Pubblico o privato nell’erogazione dei servizi sanitari: le evidenze a favore del primo

di G. Trianni, medico sanità pubblica, A. Gazzetti, esperto di economia sanitaria, e A. Baroncini, medico genetista (Forum per il Diritto alla Salute) Con un articolo dal titolo “Health systems should be publicly funded and publicly provided”, pubblicato su BMJ lo scorso settembre corredato di ben 46 citazioni bibliografiche, N. Modi, J. Clarke e M. […]

Dopo il crollo del ponte Morandi, pubblico o privato? No, comune

di Guido Viale

Il crollo del ponte Morandi ha resuscitato l’eterno dibattito se sia meglio il pubblico o il privato. Ma sul punto c’è ormai un ampio materiale probatorio: quasi tutti i settori produttivi e infrastrutturali del paese hanno sperimentato entrambi i regimi. Il confronto è impietoso. Una volta privatizzati e fatti spezzatino, settori come l’elettronica e l’elettromeccanica sono quasi scomparsi dall’Italia.

Altri, ridimensionati come la siderurgia, sono a rischio; per tenere in piedi l’Ilva dopo vent’anni di malgoverno bisogna passare come un rullo compressore su vite e salute di decine di migliaia di persone; l’alimentare pubblico è stato tolto di mezzo. Privatizzare Alitalia è stata una truffa per far rieleggere Berlusconi; con autostrade e Telecom, dopo una girandola di “capitani d’industria” improvvisati, D’Alema aveva fatto di Palazzo Chigi «l’unica banca di affari dove non si parla inglese»; privatizzati, i collegamenti marittimi con le isole ne hanno moltiplicato l’isolamento.

Delle banche, una volta tutte pubbliche e ora tutte private, il campione è senz’altro Mps; altre sei sono fallite per aver finanziato speculazioni e progetti strampalati di soci e amici e le due banche maggiori sono in gran parte impegnate a speculazioni edilizie che hanno devastato città e campagne, lasciando edifici vuoti e impianti inutilizzati in una girandola che rischia di affondare tutti. Il settore elettrico, il solo costruito da privati, aveva dovuto essere nazionalizzato proprio per accompagnare uno sviluppo guidato dall’industria di Stato che altrimenti rischiava di soffocare.
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Telecomunicazioni, il privato è in declino

di Vincenzo Vita

Il dato nuovo, interessante – a prescindere – della discussione sulla rete di telecomunicazioni e sulla sua ipotetica “ripubblicizzazione” è l’evidente declino dell’era del Privato. È stato un periodo foriero di danni seri. Si potrebbe dire, anzi, che l’eccesso non ha fatto bene neppure al capitalismo italiano, gracile e subalterno come non mai. Il tema è tornato all’ordine del giorno in aree diverse tra di loro, a conferma di una tendenza.

Pensiamo alla riacquisizione da parte dell’Istituto Luce degli Studios di Cinecittà; all’emergenza acqua; alla complessa storia dell’accennato network della fibra. Quest’ultima fiammata è davvero sintomatica, vista l’enfasi con cui a suo tempo (correva l’anno 1997) fu accompagnata la “madre” di tutte le privatizzazioni. Ora, a fronte della resistenza francese all’iniziativa di Fincantieri, è cresciuta la voglia di dare un metaforico calcio a Vivendi e di riprendersi Tim-Telecom.

Al di là della sfida tra tricolori – accidenti, che disinvoltura dopo gli inni alla gioia di Macron e a valle delle religione globalista – di che si parla, davvero? Passi per il “Mov5Stelle”, che allora proprio non c’era neanche nella mente di Grillo. Ma dove stavano all’epoca coloro che oggi discettano sull’argomento come se fossimo all’anno zero?
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