Usa-Europa: dagli amici ci guardi Dio

Usa and Eu flag
Usa and Eu flag
di Paolo De Gregorio

Non ci dobbiamo dimenticare che la crisi in cui ancora siamo imprigionati ha origine nel 2007, con la crisi di Bank of America, il fallimento di numerose banche e poi nel 2008 con la bancarotta di una delle più grandi banche americane di investimento, la Lehman Brothers, tutto originato dalla bolla immobiliare con erogazione di mutui ipotecari definiti “subprime”.

Questi mutui sono stati trasformati in titoli ad alto reddito e sparsi per il mondo, soprattutto in Europa, acquistati da banche e da fondi di investimento, hanno così esportato una gran parte del fallimento della speculazione immobiliare, determinato dalla crisi economica americana seguita a una stretta creditizia.

Un bel regalino degli amici yankee, che ha determinato in Europa e in Italia, in particolare, una forte frenata nella concessione di mutui immobiliari, frenando così tutta l’economia, diffondendo sfiducia e pessimismo per il futuro, crisi, disoccupazione, recessione, delocalizzazioni all’estero, vendita a investitori esteri dei marchi italiani più prestigiosi.
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Messico - Foto di Michele Mazzone

Messico: il suo petrolio nazionalizzato e l’assalto dei privati

di Maurizio Matteuzzi

Il Messico e il “suo” petrolio. Come scrisse il grande Carlos Fuentes, “in Messico la nazionalizzazione assoluta è una vacca sacra: è Pemex, senza che importi se è inefficiente o obsoleta. Credo fermamente che non abbiamo bisogno di de-nazionalizzare Pemex e consegnare il petrolio alle compagnie private. Quello che dobbiamo fare è conservare la proprietà pubblica però permettendo che gli affari privati operino dentro il settore pur mantenendo l’industria petrolifera in generale come patrimonio nazionale”.

Fuentes, morto poco più di un anno fa, è stato uno dei massimi scrittori del boom latino-americano della seconda metà del ‘900, autore fra gli altri di “In morte di Artemio Cruz” e “Il gringo vecchio”, condensa in queste poche righe le contraddizioni irrisolte, e probabilmente irresolubili, del grande paese meso-americano.

Il petrolio, la sua “nazionalizzazione assoluta” e il suo simbolo – Pemex, “la vacca sacra” – restano il mito fondativo per eccellenza (e, finora, il tabù) che definisce il nazionalismo messicano. Un mito e un tabù che non si capiscono se non risalendo agli anni ’30 del ‘900 quando il Messico cercava di consolidarsi dopo i terribili sconquassi della grande rivoluzione del 1910. Fu il presidente Lazaro Cardenas, l’icona del nazionalismo messicano, che nel ’36 fece approvare la Ley de Expropriacion e nel ’38, per decreto presidenziale, costituì Petroleos Mexicanos, la compagnia parastatale a cui attribuì il monopolio assoluto in materia di idrocarburi. Una proprietà “inalienabile e imprescrittibile”, quella della “Nazione” sul “suo” petrolio, e un monopolio, quello di Pemex, che Cardenas nel ’40 fece scrivere nella Costituzione.
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