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Emilia Romagna: legge urbanistica regionale, piovono le critiche ma si va avanti

di Giovanni Finali

Nel giorno in cui a Bologna si è tenuto il seminario a titolo ‘per un suolo felice’, promosso dai gruppi di sinistra dell’assemblea regionale per commentare la proposta di legge urbanistica della nostra regione, che ha visto la partecipazione di molti fra i più illustri urbanisti, ingegneri, progettisti, architetti, giuristi, economisti & C, la presidente dell’ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Modena, dottoressa Anna Allesina è intervenuta a gamba tesa nel dibattito che si è avviato in città fra il ‘costruire’ del nuovo, peraltro in una delle ultime zone verdi cittadine, ed il ‘rigenerare’ il già costruito, mettendo mano a quell’impegno più volte previsto anche dalla più recente legislazione, ma che fin qui è mancato.

L’Allesina, fra altro, ha sostenuto che non va bene costruire in modo ‘vuoto di contenuti di qualità architettonica ed (in modo) privo di un reale domanda’ ed anche che ‘la cura dell’esistente riguarda anche il suo riuso e la sua rifunzionalizzazione’ e che fare ciò ‘rappresenta un obiettivo prioritario… premessa fondamentale per garantire lo sviluppo e la convivenza positiva di una comunità’. Ha aggiunto qualche accenno critico alla proposta di legge regionale ed ha concluso augurandosi che ‘si abbia il coraggio di avviare approcci innovativi’ per la definizione del nostro nuovo piano urbanistico.

Lavorare meno, lavorare tutti: un “sì” dai dipendenti in Emilia Romagna

Un sondaggio sulla proposta di legge regionale di Piergiovanni Alleva: più del 50% di lavoratrici e lavoratori sarebbe favorevole – La Cgil di Bologna per allargare e approfondire il confronto – Tra gli imprenditori si valutano sperimentazioni – Il disegno di legge appoggiato in Consiglio regionale anche da Art.1 e Sinistra Italiana, e “adottato” dal Trentino.

di Sergio Caserta

Dall’Emilia Romagna arriva un segnale importante: a certe condizioni una maggioranza di lavoratori dipendenti sarebbe pronta ad accettare una riduzione di orario, e anche una contenuta riduzione di salario, per favorire l’occupazione giovanile e migliorare la propria qualità della vita. Il progetto di legge regionale “misure per il riassorbimento della disoccupazione tramite la promozione di contratti di solidarietà espansiva”, presentato dal consigliere di Altra Emilia Romagna, professor Piergiovanni Alleva [1] ( Vedi l’articolo di Alleva “Lavorare meno lavorare tutti, l’aggiornamento possibile”, sul n. 1, 2017 di Critica Marxista), è stato al centro di un sondaggio realizzato dallo studio “MV ricerche di mercato” di Modena.

Sono stati intervistati (con metodo CATI telefonico e CAWI via mail) 654 lavoratori e lavoratrici della regione, 365 maschi e 289 femmine, di tutte le fasce d’età della popolazione attiva tra i 15 ai 65 anni e oltre, di ogni ordine di studi dalla licenza elementare alla laurea, con qualifiche e inquadramenti dai dirigenti agli apprendisti. Inoltre il campione comprendeva 558 lavoratori dei settori privati – agricoltura (14), industria (206), costruzioni (24), commercio (105), servizi (305) – e 96 del settore pubblico.

La distribuzione degli intervistati corrispondeva alle diverse dimensioni aziendali o di ente, riflettendo l’orientamento prevalente della proposta verso dimensioni aziendali mediamente più consistenti. Gli intervistati erano rappresentativi anche di tutte le province, di nuclei familiari composti da 1 a oltre 5 persone e con redditi familiari percepiti da una sola persona (31,3%) o da più di una (68,7%).

