Portogallo, la sinistra che avanza

di Jacopo Custodi Il 6 ottobre 2019 in Portogallo si sono svolte le elezioni parlamentari, dopo quattro anni di geringonça (l’”accozzaglia”), durante i quali il Partito Socialista, di centro-sinistra, ha governato in minoranza grazie ad un’alleanza parlamentare con la sinistra radicale, composta dai comunisti del PCP, dai verdi del PEV e dal Bloco De Esquerda. […]

Portogallo: perché è una nazione in vendita a prezzi scontati

Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare
Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare
di Maurizio Matteuzzi

Mario Soares, il novantenne leader socialista, è uno dei padri nobili del Portogallo democratico nato sull’onda della Rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974 e uno dei grandi vecchi della socialdemocrazia europea. Due volte primo ministro e due volte presidente della repubblica, ha lasciato la politica attiva e ora scrive spesso per i giornali commenti e analisi sulla politica portoghese, europea e mondiale. Il suo articolo più recente è dedicato alla crisi del Portogallo. Interessante e lucido, inoppugnabile nei dati, si presta però a una considerazione finale.

Vediamone i tratti salienti. Il governo del premier Pedro Passos Coelho “ha portato avanti delle politiche di austerità così estrema che hanno causato ai portoghesi un disastro irreparabile. La percezione dell’immensa maggioranza della popolazione è che stiamo sopportando il governo più distruttivo della storia del paese. E che ci troviamo sull’orlo di una rottura sociale”.

Con quali risultati? “L’aumento galoppante della disoccupazione e la riduzione dei salari, delle pensioni e degli indennità di licenziamento, insieme a una carica fiscale insopportabile, hanno provocato una perdita del potere dì acquisto intorno al 12% dei salari del settore privato e fra il 25 e il 30% del settore pubblico.
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Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare

Portogallo: un Paese in demolizione con manovre di macelleria sociale

di Maurizio Matteuzzi

Una “mano tesa” o invece più corda per impiccarsi offerta a un paese che il vecchio socialista Mario Soares definisce “in demolizione” e a serio rischio di “rottura sociale”? La “concessione” fatta dalla troika (UE-BCE-FMI), con il nuovo crack a Cipro sullo sfondo, prevede un anno in più per risanare i conti. Nei termini originali fissati nel memorandum d’intesa del maggio 2011 – il piano di soccorso da 78 miliardi di euro, di cui 12 per salvare le banche, da restituire entro i successivi tre anni -, il governo del conservatore Pedro Passos Coelho (“socialdemocratico” di nome ma in Portogallo il PSD è il centro-destra liberal-liberista) avrebbe dovuto ridurre il deficit di bilancio al di sotto del fatidico 3% del prodotto interno lordo entro il 2014. Ora ci sarà tempo fino al 2015.

Un riconoscimento della troika per gli sforzi compiuti dallo zelantissimo governo di Passos Coelho e dal suo staff economico di “tecnici” duri e puri (il ministro delle finanze Vitor Gaspar e quello dell’economia Alvaro Santos Pereira), un premio per la stabilità finanziaria e le riforme strutturali. Ma anche il sintomo della preoccupazione per le “deboli prospettive di crescita” (il -3.2% del 2012, il previsto -2.3% del ’13, un incertissimo +0.6% del ’14) che consigliano “un aggiustamento” del percorso del risanamento fiscale. Intanto la disoccupazione, conferma la troika, continuerà a galoppare, superando la soglia del 18% e infierendo fra i giovani (il 38.7%, terzultimo posto in Europa, dopo Grecia e Spagna e subito prima dell’Italia).

Però la troika è soddisfatta del governo lusitano, un vero specialista in macelleria sociale, e delle sue riforme (anche se l’altro caposaldo di Maastricht-Merkel: il rapporto debito pubblico-pil al 60% massimo, va sempre peggio, ormai superiore al 120%, peggio in Europa solo Grecia e Italia): “la strada è giusta” e il presidente della Commissione europea, il portoghese José Manoel Durao Barroso, antico maoista passato armi e bagagli a destra, dice che “per il Portogallo c’è speranza”.
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