Un’onda d’urto che vuole cambiare le radici del sistema

di Guido Viale

L’onda d’urto degli studenti in marcia contro l’irresponsabilità delle classi dirigenti di tutto il mondo venerdì 15 marzo ha dato la prima prova della sua forza, ma è solo al suo inizio. Per capire gli sconvolgimenti che è destinata a provocare nell’establishment basta forse il quotidiano Repubblica; fino a tre giorni fa riempiva le prime pagine con titoli di scatola e foto smisurate a sostegno del TAV Torino-Lione, come se da esso dipendessero le sorti, se non del pianeta, certamente del paese; da tre giorni fa altrettanto con la marcia per il clima Friday for Future e il suo simbolo, Greta Thunberg.

Forse conta di assorbirne lo spirito di rivolta con qualche pacca simbolica sulle spalle di “tanti bravi giovani”, per riprendere, passata la tempesta, l’amata battaglia pro Grandi opere. Così la pensa sicuramente il neosegretario del PD Zingaretti, che ha dedicato la sua vittoria a Greta e poi è andato a complimentarsi con quelli del cantiere del Tav; prova, per lo meno, di dissociazione mentale. D’altronde la schiera dei camaleonti che faranno finta di salire sul carro di Greta sarà un vero esercito. Ma non riusciranno a prendere in giro questi ragazzi come hanno fatto per anni con i loro genitori. “Forse non ci hanno capiti”.
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Il Venezuela di Maduro e la crociata per il petrolio: lo spettro del modello Libia

di Maurizio Matteuzzi

Dopo il golpe blando in Brasile del 2016 contro il governo del PT – l’impeachment di Dilma Rousseff, la proscrizione di Lula mediante le manipolazioni giudiziarie del giudice Moro, la (ir)resistibile ascesa del proto-nazista Bolsonaro -, ecco il golpe del 23 gennaio in Venezuela contro il governo chavista di Nicolás Maduro.

Magari, come Dilma, Maduro è un pessimo presidente ma, come era Dilma, è il presidente legittimo. E tutto lascia credere che in Venezuela il golpe – dall’esito incerto, tuttora in corso in questi giorni, in queste ore drammatiche – non sarà blando come quello in Brasile. I morti, di entrambe le parti, negli scontri delle ultime settimane sono già una quarantina, gli arresti diverse centinaia.

Un golpe di nuova generazione. In slow motion. Prima i golpe si facevano all’ora x e quasi sempre in uniforme, con una sequenza precisa: prendere il potere all’interno e poi aspettare il riconoscimento internazionale. Con il golpe in corso in Venezuela, l’ordine dei fattori è invertito: prima si annuncia il golpe e si ricevono i riconoscimenti internazionali a cascata, poi si aspetta che il potere arrivi come una pera matura.
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Petrolio, carbone e gas salveranno il lavoro?

di Mario Agostinelli

I delegati di oltre 200 Paesi delle Nazioni Unite erano arrivati ai colloqui sul clima a Katowice con l’incarico di sostenere l’accordo di Parigi 2015. Pur trattandosi di un appuntamento “tecnico” per fare il punto sui progressi o i ritardi rispetto all’agenda fissata tre anni orsono, l’attenzione si è focalizzata sulle responsabilità che i leader mondiali si sarebbero assunti nei confronti dell’emergenza climatica. A un mese dalla conclusione della Conferenza possiamo dire che sono state confermate le previsioni più pessimistiche: in tre anni non solo non si sono verificati miglioramenti apprezzabili, ma, alla luce degli ultimi dati diffusi dal Global Carbon Project, le emissioni di gas serra sono aumentate per il secondo anno consecutivo nel 2018.

Preso atto di ciò, si deve constatare che l’incombente crisi climatica sta andando oltre le nostre capacità di controllo: vale allora la pena di andare oltre la ricerca dei colpevoli del passato (peraltro tanto noti quanto insensibili), per metterci in azione come persone e soggetti sociali attivi, capaci con le loro reazioni e comportamenti di imporre un cambiamento di rotta. Tanto urgente da doversi realizzare in un arco temporale breve, che, secondo l’IPCC, non può andare oltre i prossimi quindici anni.
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Iran, rabbia antica nella rivolta imprevista

di Marina Forti

Le proteste scoppiate in Iran negli ultimi giorni di dicembre hanno colto tutti di sorpresa: il regime, il governo del presidente Hassan Rohani, le forze di sicurezza che hanno reagito in ritardo, i commentatori interni e quelli stranieri, che si sono buttati a cercare analogie con l’ondata di proteste seguita alle elezioni presidenziali del 2009.

Le analogie evidenti sono le strade invase da folle per lo più molto giovani, i gesti di sfida dei manifestanti, e l’ampio uso di telefonini per far circolare immagini e brevi video. Ma le analogie si fermano qui, le differenze sono molte. Negli ultimi giorni in Iran è emersa una corrente sotterranea di rabbia che va oltre gli schieramenti politici noti. Cerchiamo di ricapitolare.

