Il 21 marzo, Giornata della memoria delle vittime di mafia, nel Paese con il Pil sempre più “lordo”

di Piero Innocenti

Il 21 marzo è la “Giornata della memoria”, un momento per ricordare le vittime delle mafie e per sensibilizzare la gente sul valore storico, istituzionale e sociale delle battaglie antimafia che vanno avanti da anni. Una giornata simbolica, istituita con la legge 20/2017 che dovrebbe servire a ricordare i tragici avvenimenti della nostra storia recente, a cominciare dai delitti politico-mafiosi degli anni 1992/1994, alla cosiddetta trattativa Stato-mafia ma anche all’impegno e ai successi delle forze di polizia e della magistratura nell’azione di contrasto.

Resta, tuttavia, il paradosso delle mafie, italiane e straniere, ormai componenti della ricchezza nazionale in quanto i proventi (stimati) delle loro attività criminali (il narcotraffico, lo sfruttamento della prostituzione, il contrabbando di sigarette) rientrano nel calcolo del Pil nazionale.

E tutto ciò in virtù di una decisione assunta cinque anni fa dalle autorità europee di statistica. Una legalizzazione statistica dei proventi malavitosi sui nostri conti nazionali valutata in circa l’1% del Pil (più o meno uguale a quello della Spagna e superiore a quella del Regno Unito) che non fa che aumentare il senso di scoramento che vivono ampi settori delle nostre forze di polizia e della magistratura impegnate, con risorse sempre inadeguate, a cercare di contenere i citati fenomeni criminali, su tutti il traffico e spaccio di stupefacenti.
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Da quali pulpiti viene la predica alle misure del Def

di Roberto Romano

Le misure delineate dal governo, invero discutibili e non proprio coerenti con la crescita, non possono variare la crescita potenziale e, quindi, peggiorerebbero i saldi pubblici. Citando Ligabue «la storia si riscrive in economia». Se l’economia registra dei tassi di crescita pessimi, quelli europei e nazionali sono veramente pessimi, perché non fare una manovra espansiva?

La finanza pubblica trattata come un bilancio aziendale e non come strumento di politica economica è insopportabile. Gli economisti dell’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) presentano qualche contraddizione nelle loro analisi, ancorché condivisibili: «Le previsioni sono troppo ottimistiche … e ci sono forti rischi al ribasso portati da una congiuntura troppo debole e dalle turbolenze finanziarie». Nella documentazione disponibile si legge anche che è in discussione «la dimensione – ma non il segno – dell’impatto della manovra sul quadro macroeconomico». Quindi anche l’Upb percepisce che qualcosa non funziona, pur operando nel quadro del Fiscal Compact.

Un’istituzione rispetta sempre le norme, ma non ha mancato di far notare che il segno – le intenzioni di crescita – non è propriamente sbagliata. Sebbene sia vero che «la storia non si ripete, ma fa rima con se stessa» (M. Twain), le condizioni per una grande crisi ci sono proprio tutte e non sarà scatenata dal modesto deficit strutturale dell’Italia (1,7% per il triennio). Tutte le istituzioni pronte a criticare il deficit italiano non hanno proprio compreso la connessione tra finanza ed economia reale.
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La politica diletta: la strada dell’ecologia per non disperdere un patrimonio del Paese / 2

Paesaggio Ragusano - Foto di Sebastiano Pitruzzello
Paesaggio Ragusano - Foto di Sebastiano Pitruzzello
di Guglielmo Ragozzino

Cosa pensa il presidente del consiglio dell’Ilva di Taranto? Perché non è più tollerabile? Non viene detto. È il massimo dell’ambiguità, oppure è la semplice affermazione di essere al corrente che vi è un problema; lo statista per definizione sa tutto, sa che Taranto esiste. Poi c’è l’Italia tutta come hub del gas: una risorsa per l’Europa. Un problema è anche l’expo di Milano; un problema che emerge, il rischio di mostrare poca efficienza; insomma un problema di calibratura politica, una possibile cattiva figura con gli stranieri e i visitatori; oltre all’expo c’è il turismo consapevole e poi una macedonia di paesaggio, arte, eccellenze enogastronomiche e infrastrutture trasportistiche. Parole imprecise e generiche al punto che potevano essere usate, in vari contesti anche 10 o 20 o 30 anni in ogni sorta di discorso d’occasione.

Abbiamo visto che l’obiettivo della politica lettiana o se preferite diletta (la politica diletta) è la riduzione del disavanzo pubblico; l’ambiente non è cccosa… Monti ha solo cominciato, ora bisogna proseguire; non conta che ci sia stato, l’anno scorso in aprile, un voto compatto dei Parlamento, tanto compatto che non è neppure servito il referendum necessario in caso di modifiche alla Costituzione con maggioranze ridotte. L’Europa ha ottenuto che il Fiscal compact diventasse legge, che entrasse perfino nelle Costituzioni, all’articolo 81 nel nostro caso. Ammettiamo pure che la riduzione del disavanzo sia un compito decisivo per una parte degli italiani, ma anche se tra Fiscal compact e Spending review forse alla fine il disavanzo si riduce, il paese ha di certo sacrificato il suo modesto benessere.
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Paesaggio Ragusano - Foto di Sebastiano Pitruzzello

La politica diletta: la strada dell’ecologia per non disperdere un patrimonio del Paese / 1

di Guglielmo Ragozzino

L’ecologia dovrebbe essere la politica principale dei prossimi dieci anni, per non distruggere, oltre al capitale umano e sociale, anche il capitale naturale del nostro paese. Pubblichiamo il testo dell’intervento al convegno di Napoli del 10-11 maggio “Gli operatori sociali dentro la crisi”

