Contro l’interposizione nel lavoro, forma estrema di sfruttamento: al via la pubblicazione dei video

di Piergiovanni Alleva Sulla pagina Facebook dell’Altra Emilia Romagna è iniziata la pubblicazione dei video e degli interventi del convegno Contro l’interposizione nel lavoro, forma estrema di precariato e sfruttamento che si è tenuto a Modena lo scorso 9 giugno. Sono materiali importanti perché, sul tema, l’analisi e la ricerca di soluzioni sono argomenti non […]

Pd - Foto di Orsonisindaco

Europee, il Pd forse apre a sinistra. Ma c’è una sinistra all’altezza della sfida?

di Sergio Caserta

Le prossime elezioni europee segnano uno spartiacque per l’attuale governo in carica, retto dal patto-contratto di governo tra M5s e Lega. Se confermeranno l’irresistibile ascesa del partito di Matteo Salvini, allora per Luigi Di Maio & C. la situazione potrebbe diventare insostenibile: piegarsi definitivamente ai diktat del “capitano” o rinunciare alla prosecuzione del governo e anche alla leadership nel Paese, già allo stato presente alquanto usurata? In ogni caso il risultato delle Europee sarà determinante.

Tra i due maggiori competitor però si è reinserito il Partito democratico, dato in buona ripresa dopo l’elezione di Nicola Zingaretti, come in parte hanno indicato le Elezioni regionali in Abruzzo e in Sardegna in cui il centrosinistra, guidato da due candidati non diretta espressione del Pd – Giovanni Legnini e Massimo Zedda -, ha recuperato una parte dei voti persi alle politiche di un anno fa, seppur non si possa certo parlare di successo.

Ora sembra che Zingaretti intenda almeno per le Europee rilanciare la centralità del Pd, ma riesumando l’apertura ad alleanze anche a sinistra. Non è per niente chiaro però in quale direzione, soprattutto per quanto riguarda le politiche del lavoro e ambientali sulle quali si è rotto la testa Matteo Renzi.
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Tornano le riviste? “Figure”: immagini e retoriche dell’età precaria

di Luca Mozzachiodi

La rivista sarà presentata a Bologna alle 19 di domani, martedì 23 ottobre, presso la libreria Modoinfoshop.

Per molto tempo si è pensato che la rivoluzione digitale avesse trascinato con sé, tra i resti del secolo scorso, anche le riviste, specie quelle che si era soliti definire, con una definizione di comodo spesso, militanti. Quello che restava di questa forma e di questa pratica intellettuale erano o riviste accademiche e di società di studi (foraggiate dal sistema accademico, sostenute da particolari enti, messe a bilancio d parte di fondazioni), o fogli più o meno letterari dove troppo spesso il dilettantismo veniva e viene esibito come spontaneità, virtù e conquista democratica. Le esperienze positive di resistenza e innovazione, merita per onestà di essere citata Gli asini, faticavano a svolgere il loro lavoro con rinnovata efficacia in queste condizioni di impoverimento

L’immediatezza, e non uso a caso questa parola, che sembra aver investito e trasformato nel suo segno tutti gli scambi anche culturali, intellettuali e politici, ci ha lasciato in eredità una miriade di blog e siti, di giornali e di appendici in volume a sporadica uscita che contornano la produzione immessa direttamente nel web; tutte queste esperienze dimostrano di avere il più delle volte caratteristiche comuni.

Non hanno una vera e propria redazione o la hanno solo per quanto strettamente concerne la legge sulla registrazione e la catena di produzione; la redazione (se c’è) non si incontra per discutere, per elaborare un discorso comune e una linea, spesso i redattori non si conoscono, il che in poche parole significa che questi spazi sono generalisti, non hanno una definita riconoscibilità culturale e, anche quando parlano di politica dal lunedì alla domenica, non sono politici.
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La mia indignazione per ciò che accade nella sanità: l’ultimo intervento di Vincenzo Tradardi

di Vincenzo Tradardi

Intervento tenuto il 23 settembre 2016 alla “Festa della Costituzione”, Parco Bizzozzero, Parma, 23-24 settembre 2016. È stato l’ultimo intervento pubblico di Vincenzo Tradardi, scomparso lo scorso 19 ottobre.

