensionare la portata degli accadimenti. C’è chi lo riduce a uno scontro personalistico tra due uomini con la testa dura, chi a uno scontro tra passato e futuro, vecchio e nuovo, nonostante puntualmente i fatti abbiano la testa dura e ci dicono che si sta scrivendo la storia attuale e futura anche se non lo si vuol riconoscere, si vuol mettere la testa sotto la sabbia.
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Andreotti: la vita e il caso giudiziario nelle parole di Giancarlo Caselli per Arcoiris Tv

In questi giorni, di Giulio Andreotti, è stato detto tanto e qui ci sono le considerazioni di Pasquale Cuomo dell’Università di Pisa. Ma tra i numerosi interventi, alcuni fin troppo magnanimi nei confronti del politico Dc che fu sette volte presidente del consiglio, proponiamo le parole del magistrato Giancarlo Caselli ai microfoni di Arcoiris Tv, […]

Giulio Andreotti - Foto di greo77

Andreotti: parabola della politica italiana attraverso le storie nere della Repubblica

di Pasquale Cuomo, Università di Pisa

Ho aspettato un po’ prima di scrivere sulla morte di Andreotti, ascoltando la lettura degli articoli imbarazzati e laudatori su di lui, come di quelli critici ma distaccati. Scoperto da De Gasperi mentre preparava la tesi di laurea sulla marina pontificia, il giovane dirigente della Fuci ha ricoperto quasi ininterrottamente incarichi di governo dal 1946 al 1992. È stato il sottosegretario di De Gasperi con delega alla censura cinematografica scagliandosi contro il neorealismo perché i “panni sporchi vanno lavati in casa”. Frase ripresa per criticare il Divo da parte di un’elegante signora che vanta come merito quello di essere la compagna di un fascinoso industriale-finanziere che è riuscito a semi-distruggere l’azienda dell’ex suocero.

Andreotti ha sempre rappresentato il sacramento del potere con quell’atteggiamento curiale e cinico che ricordava la Roma papalina e le sue frequentazioni vaticane. Filo atlantico da sempre, ha strizzato l’occhio più volte alla destra fascista nel suo collegio elettorale (il frusinate) e a Roma. Da ministro della difesa per sei anni ha plasmato le forze armate negli anni sessanta e poi ha fondato la sua corrente basandola su due pilastri: il Lazio e la Sicilia. Per questo motivo ha sempre avuto ottimi rapporti con i palazzinari e con ambienti mafiosi.

A fare da contorno c’erano poi alcuni giovani politici campani, calabresi e anche lombardi. Per questo motivo non ha mai ambito a diventare il segretario della Dc ma ad essere l’ago della bilancia e scalare il potere ministeriale. Ha rappresentato l’essenza più alta della democristianicità: il potere per il potere, il rapporto con la chiesa, il cinismo, l’affarismo mai esibito, la cattiveria condita di sapidità e una certa civetteria. È stato il grande difensore di Sindona, addirittura appellandolo “salvatore della lira”, mentre il banchiere siciliano era intento in pericolose e fallimentari speculazioni valutarie.
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