La prima manifestazione di protesta è scoppiata il 28 dicembre a Mashhad, nel nord-est del Paese, contro l’aumento dei prezzi dei generi alimentari – le uova ad esempio rincarate di quattro volte in poche settimane – di prima necessità. Proteste simili non sono nuove in Iran, anche se di solito non ricevono grande attenzione mediatica. In particolare, negli ultimi mesi sono state segnalate numerose piccole proteste su scala locale, ad esempio per gli stipendi non pagati o contro licenziamenti improvvisi. Ci sono state proteste quando banche o istituzioni di credito semi-ufficiali sono fallite lasciando i risparmiatori con nulla in mano.
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Moby Prince: i segreti dell’Agip Abruzzo e il giallo della “nafta fantasma”

di Luigi Grimaldi

C’è un punto, a 25 anni dalla strage di Livorno, che la Commissione Parlamentare di inchiesta presieduta dal senatore Silvio Lai non potrà esimersi dal chiarire. Un passaggio che sino a oggi non è mai stato affrontato in nessuna delle inchieste che in questo quarto di secolo si sono succedute e che riguarda il carico e i movimenti della petroliera della Snam coinvolta nella collisione del 10 aprile 1991.

La petroliera a tutta birra

Il problema sta nell’ultimo viaggio della nave cisterna della Snam. La super petroliera arriva a Livorno la sera del 9 aprile alle 22,30. Si àncora in rada. Mancano esattamente 24 ore alla collisione con il Moby Prince. Ma da dove arriva l’Agip Abruzzo? Dal porto egiziano di Sidi Kerir, terminal petrolifero egiziano, rifornito da uno specifico oleodotto, dove ha caricato 82.000 tonnellate di greggio Iranian Light. Quando? Quattro giorni prima: il 5 aprile 1991. Sidi Kerir e Livorno distano quasi 1.600 miglia marine secondo una rotta collaudata, regolarmente percorsa dalla nave.

Un viaggio impossibile

Solo che normalmente, stando a quanto registrato dai Lloyds di Londra, che effettuano il monitoraggio dei movimenti di tutte le navi in base alle comunicazioni che ricevono dalle varie istituzioni portuali e dagli armatori, questa tratta era sempre stata coperta in 15, anche 20 giorni di navigazione. Teoricamente la Agip Abruzzo avrebbe potuto percorre la distanza tra il porto egiziano e quello toscano in 4 giorni ma a una condizione: effettuare l’intero percorso sempre alla massima velocità consentita dai suoi motori, “a tavoletta” insomma. Una navigazione se non impossibile mai utilizzata da navi di quel tipo e di quella stazza.
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 4

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima, seconda e terza parte). Adesso possiamo dire qual è il terzo strumento che Pasolini usa per completare la sua forma. Il terzo strumento è il «SEGNO GRAFICO» che il lettore deve apporre al manoscritto dell’autore. Per comprendere, in questo caso particolare, (ce ne sono altri) come e dove si deve usare questo strumento, dobbiamo ricorrere nuovamente allo schema, ma, questa volta, tracciando tutti i collegamenti fra i duplicati numerici degli appunti. Come faccio di seguito nel terzo schema.

Questo «SEGNO GRAFICO», attuato manualmente dal lettore sul manoscritto di Pasolini, è approssimativamente il seguente:

«III VII».
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 3

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima e seconda parte). Siccome io, pur ascoltando, non seguo quasi mai i consigli, soprattutto quando si basano su osservazioni prive di stile, vorrei rovinare completamente la mia reputazione aggiungendo alle osservazioni precedenti, che ho definito apparentemente razionali, un’altra osservazione apparentemente irrazionale. Un’osservazione, che se non avessi deciso di non essere nuovamente ironico, definirei quella di una mente malata, ossessivamente e inesorabilmente assuefatta al gioco del lotto. L’osservazione è la seguente.

Gli appunti in questione sono all’interno di uno spazio numerico (14) compreso fra l’Appunto 55 – «Il pratone della Casilina» – con significato di «MUSICA» e i due Appunti numero 70 – «Chiacchiere notturne al Colosseo» e «Chiacchiere al Colos-seo (seguito)» – che ha come significato cabalistico (prendendo sempre il significato dalla smorfia “classica”, quindi, austeramente, con un solo significato per numero) «’O PALAZZO», cioè «IL PALAZZO».

Ricapitolando, oltre ad avere, in tutta la struttura, i numeri del Pratone, di Gennariello e di Patmos, (cioè 5, 7, 14, 20, 55) avremmo anche 70 come PALAZZO, cioè una costruzione architettonica di epoca romana. Dunque avremmo la «MUSICA» (55), ossia la forma perfettamente pura, «pur-puris» (accezione latina di cui potrete trovare la spiegazione nel mio libro), unita al «PALAZZO» (70) come costruzione architettonica. In altre parole: LA COSTRUZIONE ARCHITETTONICA DELLA PURISSIMA FORMA DI PETROLIO.
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Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 2

Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
di Francesco De Maio

(Prima parte). Ritornando ai nomi dei 20 spiriti, ecco lo schema creato da Pasolini, partendo dall’ultimo personaggio fino al quinto:

