Bozza Patto per la Salute 2019-2021: largo alle assicurazioni private

di Gianluigi Trianni Lo scorso 22 marzo Quotidiano Sanità ha meritoriamente pubblicato per i suoi lettori, tra i quali chi scrive, una bozza del Patto per la Salute 2019-2021. L’art. 5 nella bozza pubblicata si intitola “Ruolo complementare dei Fondi Integrativi al Servizio Sanitario Nazionale”. Il titolo riassume l’essenza delle previsioni dell’art. 5: non “un”, […]

L’acqua pubblica nell’urna

di Alex Zanotelli

«Il parlamento si è fatto beffa del referendum del 2011. E la privatizzazione va avanti. È necessario perciò portare il tema dell’acqua nell’attuale campagna elettorale, chiedendo a ogni candidato e a ogni partito di esprimersi su questo tema vitale».

Il processo di privatizzazione dell’acqua, in atto in Italia, è una minaccia al diritto alla vita. Nonostante il Referendum del 2011 – quando il popolo italiano aveva deciso che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene così sacro – i governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi e Gentiloni hanno fatto a gara per favorire il processo di privatizzazione dell’oro blu.

Non migliore fortuna abbiamo avuto in parlamento, che aveva il dovere di tradurre in legge quello che il popolo italiano aveva deciso con il referendum, ma non l’ha fatto. A questo scopo il parlamento aveva a disposizione anche la legge di iniziativa popolare che aveva ottenuto oltre 500.000 firme. Ci sono voluti anni di pressione perché quella legge fosse presa in considerazione dalla Commissione ambiente della camera presieduta da Ermete Realacci (Pd). E quando l’ha finalmente accolta, la Commissione l’ha radicalmente snaturata e poi non l’ha mai fatta discutere in parlamento. È grave che due presidenti della Repubblica, Napolitano e Mattarella, non abbiano richiamato i parlamentari al loro dovere di legiferare secondo i dettami del referendum.
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A Cinecittà il privato ha fallito, ora torni il pubblico

a-cinecitta

di Vincenzo Vita

Ribaltone in vista a Cinecittà. Gli “Studios”, privatizzati con la legge n. 346 dell’ottobre 1997, verranno presto “ripubblicizzati”. Non solo e non tanto per un doveroso ripensamento politico o culturale. Si tratta, piuttosto, di un repentino salvataggio dalla china fallimentare della componente commerciale del gruppo, cui la sintassi liberista guardava come al faro dell’intera industria culturale italiana. Intendiamoci. L’Istituto luce, che ha l’onere di rimettere un po’ d’ordine in una vicenda non commendevole, fa bene a intervenire.

La gestione della cordata che prese possesso della gloriosa struttura di via Tuscolana si è rivelata assai inadeguata. Persino l’affitto ha visto un arretrato consistente. Nel 2012 fu operata una ristrutturazione pesante, dagli effetti nefasti sull’occupazione: ricorso ai contratti di solidarietà e la cessione all’esterno di rami societari. Con un approccio finalmente depurato di fardelli del passato – urlavano i capitani coraggiosi – ecco che si sarebbe dischiuso un futuro luminoso.

Venne ipotizzata una parziale edificazione della vasta area (antico oggetto del desiderio), con la proposta di costruire un mega albergo all’interno delle mura. Era forse l’inizio di una vera e propria strategia di trasformazione del gioiello del cinema in un’altra cosa. Del resto, sulla via Pontina – una delle zone di maggior traffico del paese – nasceva con luccichio mediatico il parco giochi di “Cinecittà world”, rivelatosi un ulteriore flop. E tutto questo, naturalmente, veniva accompagnato da lezioni di capitalismo e dal rifiuto di confrontarsi con le maestranze.
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Privatizzazione della sanità: ma verso quale riforma si sta navigando?

a-sanita

di Gianluigi Trianni

La via contrattuale alla privatizzazione della sanità. Serve altro: un sindacato confederale parte attiva nella difesa del servizio sanitario nazionale. Lo scorso 26 novembre Fiom Fim Uilm hanno siglato con Federmeccanica una ipotesi di accordo che prevede tra l’altro dal 1 ottobre 2017 l’iscrizione al fondo sanitario integrativo “mètaSalute”, e che in data 29 novembre il direttivo della Fiom di Genova ha sottoposto a forti critiche tra l’altro per “L’introduzione nel CCNL di un welfare (carrello della spesa) sostitutivo degli aumenti salariali”.

Lo scorso 30 novembre è stata siglata una intesa Governo-Sindacati CGIL, CISL e UIL sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego nella quale si legge tra l’altro: “Il Governo si impegna, inoltre, a sostenere la graduale introduzione anche nel settore pubblico di forme di welfare contrattuale, con misure che integrano ed implementano le prestazioni pubbliche di fiscalità di vantaggio – ferme restando le previsini della legge di bilancio 2016 – del salario legato alla produttività e a sostenere la previdenza complementare”.

