Stefano Rodotà: tutti a fingere di non ricordare quando stringeva lo striscione della Fiom

di Loris Campetti

Della terna regalataci dalla Rivoluzione francese il nostro tempo salva ben poco. Certamente la libertà, ma solo quella intesa come il diritto delle merci e dei capitali di viaggiare liberamente; quanto agli umani, meglio che se ne restino a casa loro. Della fraternità resta ben poco, solo un accenno nella versione caritatevole, con il ricco buono che aiuta il povero, ma a condizione che anche lui sia buono.

Via la solidarietà di classe perché il conflitto non deve più essere tra il basso e l’alto, bensì tra coloro che soffrono giù in basso. Te la do io, allora, la fraternità. E che vogliamo dire dell’uguaglianza? Meglio tacere, al massimo possiamo prendercela con i politici che sono tutti uguali in quanto tutti ladri (salvo i politici che ci attizzano contro i politici che son tutti ladri). È normale, invece, che Marchionne guadagni 500 volte più di un operaio della Fiat. L’uguaglianza è stata sepolta dalla competizione che dev’essere praticata con cattiveria (guai al buonismo, o alla bontà che dir si voglia) al piano terra.

Siccome questo insegna il nostro tempo, è logico che di un personaggio straordinario come Stefano Rodotà si ricordi soltanto ciò che non è troppo incoerente con tale scenario. Rodotà? Un collaboratore prestigioso di Repubblica. L’uomo dei diritti civili, il garante della privacy. Al massimo, il tutore della Carta costituzionale, ma questo aspetto del suo impegno un po’ infastidisce il più grande giornale italiano: anche i migliori, a volte, sbagliano.
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Da Pomigliano ai voucher: riempiamo le piazze di Roma il 17 giugno

di Umberto Romagnoli

Non è stato finora osservato che la lesione subita dalla Cgil coi suoi milioni di rappresentati (oltreché dalla democrazia tout court) è qualitativamente identica a quella subita nel 2010, a Pomigliano D’Arco, dalla Fiom con le sue migliaia di iscritti (oltreché dalla garanzia costituzionale della libertà sindacale). La differenza è solo di quantità: riguarda l’entità della sbrego che è stato prodotto.

Allora, la Fiom venne estromessa dalla Fiat per non aver sottoscritto un contratto sostanzialmente imposto e l’espulsione era apparentemente legittimata dalla formulazione letterale dell’art. 19 st. lav. nella versione modificata dall’esito di un (improvvido) referendum del 1995. Nella riformulazione uscita dalla urne, infatti, la norma-pivot della nostra legislazione di sostegno sindacale subordinava la titolarità dei diritti di attività sindacale nei luoghi di lavoro alla sottoscrizione del contratto collettivo applicato nell’unità produttiva. Per ristabilire la legalità la Fiom ha dovuto rivolgersi alla Corte costituzionale, la quale ne ha ordinato la riammissione nei luoghi di lavoro emanando una sentenza appartenente alla tipologia delle sentenze c.d. additive, che sono assai infrequenti nella sua giurisprudenza. Nel 2013, ha riscritto la norma; e ciò per evitare che il dissenso di un sindacato sia punito sacrificando la libertà dei lavoratori di scegliersi la rappresentanza sindacale che vogliono.

Orbene, quel che accade oggi ripropone in misura esponenziale, fino ad ingigantirlo, il problema di come si possa reagire all’alterazione delle regole del gioco democratico quando la slealtà dell’interprete lo spinge a sfruttarne cinicamente veri o presunti difetti. Frode costituzionale. Schiaffo alla democrazia. Scippo di referendum. Strategia dell’inganno.
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Solidarietà con i lavoratori di Pomigliano: domani a Napoli “licenziaNO le opinioni”

Lavoratori di Pomigliano
Lavoratori di Pomigliano

Domani, venerdì 16 settembre, alle ore 9.30 presso l’antisala dei Baroni (Maschio Angioino) di Napoli si terrà il convegno nazionale dal titolo «LicenziaNO le opinioni».

Il convegno è il risultato di un lungo periodo di mobilitazione che ha coinvolto intellettuali, artisti e giuristi i quali sull’onda della vicenda dei lavoratori della Fca di Pomigliano, licenziati per aver inscenato al di fuori del luogo e dell’orario di lavoro il suicidio di un Marchionne angustiato per i lavoratori che si sono tolti la vita dopo il licenziamento, hanno firmato e sostenuto un appello con il quale hanno lanciato l’allarme sul drammatico indebolimento dei diritti dei lavoratori italiani.

Nel testo dell’appello si legge:

«Nell’indifferenza del paese, in questi ultimi decenni, il diritto del lavoro italiano è radicalmente mutato. Si moltiplicano i casi di lavoratori licenziati per aver espresso pubblicamente opinioni critiche alle scelte delle proprie aziende, anche fuori dall’orario e dalle sedi di lavoro. Licenziamenti che sono confermati nei diversi gradi di giudizio con motivazioni riconducibili all’obbligo primario di fedeltà alla propria azienda. Eppure l’articolo 2105 del codice civile dispone solo che il lavoratore non tratti affari in concorrenza con l’imprenditore, né divulghi notizie attinenti all’organizzazione e ai metodi di produzione dell’impresa, o ne faccia un uso che possa recargli danno. Quest’articolo è invece fatto valere estensivamente, rubricando anche la semplice espressione di una critica come atto illegittimo. Questo principio, insieme a quello della continenza nell’esercizio della critica, sono sempre più spesso usati per limitare il dissenso e come strumento di deterrenza all’iniziativa sindacale».