Oggi sono venuto perché volevo urlare la mia indignazione per quello che sta succedendo nel campo della Sanità. Mi avete presentato come ex-presidente dell’Unità Sanitaria Locale n. 4 di Parma, e stiamo parlando del 1980, cioè gli anni di applicazione della grande riforma sanitaria. La legge 833 fu approvata nel dicembre 1978, un anno durissimo, l’anno dell’assassinio di Aldo Moro. Eppure alla fine di quell’anno tragico le forze politiche a grandissima maggioranza approvarono questa grande riforma sanitaria.

Pensare che la riforma sanitaria sia stata il frutto del lavoro parlamentare è non dire la verità. La riforma sanitaria fu prima di tutto vissuta nel tessuto concreto delle lotte, e non solo dei lavoratori della Sanità, ad esempio nei nostri ospedali. Io mi ricordo quante manifestazioni abbiamo fatto, non solo quindi lotte degli addetti alla Sanità, ma io penso quanto il tema della Sanità vide da protagonisti i lavoratori. I lavoratori con i sindacati compresero il valore della tutela della salute in fabbrica e quindi della prevenzione, e a Parma come altrove ci furono lotte di straordinario valore. Quindi la riforma sanitaria non fu un atto di commissioni parlamentari se non nella parte finale.
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“Il lavoro e i suoi sensi”: l’accumulazione flessibile

senzanome

di Gian Marco Martignoni

Da quando il futurologo Daniel Bell ha coniato la definizione di società post-industriale, la tesi della perdita di rilevanza e di centralità del lavoro è diventata dominante nella teoresi di gran parte dell’intellighenzia marxista o post-marxista.

Come è noto la tara dell’eurocentrismo gioca brutti scherzi, sicché scambiando la parte per il tutto si è con estrema rapidità passati dall’«addio al proletariato» di André Gorz alla «fine del lavoro» preconizzata da Jeremy Rifkin, nel mentre Antonio Negri e Michael Hardt recuperavano dal filosofo olandese Baruch Spinoza il termine di “moltitudine”, in concomitanza, a loro avviso, del passaggio epocale al cosiddetto “capitalismo cognitivo”.

Al contempo Jurgen Habermans, ovvero il massimo esponente della “Scuola di Francoforte”, individuando nella scienza «la principale forza produttiva», è giunto al punto di negare validità alla teoria del valore-lavoro.

In questo contesto disorientante è pertanto benvenuta la riedizione aggiornata e ampliata della ricerca Il lavoro e i suoi sensi (Edizioni Punto Rosso: pag 244, euro 15) di Ricardo Antunes, svolta all’Università del Sussex – in Inghilterra – in stretta relazione con Isrvan Meszaros: il sociologo brasiliano affronta con uno sguardo di portata globale la nuova morfologia del lavoro e le sue continue trasformazioni, all’interno di quell’accumulazione flessibile che contraddistingue l’odierna totalità capitalistica.
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Frank Cimini: è la politica che trasforma la società, non il diritto

Frank Cimini
Frank Cimini
di Roberto Loddo

Frank Cimini è un cronista giudiziario dalla barba nera e la battuta pronta. Ha attraversato 36 anni di giornalismo giudiziario italiano svelando i retroscena del palazzo di giustizia di Milano. Ex ferroviere, poi praticante al Manifesto, per venticinque anni al Mattino, inviato al Palazzo di Giustizia di Milano. In pensione dalla fine del 2013, cura il blog Giustiziami.it insieme alla giornalista Manuela D’Alessandro.

Sono poche le voci del giornalismo che hanno maturato una sensibilità libertaria e garantista. Come sei arrivato ad occuparti di cronaca giudiziaria?

La mia formazione di cronista giudiziario nasce come continuazione dell’attività politica, mi occupavo delle ingiustizie del carcere e dei diritti dei detenuti. La professione giornalistica è stata l’evoluzione politica nata dalla militanza nella sinistra extraparlamentare da quando facevo parte di Soccorso Rosso.

La crisi della carta stampata e dei media tradizionali ha pregiudicato l’indipendenza e la qualità dell’informazione?
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“Due giorni, una notte”: storia di solidarietà tra le continue paure di perdere il lavoro

di Maria Lombardo

L’apparente semplicità delle storie e dei personaggi dei fratelli Dardenne dà vita a film che definire ineffabili non è eccessivo. Da “Rosetta” a “Il figlio” e “L’enfant. Una storia d’amore”, a “Due giorni una notte” storia di ultimi, anche questa, di gente che nell’Europa della crisi, è stretta dal bisogno e dalla paura di perdere il posto di lavoro. Rischio che si materializza per Sandra licenziata dalla piccola fabbrica di pannelli solari in cui fa l’operaia, il cui fatturato subisce la concorrenza asiatica.