Questi due episodi sono sintomatici di una scelta di politica sindacale di acquiescenza alle proposte delle controparti “datoriali” e governative tese alla diffusione nei contratti nel settore privato ed alla introduzione in quelli del pubblico impiego, di forme di welfare contrattuale, cioè di assistenza sanitaria e sociale integrativa dell’assistenza sanitaria e sociale pubblica finanziate dai datori di lavoro in detrazione degli aumenti salariali e dei contributi previdenziali.
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Accelera la privatizzazione della sanità pubblica in Sardegna

Sanità in Sardegna
Sanità in Sardegna

di Claudia Zuncheddu

In queste ultime settimane nel Governo Pigliaru è cresciuto il ritmo delle danze per le poltrone, à la belle étoile, senza veli né inibizioni perpetuando il sacco della cosa pubblica. Non è certamente un bello spettacolo né per i sardi né per la stessa classe politica Presidente!

Consiglieri di maggioranza che di fronte alla spartizione del potere chiedono maggiore dignità per i loro partiti, così dichiarano alla stampa, ormai lontani dalla consapevolezza che nella Massima Assemblea dei sardi, la dignità e gli interessi da difendere sono ben altri di quelli dei loro partiti e personali.

Nel gioco delle correnti e degli appetiti interni a questa maggioranza, c’è chi arriva persino ad una sorta di autodenuncia, Giunta e Pigliaru definiti “balbettanti e intimoriti dall’incredibile diktat di alcune correnti del PD e di altri partiti e partitini del centro sinistra, ansiosi di inaugurare una nuova stagione di spartizione del potere” (deputato sardo del PD – L’Unione sarda 14/09/2016).
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Acqua Pubblica

Acqua sotto attacco: fermare Renzi e Madia

di Marco Bersani, Attac Italia

Cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua, Partito Democratico, governo Renzi e ministro Madia tentano un doppio affondo per chiudere definitivamente l’anomalia di un pronunciamento democratico dell’intero paese, frutto di un’esperienza di partecipazione dal basso senza precedenti e di un’alfabetizzazione sociale che ha imposto il paradigma dei beni comuni contro il pensiero unico del mercato.

Nei prossimi giorni la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, presentata con oltre 400.000 firme nel 2007, approderà nell’aula parlamentare: vi arriverà, tuttavia, con una serie di emendamenti, portati avanti dal Partito Democratico, che ne stravolgerà il testo e il significato, eliminando ogni riferimento alla ripubblicizzazione del servizio idrico integrato e alla sua gestione partecipativa, che ne costituivano il cuore e il senso.

È bene che il PD sappia fin da subito che tutto questo non solo non viene fatto nel nostro nome, ma che è un’espressione di disprezzo della volontà popolare chiara, netta e senza ritorno. E, mentre in Parlamento si consuma questa ignobile farsa, è finalmente disponibile il Testo Unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della Legge Madia n. 124/2015.
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Ferrara, Hera: beni comuni in super saldo?

Heradel Comitato Acqua Pubblica di Ferrara

Il Comune di Ferrara ha deciso nel giugno scorso di vendere una parte delle azioni di HERA (non vincolate dal patto di sindacato), e l’assessore Marattin ha annunciato l’intenzione di venderne altre nella seconda metà del 2014 alla scadenza del patto di sindacato. Ora che il titolo in borsa continua a volare basso e i tempi stringono per il bilancio comunale, invece di cambiare strategia, la giunta Tagliani chiede di poter svendere le azioni a qualsiasi prezzo. Con perdite quantificabili in centinaia di migliaia di euro.

Bisogna innanzitutto partire da una semplice affermazione: si tratta di una operazione di privatizzazione del patrimonio pubblico, in netto contrasto con il pronunciamento dei cittadini al Referendum del giugno 2011.

Il combinato di misure come l’assoggettamento al patto di stabilità, la privatizzazione della Cassa Depositi e Prestiti, l’accentramento delle risorse fiscali allo Stato, la consegna del debito dei Comuni alle banche ed al sistema finanziario, creano una situazione che le Amministrazioni locali non sono più in grado di sostenere. Ma non per questo le amministrazioni possono sentirsi autorizzate a scegliere la scorciatoia “più facile”: alienare il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi pubblici locali, l’assistenza, la scuola, la sanità, il territorio.
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Il Comune appalterà le scuole ad una Fondazione. Ecco il progetto

Il Comune di Bologna pianifica nel dettaglio l’esternalizzazione dei servizi educativi e scolastici ad una Fondazione. Nel segno della “sussidiarietà”, un soggetto di diritto privato dovrebbe prendere in carico la gestione dei servizi educativi, già a partire da Settembre 2013. Se ne parla da un po’, ma non tutti hanno potuto leggere il documento riservato del Comune, nonostante sia di fatto già pubblico. Abbiamo quindi deciso di metterlo a disposizione dei cittadini bolognesi, perché possano cominciare fin da ora a farsi un’opinione. Senza aspettare che sia qualcun altro a spiegarne (o a camuffarne) i contenuti. Leggi di più a proposito di Il Comune appalterà le scuole ad una Fondazione. Ecco il progetto

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