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Fca (ex Fiat) di Pomigliano-Nola: se questo è un operaio

pomigliano-nola

di Moni Ovadia

La vicenda dei lavoratori della Fca (già Fiat) di Pomigliano-Nola che si sono suicidati o hanno commesso gesti estremi a causa del perdurare di condizioni di lavoro insostenibili sul piano materiale e psicologico è nota ai lettori di questo giornale, così come è conosciuto «l’happening» che ha messo in scena la rappresentazione del suicidio dell’Ad Sergio Marchionne per «estremo rimorso», azione di provocazione e di satira atta ad evocare i gesti disperati dei compagni di lavoro. Questa rappresentazione ha dato il motivo all’azienda di licenziare gli operai che hanno inscenato il suicidio in effigie di Sergio Marchionne.

I lavoratori licenziati si sono rivolti al tribunale del lavoro per per fare revocare il provvedimento che a mio parere ha tutti i tratti della rappresaglia. Il tribunale del lavoro, sia in primo grado che nel ricorso di competenza, ha dato ragione all’Azienda con questa fattispecie di motivazione: «un intollerabile incitamento alla violenza (…) una palese violazione dei più elementari doveri discendenti dal rapporto di lavoro gravissimo nocumento morale all’azienda e al suo vertice societario, da ledere irreversibilmente (sic) il vincolo di fiducia sotteso al rapporto di lavoro».
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Michele de Palma (Fiom): la Fiat e i suicidi nell’area napoletana. Politica e istituzioni scandalose

Maria Baratto
Maria Baratto
di Il Meridiano

È di qualche giorno fa l’ultimo suicidio, quello dell’operaia Maria Baratto, in cig al Wcl Fiat di Nola. Intanto il sindacalista Michele De Palma, coordinatore nazionale del settore auto per i metalmeccanici della Cgil, mette all’indice i politici.

D. Segretario De Palma, ma che sta succedendo tra i lavoratori cassintegrati degli stabilimenti Fiat del Napoletano? Ha notizie di suicidi di operai dalle fabbriche Fiat dislocate nelle altre regioni?

No, non ho notizie di questo tipo dagli altri stabilimenti Fiat italiani.

D. Ma allora che cosa sta succedendo a Pomigliano e dintorni?

Una spiegazione c’è: a Pomigliano l’incidenza degli ammortizzatori è stata particolarmente importante. Alcuni operai sono tornati a varcare la soglia della fabbrica dopo anni. Lì si resta inattivi per troppo tempo.
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Manifestazione Fiom: l’intervento di una maestra di Bologna alla vigilia del referendum

Referendum scuola pubblicadi una maestra di Bologna

Sono una maestra di Bologna. Oggi, in questa manifestazione che come slogan ha scelto l’art. 1 della Costituzione,

“L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, porto alla vostra attenzione, all’attenzione di tutto il Paese, un altro articolo della costituzione, l’articolo 33 “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali di ogni ordine e grado. Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”

A Bologna il 26 maggio si terrà un referendum consultivo che riguarda la scuola, in particolare i finanziamenti alla scuola dell’infanzia privata paritaria. Grazie alle 13.000 firme raccolte dal Comitato art. 33, un comitato fondato da 15 associazioni e sindacati, fra cui la Fiom, la Flc e sindacati di base, domenica prossima i cittadini e le cittadine di Bologna potranno orientare le scelte dell’amministrazione comunale dicendo se preferiscono destinare le risorse pubbliche esclusivamente alle scuole dell’infanzia comunali o statali o destinarle al finanziamento delle scuole private paritarie.

A Bologna, infatti, da qualche anno succede che centinaia di famiglie che chiedono la scuola dell’infanzia pubblica gratuita, laica, di tutti, si sentono rispondere che non c’è posto e vengono dirottati verso quelle private convenzionate, a pagamento e con indirizzi educativi confessionali o comunque di tendenza. Come se fosse la stessa cosa.
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Pd - Foto di Francesca Minonne

Post-comunisti e (non) post-democristiani del Pd: tutto da prendere e niente da dare

di Loris Campetti

Chissà che idea hanno delle sfogline bolognesi o dei robusti responsabili del servizio d’ordine torinese, i dirigenti post-comunisti che insieme ai (non)post democristiani hanno dato origine al partito che non c’è. Devono pensare che sono nient’altro che utili idioti, quei compagni e quelle compagne, che da oltre settant’anni, generazione dopo generazione, nome dopo nome (Pci, Pds, Ds, Pd) offrono gratuitamente e con passione identitaria i loro servigi al partito per rendere possibili le feste, o per difendere i loro dirigenti e i cortei.

Gente a cui puoi chiedere tutto senza dare nulla, puoi chiedere loro di votare per il Partito democratico per mandare a casa Berlusconi una volta per tutte e poi fare, anzi rifare, il governo insieme a Berlusconi. Avevi garantito a sfogline e servizi d’ordine che non sarebbero morti democristiani, e poi consegni alla migliore e soprattutto alla peggiore Dc le speranze di milioni di persone perché ne facciano carne di porco. Ai giovani preferisci le famiglie, così come già da tempo alla scuola pubblica preferisci quella privata, e pensi che in fondo il nucleare…

L’esito della crisi politica esplosa dopo un voto che chiedeva cambiamento e ha ottenuto restaurazione ci interroga tutti (“chiedete giustizia e sarete giustiziati”, scriveva magistralmente Stefano Benni un secolo fa). Interroga la sinistra delle ammucchiate che non ha convinto neanche la pletora di partitini che l’ha promossa, la sinistra entrista che avrebbe voluto trasformare il brutto anatroccolo in cigno ed è rimasta impantanata nello stagno, la sinistra che ha smesso di votare, chi è in movimento e chi si è fermato, chi sogna la democrazia in rete e chi la democrazia in carne e ossa.
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