Leggi, contratti, lavoro: un esempio, la scuola (terza parte)

di Silvia R. Lolli

Altro esempio, rispetto al discorso che stiamo facendo, solidarietà per il diritto al lavoro di tutti in riferimento alla proposta di legge regionale del consigliere Alleva, può emergere guardando le ore settimanali dedicate all’insegnamento.

In genere sono 18, ma, da sempre, la cattedra di un docente può arrivare fino alle 24 ore settimanali. Succede spesso che alcune ore non vengano assegnate ai supplenti, ma agli stessi docenti della scuola che appunto aumentano le loro ore settimanali. Anche se oggi c’è una redistribuzione e, in base ai nuovi ammessi in ruolo, le cattedre all’interno delle scuole prevedono meno ore di insegnamento (è soltanto rispetto alla loro numerosità nelle diverse classi di concorso per la scuola superiore, quindi non è vero per tutti i docenti), dobbiamo sempre verificare le funzioni e le competenze diverse rispetto alla docenza, per alcune di queste attività. In questi anni si sono modificati i ruoli professionali senza una chiara definizione di essi, per legge.

Sarebbe dunque da rivedere la formazione delle cattedre per una distribuzione del lavoro fra più persone: aiuterebbe a diminuire ancora i precari, oltre ad allinearsi a questa proposta di legge regionale. Fra l’altro, nonostante la legge tanto sbandierata come “buona scuola” e obbligatoria per l’assunzione dei precari in genere molto “maturi” – poteva essere limitata solo ad essi – , assistiamo ancora a sacche di precarietà e di disfunzioni in questo inizio di anno scolastico: continua ad esistere il solito fenomeno di cattedre occultate ed opportunamente fatte uscire solo al momento di dare lavoro ai supplenti annuali.

Leggi, contratti, lavoro: un esempio, la scuola (seconda parte)

di Silvia R. Lolli

Se ora leggiamo, limitatamente al settore scuola, le normative degli ultimi anni, non ultima la così detta “Buona scuola” e quelle relative alla contrattualistica, verifichiamo che nella pratica è avvenuto l’opposto a ciò che la legge regionale proposta di Piergiovanni Alleva, con il contratto di solidarietà espansiva, ipotizza per il futuro: una distribuzione del lavoro fra molti più cittadini.

Sappiamo di non essere esaustive, ma vogliamo ricordare alcuni cambiamenti che, oltre a rendere la professione docente qualcosa di diverso a prima, vanno in direzione opposta alla diminuzione dell’orario di lavoro a favore della solidarietà espansiva. Fra l’altro è avvenuto, proprio con lo sviluppo della contrattualistica aziendale, nelle singole scuole, che ha ormai quasi sostituito da vent’anni i contratti nazionali del pubblico e con una riforma della scuola (legge sull’autonomia del 1999) rimasta a metà, ma continuamente rimaneggiata e sostituita da altre riforme, fino all’ultima del 2015.

Tutto con l’unico fine di privatizzare i contratti di lavoro e depauperare il valore del salario degli insegnanti, in nome di una demagogia che vede nel corpo insegnante una spesa corrente per lo Stato troppo alta. Ma le spese per l’educazione non dovrebbero essere considerate spese d’investimento per lo Stato? La risposta a questa domanda purtroppo ci viene data quando emergono ancora poche preoccupazioni per i laureati che vanno all’estero a lavorare non trovando occupazioni valide qui.

Leggi, contratti, lavoro: un esempio, la scuola (prima parte)

di Silvia R. Lolli

È interessante il progetto di legge regionale presentato dal consigliere Piergiovanni Alleva rappresentante di AER (Altra Emilia-Romagna) per facilitare l’entrata nel mondo del lavoro dei giovani. Titolo della proposta: Misure per il riassorbimento della disoccupazione tramite la promozione di contratti di solidarietà espansiva.

