Legge elettorale, presentata proposta di iniziativa popolare: parla Alfiero Grandi

di Job News

Silenzio dei media sulla iniziativa presa dal Coordinamento democrazia costituzionale che ha presentato qualche giorno fa una proposta di legge di iniziativa popolare per cambiare, subito, appena saranno elette le nuove Camere, la pessima legge elettorale con cui i cittadini il 4 marzo sono chiamati al voto. Non disturbate il manovratore, questa sembra essere la linea dei giornali, delle televisioni, Rai in testa.

Anche se i giudizi sul Rosatellum sono, nella stragrande maggioranza, negativi, praticamente solo l’autore, il capogruppo del Pd alla Camera, ovviamente, ne è entusiasta, ormai gli scriba si occupano solo di liste, accorpamenti, cespugli, alleanze innaturali. Addirittura si ignora, e se lo si sa si nasconde, che nel nuovo regolamento del Senato, quello che verrà eletto a marzo, è previsto che proposte di legge di iniziativa popolare devono essere discusse entro tre mesi dalla presentazione.

Da qui la presentazione della proposta in Cassazione e di seguito partirà la raccolta delle firme mentre procede la campagna elettorale. Alfiero Grandi, vicepresidente del Comitato per la democrazia costituzionale con l’articolo che di seguito riportiamo ricostruisce il retroscena che ha portato alla approvazione della pessima legge e apre la campagna per cambiarla in tempi rapidi.
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Referendum: a un anno dal 4 dicembre 2016

di Domenico Gallo

È passato un anno da quel voto. Malgrado l’amarezza e le incertezze del tempo presente, il 4 dicembre 2016 rappresenta un tornante, una svolta nella storia della democrazia italiana. Abbiamo osservato, a suo tempo, che con questo referendum il popolo italiano ha compiuto un vero e proprio atto costituente. Precedenti a questo furono, l’insurrezione popolare del 25 aprile 1945, la scelta della Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente il 2 e 3 giugno 1946, la bocciatura della riforma costituzionale imposta dal governo Berlusconi, il 25 e 26 giugno 2006.

Il 4 dicembre, in controtendenza rispetto ad ogni altra ricorrenza elettorale, gli italiani si sono recati in massa a votare, con un’affluenza alle urne del 65,47%. La riforma Renzi-Boschi è stata spazzata via con un risultato finale di 19.419.507 voti a favore del NO (pari al 59,1% dei votanti) e 13.432.208 a favore del SI (pari al 40,9%) alle urne.

Il responso è stato netto e definitivo, gli elettori ancora una volta hanno espresso fiducia nel modello di democrazia prefigurato dai padri costituenti e nei beni pubblici repubblicani che quel modello attribuiva al popolo italiano. Dopo quasi settant’anni dalla sua entrata in vigore il popolo, riconfermando la validità della Costituzione, ha impedito la trasformazione – già in atto – della Repubblica in una sorta di principato, sottoposto al protettorato dei poteri finanziari internazionali che avevano dettato la riforma al governo Renzi, manifestando la loro avversione per le Costituzioni antifasciste del dopoguerra.
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Tocca a noi fermare il fascistellum

di Alfiero Grandi

Il rischio è che ci sia assuefazione alla legge elettorale approvata con ben 8 voti di fiducia per impedire che i parlamentari si prendessero la libertà di avere un’opinione, presentando e votando emendamenti. Questa forzatura è servita a creare un fatto compiuto e nel nostro paese questo spesso vuol dire assuefazione, tanto ormai…

Invece no, occorre contrastare la politica del fatto compiuto e dell’assuefazione facile. Questa legge elettorale probabilmente sarà quella con cui si voterà nelle prossime elezioni, se la Corte non accetterà prima del voto i rilievi di costituzionalità che sono stati presentati in diversi tribunali dagli avvocati del Cdc.

