Top 200: la crescita del potere delle multinazionali

di Francesco Gesualdi Per il decimo anno consecutivo Wal-Mart mantiene il primo posto, per fatturato, nella graduatoria mondiale delle multinazionali. Lo rende noto Top 200, edizione 2019, il dossier curato dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo, sulle prime 200 multinazionali del mondo. Wal-Mart è la più grande catena di supermercati: 11.200 in tutto il mondo […]

L’arroganza del potere verso la stampa: Raoul Gardin, il manifesto e l’ignavia di certi giornalisti

di Loris Campetti Ho letto con interesse il resoconto del giornalista Valerio Lo Muzio da Milano Marittima, in cui racconta le sue faticate riprese con la telecamera della performance del figliolo di Salvini sulla moto d’acqua della Polizia di Stato. Riprese fatte nelle peggiori condizioni tra le minacce dei protettori del ministro dell’Interno, poliziotti o […]

Torna la Manifesta: il 21 e il 22 giugno a Bologna per comprendere i linguaggi del potere

Le date ufficiali ci sono, il programma pure. È pronta la Manifesta, la due giorni organizzata dall’Associazione Il Manifesto in Rete, che si terrà venerdì 21 e sabato 22 maggio a Bologna, presso il Centro sociale e culturale Giorgio Costa. Qui sotto ecco il programma completo (si può scaricare) attraverso cui sarà è possibile “comprendere […]

Le democrazie sono imperfette

di Gianfranco Pasquino

Alle democrazie manca sempre qualcosa. È giusto così. Forse è persino meglio così perché nelle democrazie è possibile continuare a cercare quello che manca, spesso trovandolo. Democratico è quello che deve essere soggetto al controllo del popolo: governanti, rappresentanti, assemblee elettive, leggi, non, però, la burocrazia, le Forze Armate, la magistratura, le istituzioni scolastiche che debbono rispondere a criteri di efficienza ed efficacia, di conseguimento degli obiettivi decisi dai rappresentanti e dai governanti. Il popolo deciderà poi se, come, quando fare circolare quei rappresentanti e governanti, cambiarli, meglio non usando il criterio burocratico del limite ai mandati tranne per le cariche elettive di governo che hanno la possibilità di sfruttare il loro potere per influenzare la propria rielezione.

La democrazia riguarda esclusivamente la sfera politica, quella nella quale si affida a qualcuno il potere di decidere “secondo le forme e i limiti della Costituzione”. È ciascuna Costituzione a stabilire quelle forme e i relativi limiti. Qualcuno deve arbitrare relativamente alle forme e ai limiti. Dalla Costituzione Usa in poi quel qualcuno è una Corte costituzionale, il “giudice delle leggi”, la cui esistenza e la cui attività non vanno a scapito della democrazia tranne quella interpretata in chiave populista dove il popolo deciderebbe tutto con il suo voto, a prescindere dalle forme e dai limiti, finendo spesso nelle braccia di leader populisti e demagoghi e con loro fuoriuscendo dalla democrazia.
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I medici che curano le ferite invisibili della tortura

di Annalisa Camilli

La prima cosa che fa quando si trova davanti un paziente che è stato torturato è cercare di capire il progetto che aveva in mente il suo torturatore. Lilian Pizzi, psicoterapeuta, ha una voce decisa mentre con un leggero accento toscano descrive le tecniche usate dall’équipe composta da medici, psicologi, fisioterapisti, operatori legali e assistenti sociali che dall’aprile del 2016 a Roma si occupa di curare decine di persone che hanno subìto violenze, abusi e torture nelle carceri di mezzo mondo.

La stanza dove incontra i pazienti è semivuota: un tavolo bianco con due sedie grigie, un mobiletto che serve da schedario e, dietro al tavolo, una finestra che affaccia su una strada trafficata. Una luce fioca e qualche rumore di clacson filtrano attraverso una grata.

“La tortura ha lo scopo di mettere a tacere persone che sono considerate scomode in un determinato sistema di potere e in un certo contesto storico”, spiega Pizzi, che ha una lunga esperienza alle spalle. “Per questo bisogna chiedersi sempre a che serve la violenza, perché è stata praticata, perché lo stato l’ha tollerata o perché addirittura l’ha usata”.
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Populismo sovrano, quando il potere è altrove: i video del dibattito

“Populismo sovrano” è il titolo del libro di Stefano Feltri presentato a Bologna con Nadia Urbinati, politologa, e Bruno Simili, vicedirettore della rivista il Mulino, introdotti da Paolo Dadini dell’Associazione il manifesto in rete. Si è parlato di una promessa che non si può mantenere perché il potere è altrove. Il dibattito, particolarmente seguito, viene riproposto ora con i video dell’incontro.


