Walcott difeso dai suoi ammiratori

di Luca Mozzachiodi

Lo scorso 17 marzo si spegneva nella sua casa sull’isola di Saint Lucia Derek Walcott, poeta e drammaturgo premio Nobel per la letteratura nel 1992. Scriverne poco dopo la morte ma comunque con un lasso di tempo abbastanza ampio da disperdere i fumi del pianto rituale significa anche tentare un primo bilancio serio di ciò che quest’autore ha significato in Italia, dove ha goduto, rispetto a molti altri poeti stranieri di grande spessore, di una notevole fortuna editoriale legata quasi esclusivamente alla casa editrice Adelphi.

Attivo fin dalla fine degli anni Quaranta, e dunque precocissimo essendo nato nel 1930, è praticamente sconosciuto in Italia fino al 1992, quando con il poema epico Omeros vince il premio Nobel. Da allora è partita quasi freneticamente la corsa alla traduzione fino agli ultimi recenti volumi di poco più di un anno fa, la prima cosa che potremmo chiederci è cosa comporta questo ritardo?

Nel ’92 Walcott insegnava a Boston e aveva già stretto un forte sodalizio con altri due poeti vincitori del Nobel, l’irlandese Heaney e il russo Brodskij; era inserito ai massimi livelli nel cerchio ristretto della letteratura che viene composta e commentata nelle grandi università angloamericane e che sembra sempre di più, per via di una serie di presenze di spicco, privilegiare gli autori di doppia appartenenza e gli emigrati come importatori di cultura poetica.
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Di Neruda, del cinema e della poesia

di Luca Mozzachiodi

Da qualche tempo è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film Neruda, del regista cileno Pablo Larraín che si era già distinto, con film come No – I giorni dell’arcobaleno, Toni Manero e Post Mortem, come regista impegnato a raccontare la travagliata storia politica del suo paese. Questa volta non è però il periodo della dittatura di Pinochet ad essere presentato, ma un momento preciso della vita del grande poeta cileno.

Siamo nel 1948 e González Videla, giunto al potere con una coalizione di sinistra comprendente anche radicali e comunisti mette al bando questi ultimi con la Legge di difesa permanente della democrazia. Pablo Neruda, senatore del Partito Comunista Cileno, promotore della campagna elettorale di Videla, lo accusa violentemente di tradimento in favore degli interessi dei grandi capitali esteri e contro i lavoratori cileni. Fin qui tutto chiaro e le prime scene del film potrebbero tranquillamente figurare in un documentario, ma la strada scelta da Larraín non è questa.

Il film infatti si concentra totalmente sulla fuga di Neruda, divenuto perseguitato politico, e sugli sforzi fatti per inseguirlo da un commissario di polizia che finisce irretito dal fascino del poeta. Prende così il via una sorta di seminoir-poliziesco, con appostamenti, indagini, interrogatori e travestimenti; un quasi morboso gioco mortale tra i due il cui vero tema di fondo è la natura della personalità e il rapporto tra creatore e opera d’arte nella vita.
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Un ricordo di Franco Fortini attraverso “Tutte le poesie”

Franco Fortini
Franco Fortini
di Luca Mozzachiodi

È certamente doveroso scrivere qualche parola per Franco Fortini, che del giornale Il Manifesto è stato assiduo collaboratore, e per il quale ha scritto alcune delle sue pagine più memorabili e illuminanti, è doveroso soprattutto perché si tratta, con evidenza, di un autore rimosso: non ve ne è traccia nelle antologie scolastiche, non nei dibattiti della sinistra che pure egli animò, non nelle analisi della cultura contemporanea, e in questo, con molti suoi libri, era stato un maestro e così via.

