Uno bianca, la strage del Pilastro, 4 gennaio 1991 - Foto di Wikipedia

Bologna, la Uno bianca e la saracinesca sulla memoria

di Riccardo Lenzi

Domenica scorsa, con la complicità di una bellissima giornata di sole, l’associazione Piantiamolamemoria ha accompagnato una quarantina di persone in un particolare percorso di trekking urbano, nel centro di Bologna, che ha toccato alcuni alcuni dei luoghi più significativi per la memoria degli eventi violenti che hanno segnato il corso della storia contemporanea del capoluogo emiliano: dal sacrario di piazza Nettuno, dedicato ai caduti nella Resistenza, alla stazione centrale, teatro della più tremenda delle stragi di matrice terroristica avvenute in Italia. Nell’anno in cui si commemora il centenario di quel “tradimento”, per dirla con il regista Olmi, che è stata la Grande Guerra, abbiamo preferito concentrare l’attenzione dei partecipanti sugli eventi tragici che hanno preceduto e seguito la Seconda guerra mondiale, fino a quella “guerra non ortodossa” che tante vittime ha provocato in tempo di pace.

Tra i vari luoghi visitati, voglio soffermarmi sull’unico di essi in cui non sono visibili segni di memoria: la serranda dell’armeria di via Volturno, una laterale della centralissima via dell’Indipendenza, a pochi passi dal più famoso ristorante di Bologna. E’ lì che il 2 maggio 1991 la banda della Uno bianca uccide due cittadini imolesi: Licia Ansaloni, titolare dell’armeria, e il carabiniere in pensione Pietro Capolungo, suo aiutante. Lo scorso 13 ottobre, giorno della memoria delle vittime della Uno bianca, Giorgio Napolitano ha inviato a Bologna una corona d’alloro, deposta ai piedi del monumento di viale Lenin dedicato al ricordo comune delle 24 vittime di questa “strage diluita”. Un gesto, quello del Presidente della Repubblica, che riparando a passate disattenzioni istituzionali, meritava forse maggiore attenzione da parte dei media bolognesi. Tornando a via Volturno, va detto che l’assenza di targhe commemorative in quel luogo non è invece dovuta ad una mancanza di sensibilità, bensì alla scelta consapevole dell’associazione dei familiari delle vittime di concentrare il ricordo pubblico dei loro cari in un’unica occasione.
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