Dopo il voto le elettrici e gli elettori potranno far sentire di nuovo la loro voce sulla legge elettorale. Solo un’iniziativa forte dei cittadini potrà sbloccare la situazione allucinante che questa legge provocherà. Resta in parte un mistero perché il Pd abbia voluto questa legge fino a spingere il governo a mettere voti di fiducia a ripetizione sia alla Camera che al Senato per imporne l’approvazione. Certo si intuisce che è una legge elettorale studiata per fermare i 5 stelle e stroncare sul nascere la sinistra che ha rotto con il Pd a trazione renziana.
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Elezioni - Foto di Davide e Paola

Legge elettorale, fermiamo la deriva

di Alfiero Grandi, vicepresidente Coordinamento democrazia costituzionale

La legge elettorale torna di attualità perché nessuno può assumersi apertamente la responsabilità della mancata approvazione senza pagare un prezzo politico pesante. Non fosse che per finzione, la legge elettorale tornerà in discussione. Una nuova legge elettorale è indispensabile dopo il referendum del 4 dicembre 2016, che ha bocciato la manomissione della Costituzione e l’affossamento del Senato, che è rimasto elettivo.

Il presidente della Repubblica ha chiesto al Parlamento di approvare una nuova legge elettorale prima delle elezioni ed è ridicolo giustificare il fallimento del tentativo che ha coinvolto i maggiori partiti, con un incidente parlamentare importante ma non tale da giustificare un voltafaccia. In realtà Matteo Renzi non reggeva più le critiche del fronte maggioritario e ha colto l’occasione per mandare tutto all’aria.

Il 6 settembre la Commissione della Camera riprenderà l’esame della legge elettorale. Occorre vigilare per ottenere una nuova legge elettorale, evitando che diventi una soluzione peggiore del problema che dovrebbe risolvere.

Nell’opinione pubblica permane una sottovalutazione dell’importanza della legge elettorale, che invece dovrebbe avere i suoi capisaldi scritti nella Costituzione, così da evitare – come è accaduto più volte – che tra Costituzione e legge elettorale si aprano contraddizioni su cui sono intervenute le sentenze della Corte. Purtroppo tardive, visto che abbiamo votato tre volte con il Porcellum prima che fosse dichiarato incostituzionale.
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Italicum: se la Consulta riapre i giochi

di Domenico Gallo

Con la sua sentenza la Corte Costituzionale ha demolito la legge elettorale più bella del mondo, che tutta l’Europa ci avrebbe copiato. Questo risultato non è nato dal caso. Se ben cinque Tribunali hanno sollevato nel giro di pochi mesi la questione di incostituzionalità dell’Italicum, questo è frutto di una mobilitazione senza precedenti della società civile, che ha coinvolto circa 200 avvocati in tutt’Italia, coordinati dall’avvocato Felice Besostri, assieme a migliaia di cittadini che, a loro spese, hanno introdotto 22 giudizi per contestare dinanzi ai Tribunali l’illegittimità di una legge elettorale volta a taroccare il risultato del voto, mortificando i diritti politici del cittadino.

Si è trattato di un caso esemplare di contrapposizione fra la società civile ed il Palazzo, fra i diritti dei cittadini e l’arroganza di un ceto politico che conosce solo la legge della propria convenienza. Il merito principale della sentenza della Consulta è quello di aver ribadito che le leggi elettorali devono essere conformi alla Costituzione e possono essere contestate dai cittadini prima della loro applicazione concreta, respingendo in toto la tesi del Governo dell’inammissibilità del controllo di costituzionalità preventivo. In tal modo è stato impedito il ripetersi dello scandalo di un Parlamento eletto con una legge costituzionale illegale.
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Referendum sul divorzio - Foto L'Unità

Vi racconto tutti i trambusti su Italicum e referendum

di Francesco Damato

Per quanto modesta, se non la si vuole chiamare addirittura banale, trattandosi dell’ovvio riconoscimento che qualsiasi legge, anche quella elettorale, è “nella disponibilità del parlamento”, che la può modificare come e quando vuole, l’apertura fatta da Matteo Renzi alla possibilità, appunto, di cambiare le regole per l’elezione della Camera sta provocando una slavina.

Fra quanti hanno interesse a cambiare l’Italicum, come si chiama questa benedetta legge, o ne hanno reclamato la modifica per votare sì al referendum confermativo sulla riforma costituzionale, come l’editore e il fondatore della Repubblica di carta, cioè Carlo De Benedetti ed Eugenio Scalfari, ma anche le minoranze del Pd, si è aperta una gara a chi alza di più il prezzo.