Anche nella poesia, ovviamente, Fortini non gode di molta considerazione, vuoi perché accusato, velatamente o più esplicitamente, di aver prostituito la poesia a motivi politici contingenti, vuoi perché tacciato di ideologia, naturalmente nel senso di maxima culpa dell’era della feroce e armata ideologia dell’antideologia, che non si capisce mai bene cosa significhi, probabilmente uno dei molti modi mistificanti per indicare semplicemente il nemico, perché Fortini era anche questo; era nemico di quelli che hanno vinto e amico di quelli che hanno perso, bisogna dirlo chiaramente, anche per questo Fortini non è oggi un poeta alla moda, come quasi tutti i grandi poeti che hanno scritto per la stessa causa, spariti inesorabilmente dagli scaffali delle librerie sotto il trionfo dell’intimismo e sostituiti dalla, nemmeno numerosa, poesia cosiddetta civile, ecco un’altra espressione che oggi proprio non si capisce, che il più delle volte si muove entro i ristretti confini del buonsenso borghese, invitando a non discriminare, altro termine del pastrocchio che è la koiné sinistrorsa dei nostri giorni, ma d’altro canto è impossibile parlarne senza darne esempio, questo e quello, o che qualche cattivissimo signore della guerra ha ucciso qualcuno, lasciando però totalmente e perfettamente immutati e occultati i reali rapporti di forza.
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La nuova poesia cubana: uno spazio di libertà strano

Cuba: un viaggio tra immagini e parole
Cuba: un viaggio tra immagini e parole
di Luca Mozzachiodi

Di questa strana isola dei Caraibi, che tante volte torna, per diversi motivi, negli scritti e nelle discussioni della sinistra, italiana e non solo, tendiamo a fare delle oleografie, dei ritratti del cuore, e questa poesia immaginativa, nata quando gli eventi della rivoluzione sono passati dalla storia alla rievocazione nostalgica, è tipica di quelle società che amano guardare, magari sul divano e in streaming, il socialismo fatto nel paese degli altri.

Contro questa idealizzazione si è levata un’altra poesia, quella vera e propria, in versi, delle generazioni successive e un importante segno in questo senso è stato dato giovedì scorso, 23 Luglio, dal Centro di poesia contemporanea di Bologna, grazie al lavoro del direttore Valerio Grutt e di Giuseppe Nibali, quando al Centro Giorgio Costa è stata presentata l’antologia Cuba: un viaggio tra immagini e parole a cura di Carmen Lorenzetti per NFC edizioni.

Sono passati i tempi in cui uno scrittore italiano poteva ricordare con sorpresa di aver trovato la firma di Nicolás Guillén incisa in un cassetto di un albergo di Mosca, oggi con tutta probabilità si meraviglierebbe di trovare un libro di Guillén nella più grande libreria di Roma o Milano, l’ultima antologia italiana risale a quarant’anni fa! Ed è per parlare solo del maggiore e più noto, tutti gli altri stanno come i poeti in esilio di Brecht, distrutti fino nella loro opera, o si addossano sconfortati al muro di qualche facoltà di lingue, aspettando che la barbarie passi.
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DialogArti: a Bologna un festival nel nome della poesia

di Noemi Pulvirenti

Questo weekend il quartiere della Cirenaica di Bologna si animerà con il festival DialogArti, prima rassegna orizzontale di forme artistiche legate dalla poesia, presso lo showroom Santevincenzidue ex fabbrica di cappelli e borsette di paglia di fine ‘700. La rassegna nasce da un’idea del Gruppo 77, collettivo letterario indipendente bolognese, e non sarà un insieme di performance fini a se stesse ma si pongono l’obiettivo di creare un momento di incontro e di dialogo tra le arti e le persone, che possa diventare nel tempo un percorso comune nel nome della poesia attraverso una riappropriazione della città attraverso il Bello e la Poesia.

Ospiti di questa rassegna saranno artisti che si confronteranno attraverso generi artistici diversi su varie tematiche ma legati dallo stesso sentimento di scambio e condivisione: i fotografi Daniele Pezzoli e Sara Alberghini con il progetto “Minnesota051”, le foto in bianco/nero di Natascia Rocchi nei “Ri, Nati, Tratti”, il progetto “Il significato delle cose” di Rita Meneghin, i reportage fotografici di Maurizio Benedettini in “Nostalgia”, la musica delle flautiste Silvia Frigeri e Alice Stefani, il videomapping di Stefano Baraldi, i magnetici passi di danza di Sissj Bassani e Sara Magnani, e il Gruppo 77 con “La geografia è un destino” sulle tragedie del mare di Lampedusa e sulle ragioni dei migranti e i “Piccoli dialoghi di-versi.
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Sempre più nero e marxista. Sulla comparsa e sulla scomparsa di Amiri Baraka / 2

