Greta non abita in Emilia Romagna

di Sergio Caserta Quando nel dicembre 2017, infine, dopo lungo e periglioso iter, si giunse al voto sulla nuova legge regionale urbanistica n.24, denominata “disciplina regionale sulla tutela e sull’uso del territorio”, la sinistra in consiglio regionale, AER, SI e Art1-LEU votò unitamente contro il provvedimento, insieme anche al M5S e ad altri gruppi, per […]

Urbanistica in Emilia Romagna: che fare?

di Antonio Bonomi

Con il convegno Fino alla fine del suolo del 3 febbraio 2017, promosso in Regione dai gruppi consiliari dell’Altra Emilia Romagna e Movimento 5 Stelle si è concretizzata la bordata di critiche alla prima stesura della “bozza del progetto di legge contenente la Disciplina Regionale sulla Tutela e l’uso del territorio”. Illustri studiosi e conoscitori della materia hanno rilevato la sostanza profondamente regressiva di tale testo rispetto alla dottrina e alla prassi finora in vigore.

Dove era sancito il pieno diritto delle assemblee elettive degli Enti Locali, Comuni e loro Unioni, Province e Regione di conformare attraverso i Piani Urbanistici il territorio con i suoi vincoli, le aree urbanizzate e urbanizzabili, le infrastrutture e la città pubblica, si dovrebbe ora passare a un regime di singoli accordi nel quale le trasformazioni d’uso di immobili dipendono dalla richiesta e dalla progettualità dei proprietari. All’Ente pianificante, totalmente subordinato a tali richieste e alle aspirazioni di profitto dei proprietari, rimarrebbe solo la verifica della rispondenza dei progetti a normative e vincoli, ma in fretta, per carità, per non tarpar le ali alle speranze di attuazione, pena il ricorso al fatto compiuto del silenzio-assenso.

Possiamo bene immaginare di chi siano le pressioni per arrivare a questa “controrivoluzione anti-piano”: la coorte della speculazione e della rendita, dei costruttori che ne approfitteranno e dei loro fiancheggiatori partitici. La rendita immobiliare, oligopolistica e parassitaria di per se, si continua a formare nella trasformazione da terreno agricolo e “naturale” in area urbanizzata edificabile, abitativa per i servizi e la produzione manifatturiera, nello “spreco di territorio”, riflettendosi poi anche nella “rigenerazione” dell’urbanizzato esistente.
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