Mentre De Benedetti e Scalfari sembrano potersi accontentare di un impegno pubblico e affidabile del presidente del consiglio, di cui Scalfari qualche settimana fa indicò anche le procedure, con tanto di dichiarazione da depositare – se non ricordo male – nelle mani dei presidenti della Repubblica e delle Camere, il senatore piemontese Federico Fornaro, della minoranza del Pd, ha chiesto ai capigruppo del suo partito di prendere subito l’iniziativa. Cioè di “aprire un tavolo” di trattativa con gli altri gruppi e presentare un disegno di legge da discutere. Altro che limitarsi al dibattito già calendarizzato alla Camera in settembre su una mozione promossa dalla sinistra vendoliana sulla necessità di modificare l’Italicum.

Ma i capigruppo parlamentari del Pd non sembrano avere tanta voglia di muoversi così in fretta. Un po’ perché diffidano della possibilità di trovare un’intesa praticabile, provvista cioè dei numeri necessari per tradurla in una vera e propria legge di modifica, e temono che un fallimento del confronto, o della trattativa, finisca non per svelenire ma per avvelenare di più la campagna referendaria sulla riforma costituzionale.
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Le ragioni del no: quando la pezza (l’Italicum) è peggio del buco (il Porcellum)

di Alfiero Grandi

Ringraziamo anzitutto quanti hanno contribuito a portare il numero dei comitati territoriali da 160 a 400 nei tre mesi di raccolta delle firme per i due referendum abrogativi sull’Italicum e per il referendum costituzionale. L’ultimo è nato a Minturno giovedì scorso. Questo lavoro aveva anzitutto l’obiettivo di rendere possibili i due referendum sull’Italicum e garantire non tanto l’effettuazione del referendum costituzionale, che sapevamo essere ormai certo, quanto di riuscire ad inserire un protagonista nella campagna elettorale referendaria che fosse espressione dei cittadini che si battono per la vittoria del No contro la legge Renzi-Boschi.

Ringraziamo le donne e gli uomini che hanno organizzato i banchetti per raccogliere le 420.000 firme per i due referendum sull’Italicum e le 316.000 per il referendum costituzionale. Ringraziamo le centinaia di migliaia di elettrici e di elettori che abbiamo avvicinato durante la raccolta delle firme – raccogliendo complessivamente più di un milione e centomila firme – che hanno ascoltato le nostre ragioni, le hanno condivise e hanno firmato per i referendum. Molti di questi cittadini si sono a loro volta impegnati in questa opera di informazione e sensibilizzazione, che è diventata sempre più ampia.

È vero, non abbiamo centrato l’obiettivo dei due referendum sull’Italicum perché non abbiamo raggiunto le 500.000 firme valide necessarie per farli scattare. Per questo sottolineiamo le aspettative che abbiamo riposto sulla sentenza della Corte costituzionale che grazie all’iniziativa degli avvocati che fanno riferimento ai nostri comitati dovrà pronunciarsi il 4 ottobre sulla costituzionalità dell’Italicum. Italicum che a noi è sempre sembrato fin troppo simile al porcellum, la legge che la Corte costituzionale ha già sanzionato per le stesse ragioni che ci hanno portato a promuovere il referendum.
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Elezioni - Foto di Davide e Paola

Legge elettorale: la parola alla gente o ai segretari di partito?

di Aldo Penna

Dal confronto tra l’Italicum, revisione peggiorativa del Porcellum che gli accordi tra Renzi e Berlusconi vorrebbero come scenario per l’Italia esce fuori il confronto non tra due modelli elettorali ma tra due visioni della politica, delle libertà, del potere. La politica delle liste bloccate, delle candidature multiple e degli abnormi premi di maggioranza, espressione della deriva elitaria italiana, trova un correttivo democratico.

Certo il sistema che gli italiani 21 anni fa avevano scelto era il sistema maggioritario all’inglese. Ma i partiti si sono ben guardati da osservare quel mandato, Prima annacquandolo con il recupero proporzionale, poi con i candidati piazzati nei collegi senza nessun legame con il territorio.