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Giorgio Galli: “Sinistra in crisi perché ha abbandonato il marxismo”

di Radio Popolare

“Nella cultura della sinistra è prevalsa l’idea che il crollo dell’impero sovietico equivaleva al crollo del grande prodotto culturale che è stato il marxismo. Il marxismo ha studiato il capitalismo meglio dei grandi studiosi liberali, Marx è meglio di Keynes e Schumpeter”. Giorgio Galli è stato ospite negli studi di Radio Popolare. Ha spiegato così la crisi della sinistra italiana, facendola risalire allo sbandamento culturale seguito al crollo del muro di Berlino e alla fine dell’Urss:

“La sinistra italiana nella grande maggioranza ha identificato la Russia con il marxismo e il socialismo, il che non era vero – ha detto Galli intervistato da Luigi Ambrosio a Il Demone del Lunedì – quando ha visto crollare l’Unione Sovietica la sinistra ha creduto che fosse crollato anche questo grande prodotto culturale (il marxismo) che avrebbe permesso di capire il capitalismo globalizzato delle multinazionali”.

“Avendo abbandonato strumenti concettuali costruiti in un secolo e più – ha continuato Giorgio Galli – la sinistra si è trovata spiazzata di fronte al neoliberismo, la famosa idea della Thatcher ‘non c’è alternativa’, il sistema attuale visto come unico sistema possibile”. Il 10 febbraio il professor Giorgio Galli ha compiuto 90 anni. Da sempre studia la sinistra, il capitalismo, le dinamiche politiche internazionali.
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Mediocrazia

La “mediocrazia” ci ha travolti: così i mediocri hanno preso il potere

di Angelo Mincuzzi

Una «rivoluzione anestetizzante» si è compiuta silenziosamente sotto i nostri occhi ma noi non ce ne siamo quasi accorti: la “mediocrazia” ci ha travolti. I mediocri sono entrati nella stanza dei bottoni e ci spingono a essere come loro, un po’ come gli alieni del film di Don Siegel “L’invasione degli ultracorpi”. Ricordate?

“Mediocrazia” è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal. Il lavoro (La Mediocratie, Lux Editeur) non è stato ancora tradotto in italiano ma meriterebbe di esserlo se non altro per il dibattito che ha saputo suscitare in Canada e in Francia.

Deneault ha il pregio di dire le cose chiaramente: «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia – scrive all’inizio del libro -, niente di comparabile all’incendio del Reichstag e l’incrociatore Aurora non ha ancora sparato nessun colpo di cannone. Tuttavia, l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere». Già, a ben vedere di esempi sotto i nostri occhi ne abbiamo ogni giorno. Ma perché i mediocri hanno preso il potere? Come ci sono riusciti? Insomma, come siamo arrivati a questo punto?

Quella che Deneault chiama la «rivoluzione anestetizzante» è l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’«estremo centro» dice il filosofo canadese. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.
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Sinistra

Sinistra, riformismo e riforme: è necessario un movimento che rappresenta la vita reale

di Cristina Quintavalla

Norma Rangeri, nel suo decalogo sulle possibilità di vita a sinistra, indica come punto dirimente la scelta di un “riformismo di sinistra”. Affermazione impegnativa, a cui replicherei con una domanda: l’improponibilità odierna della rivoluzione coincide ipso facto con la necessità di una collocazione nel campo riformistico? Non c’è tra riformismo e rivoluzione una possibilità di opzioni intermedie anche molto radicali?

C’è stata nel nostro Paese, negli anni Settanta, una sola grande stagione di riforme: lo Statuto dei lavoratori, la scuola per tutti e ciascuno, il servizio sanitario nazionale. Esse però furono strappate dopo lunghissime lotte senza quartiere, che videro una straordinaria mobilitazione popolare, operaia, studentesca, in anni peraltro in cui il Pci non era al governo, bensì all’opposizione di governi guidati – guarda un po’ – dalla DC dei vari Rumor, Andreotti, Colombo, ed era oltretutto incalzato da una sinistra in genere composita, divisa, ma molto radicale.

La storia insegna che il discrimine non è necessariamente quello di essere una forza di governo, bensì una forza – un insieme di forze – che rappresenta il movimento reale della vita reale. Le altre, che pure si chiamano riforme, in realtà sono state contro-riforme, indipendentemente dai presidenti del consiglio di turno: è persino con governi di centro-sinistra che sono partite le liberalizzazioni e le privatizzazioni.

Vocazione minoritaria? Certo, sinché non si dimostra di essere maggioritari, rispetto ai bisogni, agli interessi, e soprattutto alla reale capacità di mobilitazione e di lotta della gente. La prospettiva della costruzione dell’unità delle sinistre può essere senz’altro una buona intuizione, che coglie la domanda politica di quella parte del paese, che da oltre vent’anni tiene viva la lotta contro gli attacchi del grande capitale e dei suoi governi.
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Cina e potere: i video della presentazione bolognese di Angela Pascucci / 1

Introduzione di Roberto Bonezzi Intervento di Annamaria Russo e Amina Crisma Intervento di Amina Crisma e Angela Pascucci Intervento di Angela Pascucci In attesa del prossimo appuntamento della rassegna Un libro e un menu ideata dall’Associazione Il Manifesto in Rete, in programma per il prossimo 20 dicembre con il libro “Note di storia dell’alimentazione del […]

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