Sono convinto che voi ne sappiate più di me di economia e di società, e proprio per questo sono venuto qui, per imparare qualcosa: fatti reali, sprazzi di vita. Al contrario di altri ho però avuto il compito e l’opportunità di dedicare un po’ di giorni per riflettere sull’economia e poi riferire quel che mi era sembrato importante. Per spirito di servizio ho cercato di farlo. Ho capito che l’Europa è un bell’intrigo e l’euro anche. Questa è una novità assoluta per i nostri secoli: una moneta fortissima ma senza sovrano. Il mio intervento avrebbe dovuto completare quelli ben più rilevanti di Carlo Donolo e Francesco Ciafaloni. Anche per sentire loro sono arrivato qui. Di Donolo ho gli appunti molto completi sui quali egli avrebbe sviluppato l’intervento a braccio. Un volonteroso o una volonterosa potrebbe leggerli; Donolo sarebbe contento. Altrimenti, peggio per lui.

A me tocca tornare alla moneta fortissima che assedia un paese assai debole. Un fatto che provoca serie conseguenze per i cosiddetti paesi Piigs, cioè quelli della fascia povera del continente. Da molte stagioni, ormai da anni, non si parla d’altro. L’Europa ricca ha deciso con il consenso e l’appoggio della triplice costituita da Bce, Fondo monetario e Commissione di Bruxelles di mettere in riga gli sperperatori, i falsari, i debitori incontinenti. Ci sono tre regole d’oro da rispettare: un deficit annuo massimo non superiore al 3% del prodotto interno lordo o Pil, un debito massimo pari al 60% del Pil, l’obbligo di rientrare dal superamento del debito massimo ammesso per mezzo punto percentuale ogni anno, fino al raggiungimento di quel massimo consentito. Ne deriva una situazione assai grama, in qualche modo simile a quella dei paesi indebitati del Sud del mondo negli anni ottanta e novanta del secolo scorso.
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Portogallo: perché è una nazione in vendita a prezzi scontati

Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare
Portogallo - Foto di Ho visto Nina volare
di Maurizio Matteuzzi

Mario Soares, il novantenne leader socialista, è uno dei padri nobili del Portogallo democratico nato sull’onda della Rivoluzione dei garofani del 25 aprile 1974 e uno dei grandi vecchi della socialdemocrazia europea. Due volte primo ministro e due volte presidente della repubblica, ha lasciato la politica attiva e ora scrive spesso per i giornali commenti e analisi sulla politica portoghese, europea e mondiale. Il suo articolo più recente è dedicato alla crisi del Portogallo. Interessante e lucido, inoppugnabile nei dati, si presta però a una considerazione finale.

Vediamone i tratti salienti. Il governo del premier Pedro Passos Coelho “ha portato avanti delle politiche di austerità così estrema che hanno causato ai portoghesi un disastro irreparabile. La percezione dell’immensa maggioranza della popolazione è che stiamo sopportando il governo più distruttivo della storia del paese. E che ci troviamo sull’orlo di una rottura sociale”.

Con quali risultati? “L’aumento galoppante della disoccupazione e la riduzione dei salari, delle pensioni e degli indennità di licenziamento, insieme a una carica fiscale insopportabile, hanno provocato una perdita del potere dì acquisto intorno al 12% dei salari del settore privato e fra il 25 e il 30% del settore pubblico.
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Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale

Se il debito è mio me lo gestisco io: verso il Forum della finanza pubblica di Firenze

di Alessandra Fava

“Se il debito è nostro riappropriamocene. Vogliamo gestirlo. Che ci spieghino da che cosa è generato”: Marco Bersani, tra i fondatori di Attac Italia, prende la questione di petto. Lo fa con la solita passione e informazione scientifica che contraddistingue da sempre le sue battaglie e ne lancia una nuova: quella per una finanza pubblica a partire da un audit popolare. Se ne discuterà il 13 aprile al Forum nazionale per una nuova finanza pubblica e sociale promossa da una rete di associazioni, a Firenze. Bersani ha parlato per un paio d’ore al circolo Zenzero di Arci, a Genova. Abbiamo trasformato il suo intervento in domande e risposte.

Iniziamo dall’attualità e dalla crisi di Cipro, che lettura dai?

“Noi continuiamo a dare fiducia a un modello economico che dimostra talmente tante inefficienze da pensare di abbandonarlo. I dieci milioni a Cipro per l’Europa sono un inezia e invece il sistema va nel panico. Conviene ricordare che la Bce ha dato mille miliardi alle banche con tassi dell’1 per cento. È che il messaggio che passa anche in Italia è un po’: facciamo i bravi per mitigare la rabbia e la collera degli dei antichi quando siamo di fronte a esponenziali differenze sociali con un pianeta diviso in due dove le uniche cose che circolano liberamente sono I capitali finanziari. La finanza che fa dodici volte il Pil mondiale è fuori controllo. E quindi in discussione ora c’è la democrazia in sè. Perché se vi devo espropriare di tutto, non vi devo lasciarvi margini di protesta”.
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“Cura la tua destra”. Perché non tagliare le spese militari?

Nella serata di sostegno al Manifesto che si terrà venerdì 29 alle 18:30 nella Sala dello Zodiaco della Provincia – organizzata dal PdCI, con la partecipazione di Leopoldo Nascia di “Sbilanciamoci” e di Tommaso Di Francesco del Manifesto – si parlerà di crisi del debito e di spesa militare. Sul tema interviene Giorgio Tassinari* per segnalare come dalla messa a confronto della spesa militare tra i paesi del G8 emerga un’anomalia tutta italiana. Leggi di più a proposito di “Cura la tua destra”. Perché non tagliare le spese militari?

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