Nel quadro sociale ed economico contemporaneo, fra le strade di una cittadina belga, il bisogno spinge i dipendenti della ditta ad accettare i mille euro offerti dal datore di lavoro in cambio del voto positivo al licenziamento di Sandra. Dall’altra parte c’è lei, affannata, scoraggiata, pronta a mollare ma spinta dall’amore del marito a non arrendersi. Lei e lui, due figli e una casa per la quale un solo stipendio non può bastare. E però ognuno pensa per sé. Mille euro per le tasse universitarie dei figli, la ristrutturazione della casa… ognuno ha un proprio bisogno.

Attorno a Sandra (una straordinaria Marion Cotillard) magra, emaciata, depressa e Minu (Fabrizio Rongione) volitivo marito che riesce a tenerla a galla, l’umanità multiforme dei suoi colleghi di fabbrica, persone generose o egoiste che lei va a cercare una per una. Ed è questa ricerca di solidarietà, la chiave del film. Meglio avere cuore o possedere quattro soldi in più? Acclamato al Festival di Cannes, “Due giorni, una notte” è capace, come altri titoli dei Dardenne, di emozionare come la vita, una conquista continua, di quegli “ultimi” che costituiscono l’universo narrativo dei fratelli registi belgi.
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“Due euro l’ora”: il cinema e la narrazione dei diritti

Due euro l'ora
Due euro l'ora
di Romeo Pisano

Non a caso scelgo di andare sul set del film Due euro l’ora nei giorni in cui si sono consumate le ennesime tragedie di morti bianche in questo paese che non sembra in grado neppure di tenere corrette statistiche del fenomeno. Spero di riuscire ad ottenere un minimo di attenzione da Andrea D’Ambrosio, il regista impegnato sul set di un film difficile con un tema, quello dei diritti negati, che raramente entra nella narrazione cinematografica; se succede ne esce dalla porta posteriore, espulso dalla nostra secolare inclinazione a considerare tutto inutile, vago e mai vero.

Posso contare sul vantaggio di conoscere questo giovane regista, avere un’idea del suo talento e della sua capacità di analisi della società, soprattutto meridionale, magistralmente rappresentata negli innumerevoli documentari di cui è costellata la sua carriera. Trovo un ambiente, Montemarano, davvero affascinante, un set naturale, in cui si muove una troupe entusiasta; in essa noti subito presenze giovanili che ti confessano candidamente di avere avuto nell’altra vita esperienze di “due euro l’ora”, stupiti che si possa partecipare ad una impresa così esaltante, oltre tutto con un regolare contratto (a proposito di diritti!)

Il regista mi dedica del tempo nella pausa pranzo e le sue prime parole mi convincono che sui diritti e molti altri argomenti Andrea D’Ambrosio ha idee chiare e questa chiarezza vuole infondere nel film. Mai intervista è stata più semplice, tutto ciò che volevo chiedere mi è stato spontaneamente e anticipatamente offerto nelle acute analisi del regista; quale migliore garanzia che i diritti saranno oggetto fondamentale della sua narrazione?
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Manifesta 2014: online i video del dibattito su lavoro e precariato / 3

Concludiamo, dopo la pubblicazione dei primi video (qui e qui, con i filmati realizzati durante i dibattiti tenuti nel corso della Manifesta 2014. Ecco dunque online le voci che sono si sono alternate nell’appuntamento di venerdi 18 luglio, “Il lavoro precario in Italia e in Europa, condanna di una generazione?” Vi hanno preso parte Pier […]

Manifesta 2014: online i video del dibattito su lavoro e precariato / 2

Proseguiamo, dopo la pubblicazione dei primi video, con i filmati realizzati durante i dibattiti tenuti nel corso della Manifesta 2014. Continuiamo dunque con le voci che sono si sono alternate nell’appuntamento di venerdi 18 luglio, “Il lavoro precario in Italia e in Europa, condanna di una generazione?” Vi hanno preso parte Pier Giovanni Alleva, Elly Schlein […]

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