  • 9 Pietro – PIER Paolo (nove lettere)
  • 8 (Gianni) – Pasolini (otto lettere)
  • 7 Erminio – (sette lettere) (settimo personaggio del Pratone)
  • 6 (Gustarello) – Hermes (sei lettere)
  • 5 (Fausto) – Ermes (Guido, cinque lettere)

Nello scioglimento, in Petrolio, Pasolini immagina il mondo dopo la scomparsa dell’autore, ecco perché i numeri 108 (8 PASOLINI) e 109 (9 PIER PAOLO), sono, a differenza della parte prima parte del romanzo, assenti dagli appunti. Anzi, in questa terza parte di Petrolio, sono gli unici numeri assenti dalla successione narrativa. Nello scioglimento, dunque, l’autore è definitivamente assente, cioè presente (.), come nel rito del cerimoniale ufficiale per i caduti in guerra, uno deiduecentomila di Redipuglia. Approfitto di questo per dire che sono proprio i numeri mancanti a creare la parte della struttura misterica e autobiografica dell’unità del romanzo. Il 109 e il 108, il 57 e il 75, il 35 e il 53, 25, 28, 38, 69, 14…

“Il Pratone della Casilina” è l’appunto 55, «’A MUSICA» nella cabala napoletana. Usato dall’autore proprio con questo preciso significato. Infatti l’appunto è un ossessivo «tema» pornografico ripetuto nove volte con appropriate «variazioni» strategiche. La musica, dunque, come forma «perfettamente pura», «pur-puris», (tanto da poter essere accepita come «altro linguaggio» a cui sottende il senso e il significato) è in rapporto di ossimoro con il tema pornografico che la eclissa.
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Pier Paolo Pasolini

Pasolini, Gennariello e la rivoluzione: interpretare Petrolio / 1

Sono trascorsi 40 anni dall’omicidio di Pier Paolo Pasolini, avvenuto il 2 novembre 1975. Per questo proponiamo, in 4 puntate, questo saggio che rappresenta una chiave di interpretazione del romanzo Petrolio.

di Francesco De Maio

Caro Maestro (Maestri), ho compreso l’unità di Petrolio leggendo Gennariello. Pasolini sintetizza il tutto in un solo personaggio: «Pulcinella». È questo personaggio a costituire l’unità dell’opera, la chiave di tutto il romanzo. Petrolio non è, come molti sostengono, un meta-romanzo, quanto un’opera meta-semiotica.

La conseguenza di questa caratteristica formale è che, prima di poterne comprendere l’unità letteraria, quella comunemente intesa, bisogna comprenderne invece l’unità simbolica e numerica (cabalistica). Infatti è quest’ultima a costituire la struttura portante e primaria del romanzo. Ciò non deve risultare strano, in quanto il poeta-regista è stato il primo a scrivere una «grammatica» della lingua cinematografica, intesa come lingua della realtà, «Empirismo eretico».

Il suo romanzo Petrolio è diviso in tre parti, di cui le prime due sono rispettivamente contraddistinte dall’appunto 41 e dall’appunto 101. Questi due appunti rappresentano i momenti salienti di tutto il romanzo ed entrano in relazione formale tra loro attraverso «Gennariello» (in «Lettere luterane») e il «Pratone della Casilina», l’appunto 55 di «Petrolio». Questo avviene anche attraverso la poesia, e in modo specifico, con la poesia intitolata «Patmos».
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Il delta del Niger contaminato dal petrolio: Amnesty accusa Shell e Eni

Donne del delta del Niger
Donne del delta del Niger
di Marina Forti

L’accusa viene da Amnesty International. «Eni ha perso il controllo sulle sue operazioni nel delta del Niger. Shell, nonostante le promesse, non ha fatto alcun progresso nell’impedire gli sversamenti di greggio». L’organizzazione per i diritti umani parla di inquinamento: la anglo-olandese Royal Dutch Shell e l’italiana Eni hanno registrato oltre 550 casi di sversamento di greggio l’anno scorso nel delta nigeriano, afferma Amnesty analizzando i dati delle due multinazionali petrolifere.

Per la precisione, Shell riferisce di 204 sversamenti nel 2014 mentre Eni, che ha attività in un’area più piccola di Shell, ne ha registrati 349. Le due compagnie dichiarano che sono stati sversati appena 30mila barili (circa 5 milioni di litri) di greggio in totale – ma il sistema di rilevamento di simili incidenti è talmente incerto che potrebbero essere molte di più, dice Amnesty. E fa notare, a paragone, che ci sono stati solo 10 casi di sversamento nell’intero territorio europeo nei trent’anni tra il 1971 e il 2011.

Insomma, la regione petrolifera del delta del fiume Niger, in Nigeria meridionale, vive in perenne disastro sanitario e ambientale. «In qualunque altro paese questa sarebbe un’emergenza nazionale. In Nigeria sembra la procedura standard dell’industria petrolifera», commenta Audrey Gaughran, di Amnesty International. «Il costo umano è orribile, la popolazione vive nell’inquinamento ogni giorno della propria vita».
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