Voluto ufficialmente da Berlusconi ma appoggiato nei fatti da tutto il centrosinistra, il Porcellum ha segnato una profonda ferita nella rappresentanza democratica italiana. L’Italicum trasformerebbe quella ferita in orrenda mutilazione, ancora più insopportabile perché proveniente dal medico che doveva guarire quella malattia.
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Elezioni - Foto di Davide e Paola

Italicum peggio del porcellum, fermatevi

di Pie­tro Adami, Anna Fal­cone, Gio­vanni Incor­vati, Raniero La Valle, Roberto La Mac­chia, Dome­nico Gallo, Fabio Mar­celli, Valen­tina Pazè e Paolo Solimeno

La pro­po­sta di riforma elet­to­rale depo­si­tata alla Camera a seguito dell’accordo tra il segre­ta­rio del Par­tito Demo­cra­tico Mat­teo Renzi e il lea­der di Forza Ita­lia Sil­vio Ber­lu­sconi con­si­ste sostan­zial­mente, con pochi cor­ret­tivi, in una rifor­mu­la­zione della vec­chia legge elet­to­rale – il cosiddetto “Por­cel­lum” – e pre­senta per­ciò vizi ana­lo­ghi a quelli che di que­sta hanno moti­vato la dichia­ra­zione di inco­sti­tu­zio­na­lità ad opera della recente sen­tenza della Corte costi­tu­zio­nale n.1 del 2014.

Que­sti vizi, afferma la sen­tenza, erano essen­zial­mente due. Il primo con­si­steva nella lesione dell’uguaglianza del voto e della rap­pre­sen­tanza poli­tica deter­mi­nata, in con­tra­sto con gli arti­coli 1, 3, 48 e 67 della Costi­tu­zione, dall’enorme pre­mio di mag­gio­ranza – il 55% per cento dei seggi della Camera – asse­gnato, pur in assenza di una soglia minima di suf­fragi, alla lista che avesse rag­giunto la mag­gio­ranza rela­tiva.

La pro­po­sta di riforma intro­duce una soglia minima, ma sta­bi­len­dola nella misura del 35% dei votanti e attri­buendo alla lista che la rag­giunge il pre­mio del 53% dei seggi rende insop­por­ta­bil­mente vistosa la lesione dell’uguaglianza dei voti e del prin­ci­pio di rap­pre­sen­tanza lamen­tata dalla Corte: il voto del 35% degli elet­tori, tra­du­cen­dosi nel 53% dei seggi, ver­rebbe infatti a valere più del dop­pio del voto del restante 65% degli elet­tori deter­mi­nando, secondo le parole della Corte, “un’alterazione pro­fonda della com­po­si­zione della rap­pre­sen­tanza demo­cra­tica sulla quale si fonda l’intera archi­tet­tura dell’ordinamento costi­tu­zio­nale vigente” e com­pro­met­tendo la “fun­zione rap­pre­sen­ta­tiva dell’Assemblea”. Senza con­tare che, in pre­senza di tre schie­ra­menti poli­tici cia­scuno dei quali può rag­giun­gere la soglia del 35%, le ele­zioni si tra­sfor­me­reb­bero in una roulette.
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Il regalo avvelenato della nuova legge elettorale

Elezioni politiche - Foto di Alessio85di Raniero La Valle, presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione

La proposta Renzi-Berlusconi comprendente la legge elettorale sottoposta alla Camera e la rapida abolizione del Senato, va respinta. In via di principio va dato un segnale di irricevibilità di una proposta di assetto istituzionale ideata col concorso determinante di una personalità politica in stato di interdizione dai pubblici uffici.

Sarebbe mal posta la questione moralistica del “non trattare con un condannato” o una questione d’immagine dei luoghi e delle modalità degli incontri; è invece una grave questione di ordine istituzionale il fatto che il maggiore partito italiano ed il suo segretario eludano e contraddicano la decisione cautelare della magistratura che con l’interdizione dai pubblici uffici interpreta l’interesse pubblico ad evitare che un soggetto già giudicato come dannoso possa ulteriormente nuocere alla comunità.

La pena accessoria dell’interdizione non è infatti, nella ratio dell’ordinamento dello Stato di diritto, una misura vendicativa volta ad infierire sul colpevole, ma è una misura di prevenzione a beneficio della collettività perché essa non sia esposta ai rischi prevedibili provenienti dall’esercizio di funzioni pubbliche da parte di quel condannato.
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