Interessante perché, se trovasse la stessa strada spalancata del consiglio regionale come ha fatto l’approvazione della recente legge sullo sport, potrebbe prospettare una risoluzione, almeno temporanea, degli epocali cambiamenti che stiamo vivendo. L’articolato è semplice, solo cinque articoli; non sarebbero neppure necessarie troppe discussioni su tanti articoli che spesso hanno solo il compito d’ingarbugliare gli effetti delle leggi; la proposta potrebbe così passare facilmente.

La prefazione del consigliere Alleva è ricca di riflessioni e di spiegazioni. Fra l’altro si sottolineano le finalità e gli obiettivi; per esempio la prima frase della premessa nella relazione introduttiva dice:

“L’idea che una riduzione importante dell’orario lavorativo settimanale possa consentire da un lato, di a nuove assunzioni e, dall’altro, migliorare le condizioni dei lavoratori già occupati sotto il profilo della conciliazione dei rispetto ai non è certo nuova ma, nel trascorrere degli anni non ha perso nulla del suo fascino, anche a causa della oggettiva constatazione della crescente velocità di sostituzione del lavoro umano con processi automatizzati”.

Ancora sulla legge urbanistica dell’Emilia Romagna: interviene il consigliere Alleva

di Tomaso Montanari

Ricevo dal professor Piergiovanni Alleva, consigliere di opposizione dell’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna.

Occorre dare atto all’Assessore alle infrastrutture della Regione Emilia-Romagna di essere un interlocutore affabile e dialogico, infatti il più delle volte (non proprio sempre) non si sottrae al confronto. Egli è anche intervenuto al primo convegno “Fino alla fine del suolo” – promosso in Regione dall’Altra Emilia Romagna, insieme al M5S, nello scorso mese di marzo -, dopo aver ascoltato gli interventi degli eminenti urbanisti e studiosi che hanno mosso argomentate critiche alla proposta di legge della Giunta “disciplina regionale sulla tutela e l’uso del territorio” numero 218 del 27 febbraio 2017.

Anche in quell’occasione, come nella recente risposta all’articolo di Tomaso Montanari (la Repubblica, 8 agosto scorso) che riprende la sua prefazione al libro promosso da AER Consumo di luogo (ed. Pendragon, curato da Ilaria Agostini, ricercatrice di urbanista presso l’Università di Bologna), egli evita accuratamente di entrare nel merito degli argomenti che evidenziano le vistose incoerenze e contraddizioni che pongono radicalmente in discussione gli enunciati obiettivi della proposta di limitazione nel consumo di suolo, di semplificazione delle procedure, di difesa della legalità e di sviluppo economico attraverso la riqualificazione urbana. Una legge che mette in allarme non folle di esagitati contestatori, ma il meglio della cultura urbanistica di una Regione che fu all’avanguardia in Italia per la capacità di preservare il territorio dalle offese inflitte in tante altre parti del Paese.

2 agosto 1980, Alleva: “L’Emilia Romagna istituisca una commissione d’inchiesta regionale”

di Francesca Mezzadri

Istituire una commissione d’inchiesta regionale sui fatti della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980: lo chiede Piergiovanni Alleva (Altra ER) per l’attentato che causò la morte di 85 persone e oltre 200 feriti e il cui 37° anniversario ricorre domani. “La vicenda giudiziaria ha registrato negli anni molte difficoltà fra depistaggi, false dichiarazioni, omissioni, reticenze e ingerenze di istituzioni deviate”, rileva Alleva, “nel 1995 si è avuta la sentenza definitiva da parte della Corte Suprema di Cassazione con la condanna di esponenti dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) e di personaggi della massoneria”.

A settembre 2017 è però stata fissata l’udienza per la valutazione di archiviazione chiesta dalla Procura di Bologna che “non ravviserebbe in città ed in regione la presenza di organizzazioni dell’eversione stragista e di logge massoniche di stampo piduista”.

Si oppone l’Associazione dei familiari delle vittime della strage, secondo la quale “rimangono da ascoltare le rilevanti testimonianze dirette di persone informate sui fatti ed analizzare molti documenti processuali”. L’associazione, come fa notare Alleva, in tutti questi anni ha tenuto alta l’attenzione su tutte le stragi, si è impegnata sulla proposta di legge per l’abolizione del segreto di Stato nei delitti di terrorismo e ha anche aperto il Centro di documentazione storico politica sullo stragismo.

