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Il processo ai politici catalani: il caso speciale 20907/2017

di Fulvio Capitanio

Tra pochi giorni si avvierà a Madrid il processo per il caso speciale 20907/2017: non un caso qualunque, bensì un processo probabilmente destinato a segnare la storia europea contemporanea. Si tratta infatti del processo contro i prigionieri politici catalani. Perché sono in prigione preventiva da oltre un anno sei membri del deposto governo della Catalogna, la Presidente del Parlamento e due presidenti di associazioni civiche?

Per costoro il pubblico ministero ha formulato richieste di pena che vanno dagli 11 ai 25 anni di carcere. Come si spiega una richiesta di pene corrispondenti a quella di un omicidio? È giustificata una prigione preventiva così lunga e in che misura vengono lesi diritti umani, civili e politici delle persone imprigionate?

Inoltre vi sono altri sette politici catalani in esilio in Belgio, Svizzera e Regno Unito, spesso impropriamente definiti come “fuggitivi”, mentre invece hanno una residenza nota e sono liberi di circolare ovunque fuorché in Spagna, per i quali il giudice istruttore ha emesso ben due ordini di cattura internazionali. Entrambe le volte lo stesso giudice ha ritenuto opportuno annullare l’ordine di cattura.

Parigi, oh cara: le (deplorevoli) reazioni politiche

Parigi 2015

Parigi 2015

di Lidia Menapace

Colpitissima per lo scempio che ha colpito di nuovo e più duramente la più amabile e amata capitale europea, desidero mettere su carta una breve serie di considerazioni politiche in proposito, che si sommano alle numerosissime e quasi sempre giuste che ho trovato nella posta, di ritorno da un giro di dibattiti che mi ha tenuto lontana da casa.

Ho voluto osservare come hanno reagito i personaggi politici da una parte e le popolazioni dall’altra. Incomincio dal segretario generale delle Nazioni Unite. Si è limitato a esprimere dolore per le vittime e vicinanza alla Francia, tono umanitario. Non ha aggiunto altro, evidentemente ben sapendo di poter esere smentito da vari appartenenti alle Nazioni Unite.

Infatti subito Obama, come se non fosse membro delle N.U. è intervenuto villanamente, sorpassando nonché le N.U. anche la sovranità della Francia e Hollande dichiarandosi suo sostenitore e alleato nel distruggere con la forza e le armi il terrorrismo. Si tratta di una posizione irresponsabile che si somma e accresce le responsabilità di Hollande per aver fatto una politica colonialista e dissennata. Hollande è rimasto oscillante e incerto, e non è davvero un bel fatto che la Francia così colpita abbia vertici politici vaghi. E che non rifiuti Obama come alleato nella guerra per distruggere con la forza il terrorismo. A questo punto , dati i precedenti a me pare che la prima cosa da fare sia di chiedere che Obama restituisca il Nobel per la pace.