Amina e Amiri Baraka
Amina e Amiri Baraka
di Roberto Silvestri

Sposata poi l’ebrea americana Hettie Cohen, due anni dopo aver scritto il suo primo dramma d’amore, A Good Girl Is Hard to Find (1958), e nate Kellie (poi storica dell’arte) e Lisa (scrittrice e sceneggiatrice), a 26 anni Leroi Jones pubblica, al suo ritorno dall’Avana, il saggio appassionato Cuba Libre, e l’Fbi di Hoover da allora cominciò a mettere sotto più stretto controllo quel traditore castrista già arrestato nel 1961 durante una manifestazione alle Nazioni Unite in solidarietà con Patrice Lumumba, il presidente del Congo democraticamente eletto ma poi indocile e dunque assassinato per volontà e ordine delle potenze occidentali.

A 27 anni uscirono i suoi potenti libri di poesia Preface to a Twenty Volume Suicide Note e Dead Lectures, ammirati per le sonorità blues, la provocatoria fantasie, il feroce e sferzante umorismo. E poi un libro di racconti (Tales), i drammi politicamente inquieti The slave, The toilet (1962), The Dutchman (1964), che vince il prestigioso Obie Award, e che, con il successivo Four Black Revolutionary Plays (1969), metteranno alle corde l’off off Braodway imponendo una nuova ipotesi di azione scenica, tra realismo e surrealismo, viscerale e metaforico nello stesso tempo, come fondendo insieme grafica Living Theatre e fonica Carmelo Bene. Del 1965 è il primo romanzo, The System of Dante’s Hell. Infine pubblica una raccolta di saggi politici e sociali che Feltrinelli pubblicò con il titolo Sempre più nero. Nel 1967 si converte all’islam. Entra nell’organizzazione dei musulmani neri di nome Kawaida. Divorzia e sposa la poetessa nera Sylvia Robinson che cambia il nome in Amina.
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Sempre più nero e marxista. Sulla comparsa e sulla scomparsa di Amiri Baraka / 1

Amina e Amiri Baraka
Amina e Amiri Baraka
di Roberto Silvestri

Newark, New Jersey. Non è solo un aeroporto, piuttosto conosciuto dai turisti. E’ la città della grande cantante di jazz Sarah Vaugham. Amiri Baraka allo Skippers Pub di Newark le aveva dedicato 4 anni fa un suo poema, The Lullabye of Avon Avenue. Adesso qualcuno dovrà dedicare un poema a lui. A questo grande cittadino di Newark, scomparso qualche giorno fa. Importante capire bene dove nacque. Intanto godiamoci il video di quella serata, lo ha diretto Noah K. Murray. Si intitola The Star-Ledger.

Perché Newark fu una capitale incandescente, una base rossa occidentale nella geografia emozionale della mia generazione sessantottina. Quella rivolta transetnica, irreversibile, del 1967 contribuì a smantellare il sistema razzista e fascista dell’apartheid negli Usa. E le anime belle di quella città dettero il loro alto contributo più che situazionista. Scoprimmo che erano per la maggior parte anime belle e nere. E che il ruolo dell’artista black, avremmo poi letto nel 1966, nella raccolta di saggi Home: Social Essays, era proprio quello di “aiutare la distruzione dell’America così come la conosciamo”. Quell’uomo bianco e suprematista andava spazzato via dalla storia.
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Succede a Bologna: la poesia e la libera partecipazione alla crescita culturale

Poesia - Foto di Trerotolidi Nunzia Catena

Poesia d’impegno civile, o di sentimenti, ma sempre attenta all’oggi, alla vita di ciascuno, forse un bene rifugio per la sopravvivenza dell’anima, o “l’ultima difesa” (come titolava questo sito), la poesia a Bologna (e dintorni) ha aperto spazi, ha sedotto una straordinaria schiera di seguaci: artisti e pubblico. In quest’ultimi anni a Bologna ci sono state delle vere e proprie esplosioni di iniziative dedicate alla poesia, tanto che mi chiedo se questa città non abbia perso la sua riconosciuta vocazione alla partecipazione politica sostituendola con una più grande attenzione per le arti, la letteratura, e specialmente, appunto, per la poesia.