Solidarietà (sinistra e disoccupazione)

di Alberto Leiss

Le previsioni più pessimistiche si sono avverate, la destra con la Lega ha vinto a Genova – vicina alla mia storia – e in molti altri comuni con un passato più o meno «rosso». Fa male, ma il Pd e le varie sinistre presenti, per quanto ho potuto capire, se lo sono meritato. Più che cedere allo sconforto bisognerebbe concentrarsi sul modo di ripartire.

Discorso complesso, che dovrebbe abbracciare uno spazio arduo: dai conti mai fatti fino in fondo col secolo alle spalle, sino a un esame rigoroso del ruolo svolto dalle varie sinistre e dall’ex Pci negli anni della cosiddetta seconda repubblica, e in quelli che dopo la (relativa) caduta di Berlusconi hanno visto la continuità discontinua dei governi Monti, Letta e Renzi, nel contesto della crisi internazionale, e al centro di un’Europa sull’orlo della dissoluzione.

Qui evoco una delle tante possibili parole-chiave di una simile riflessione-elaborazione: solidarietà. Termine che deriva un po’ dal francese e un po’ dal latino. Nel linguaggio giuridico richiama le obbligazioni «in solido», in quello politico si arricchisce dei valori delle scelte personali e collettive, e dei sentimenti di vicinanza al prossimo in difficoltà, di amore per la giustizia. Non solo in teoria, ma nella pratica di azioni concrete, magari sostenute da adeguate norme pubbliche.

“Distruggerà il territorio”: urbanisti e architetti in rivolta contro la nuova legge regionale

di Giovanni Stinco

“Questa legge è come Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Per raccontare cos’è la nuova legge regionale sull’urbanista il consigliere regionale dell’Altra Emilia Romagna Piergiovanni Alleva ha rispolverato il grande classico della letteratura di Robert Louis Stevenson. Una legge “dalle due facce” che non piace al consigliere, e nemmeno ad un lungo elenco di urbanisti, architetti ed esperti che hanno messo nero su bianco la loro contrarietà dando vita ad un libretto di poco più di cento pagine. Consumo di luogo. Neoliberismo nel disegno di legge urbanistica dell’Emilia-Romagna, questo il titolo del volume (Edizioni Pendragon con il sostegno dell’Altra ER) che analizza il disegno di legge in discussione in Assemblea regionale.

Piergiovanni Alleva: “Lavorare meno per creare occupazione, altro che Jobs Act”

di Giacomo Russo Spena

“Una settimana lavorativa di 4 giorni, perché solo ridistribuendo il lavoro potremo contrastare il dramma della disoccupazione. E l’introduzione del reddito minimo garantito è un obiettivo da perseguire”. Le proposte del giuslavorista Piergiovanni Alleva – docente universitario e consigliere regionale in Emilia Romagna – appaiono massimaliste, al limite dell’irrealizzabile. Il pensiero va alla copertura economica, dove trovare i soldi? “Nessuna utopia, abbiamo fatto i calcoli e le risorse ci sono: in Emilia Romagna, ad esempio, sono sufficienti quelle locali”.

a-alleva

Di certo, Alleva non crede che il Jobs Act sia la soluzione per contrastare la precarietà, anzi. Il giuslavorista, dopo esser stato protagonista lo scorso anno della battaglia in difesa dell’articolo 18 poi manomesso dal governo Renzi, si prepara adesso per l’eventuale referendum di primavera: “I lavoratori non hanno più quasi tutele, e le poche che hanno non le rivendicano per paura di venire licenziati. Il Jobs Act ha distrutto la giustizia del lavoro, ma grazie ai tre referendum della Cgil abbiamo una straordinaria occasione di riscatto”.