A 45 anni dalla bomba di Piazza della Loggia, Brescia: strage, il volto del male assoluto

di Norberto Bobbio

La Piazza della Loggia di Brescia è un luogo della memoria. Di una memoria dolorosa per i morti e i feriti che l’hanno insanguinata, per il modo con cui sono stati uccisi e colpiti, per la verità contestata e negata. Uno dei tanti, troppi, luoghi in cui la restaurata libertà, che avrebbe dovuto dar vita a una pacifica convivenza, non ha impedito la morte di tante vittime innocenti e invendicate. Una memoria che non può e non deve essere cancellata. I familiari e gli amici delle vittime non possono cancellarla. Gli italiani non debbono.

Vi sono due forme diverse della memoria: quella interiore e quella esterna. La memoria esterna, che si manifesta nelle cerimonie ufficiali, nei discorsi commemorativi, nelle lapidi, nei monumenti, nei libri di storia, nelle testimonianze dei protagonisti, nella riproduzione di immagini dell’evento, ha senso soltanto se serve a mantener viva la memoria interiore. La può sollecitare, ma non la sostituisce. L’una è la memoria morta, l’altra la memoria viva. In un cimitero osserviamo una madre inginocchiata di fronte alla tomba del figlio. La tomba è la memoria esterna; la madre, che ha posato su di essa un mazzo di fiori e prega, rappresenta la memoria interiore. La lapide è, di per se stessa, muta […].
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Incontro vittime-terroristi? Troppe nuvole coprono la verità

di Riccardo Lenzi

Quando ho letto che alcuni brigatisti, pm e familiari delle vittime si sono incontrati per «diradare le nuvole», speravo di leggere qualche inedita informazione sul caso Moro o sul sequestro Cirillo. In realtà si dava conto del percorso di “giustizia riparativa” intrapreso da alcune persone e delle opposizioni, dentro e fuori la magistratura, ad una richiesta di ospitalità dei protagonisti di quel percorso.

Premetto: la definizione “anni di piombo” è fuorviante e sostanzialmente sbagliata. Forse sarebbe più appropriato definirli “anni affollati”, come da anni suggeriscono le studiose Cinzia Venturoli e Ilaria Moroni. Basti pensare alle riforme progressiste realizzate negli anni Settanta. Forse il decennio più “lungo” del Novecento.
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