Dalle informazioni raccolte, risultano essere tanti i gruppi spontanei che si ritrovano per discutere, studiare, leggere o scambiarsi testi poetici, anche di nuovi scrittori, magari abbinando questo piacere ad altri come quello di ritrovarsi in posti belli e poco battuti, di campagna o di montagna.

Sono nate anche vere gare di poesia, con libera partecipazione dei poeti e della gente, che possono, sempre liberamente, recitare poesie e votarle, un po’ come nelle gare medievali. Al riguardo la più importante competizione odierna è sicuramente quella del Poetry Slam, (è un movimento internazionale nato negli Usa) che a Bologna è stata inaugurata dall’Associazione Culturale di via Dei Poeti, manco a dirlo.
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A Bologna la memoria di Marino Piazza per la Casa dei Risvegli

Casa dei Risvegli
Casa dei Risvegli
di Claudio Corticelli

Sarà una grande festa, quella prevista a Bologna in piazza 8 Agosto, per ricordare Marino Piazza, famoso cantastorie e poeta bolognese. È prevista per domenica 13 ottobre e si tratta di una festa non profit a favore della Casa dei Risvegli ed è prevista, dalle 10 alle 24, una miriade di musicisti, attori, ambulanti, sportivi, burattinai, soci di tante associazioni, che suoneranno, canteranno, allestiranno palchi, bancherelle, pedane, microfoni e luci.

Ci sarà l’associazione Hey Joe Bologna Suona con Valerio Negroni, Ciao Mercato della Piazzola, gli amici di Piazza Grande con Roberto Morgantini, la Casa dei Risvegli con Fulvio De Nigris, ci saranno tante degustazioni, attrazioni per tutti, con musica, teatro, cabaret, balli, circo di strada, esibizioni sportive.

Ma come ospite speciale ci sarà il figlio di Marino Piazza, Giuliano, con le sue edizioni Italvox, per ricordare le sue canzoni, le sue storie, che sono un patrimonio da non dimenticare. Ad affiancarlo ci saranno una decina di moderni cantastorie, che ci faranno riascoltare il repertorio di Marino.
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La poesia di Roberto Roversi: un “falò di lotte e di speranze”

La redazione di Officina. Da sinistra: Roberto Roversi, Angelo Romano, Pier Paolo Pasolini, Gianni Scalia e, in piedi, Francesco Leonetti e Franco Fortini. Foto di Patria Indipendente
La redazione di Officina. Da sinistra: Roberto Roversi, Angelo Romano, Pier Paolo Pasolini, Gianni Scalia e, in piedi, Francesco Leonetti e Franco Fortini. Foto di Patria Indipendente
di Roberto Dall’Olio, presidente dell’Anpi Bentivoglio e coordinatore dell’Anpi Reno-Galliera

«La poesia di Roberto Roversi tende a un realismo che, sebbene intarsiato di “fantasmi” (…) riesce a destabilizzare il luogo comune per accendere falò di lotte e di speranze: la sua opera, infatti, brucia come sigillo di un’epoca (quindi di un tempo in divenire)». Così Angelo Scandurra a proposito del testo di Roversi “L’Italia sepolta sotto la neve” da cui traggo i seguenti versi:

Brucia Sicilia Sardegna
brucia Calabria
da bosco a bosco, da uomo a uomo… fantasmi sui tetti
aspettano i secoli
toccandoli col dito… l’urlo dei maiali nel silenzio del mare
quando è l’ora di strappare le stelle prima del sonno…

Roberto Roversi, nato a Bologna nel 1923 e ivi spentosi nel 2012, ha pubblicato i libri di poesia “Dopo Campoformio”, “Le descrizioni in atto”, “L’Italia sepolta sotto la neve”, edizioni poi riprese nel volume di Luca Sossella editore insieme a una scelta di testi in prosa. Inoltre romanzi importantissimi per il secondo Novecento: “Caccia all’uomo”, “Registrazioni di eventi”, “I diecimila cavalli” tutti recentemente ripubblicati da Pendragon, Bologna. I drammi “Unterdenlinden”, “Enzo Re”, “Il crack” a cura di Armando Picchi.
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