Una petizione per dire no all’autonomia che divide

di Alfiero Grandi, Antonia Sani, Domenico Gallo, Eleonora Forenza, Francesco Sinopoli, Gianfranco Viesti, Gianni Ferrara, Giovanni Russo Spena, Guido Viale,Loredana De Petris, Loredana FraleoneLoredana Irene Marino, Marina Boscaino, Massimo Villone, Paolo Berdini, Piero Bernocchi, Piero Bevilacqua, Roberto Musacchio, Rosa Rinaldi, Silvia Manderino, Vincenzo Vita

Rivolgiamo un appello a donne e uomini liberi, alle soggettività politiche e sindacali, al mondo dell’associazionismo, ai movimenti che si riconoscono nei principi di uguaglianza e nell’universalità dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Un appello per incontrarci e costituirci in un Coordinamento nazionale in difesa della Repubblica, dell’universalità dei diritti e della solidarietà nazionale contro il federalismo differenziale.

Va avanti l’approvazione “dell’autonomia regionale differenziata”, nel silenzio generale mentre l’opinione pubblica viene distratta dall’assordante propaganda razzista e xenofoba. Senza discussione politica diffusa e all’insaputa di milioni di cittadine/i si sta per determinare nel giro di poche settimane la mutazione definitiva della nostra architettura istituzionale, la destrutturazione della nostra Repubblica.

La vicenda è partita con i referendum svolti in Veneto e Lombardia nel 2017, cui ora si vuole dare seguito senza tenere alcun conto dei principi di tutela dell’eguaglianza, dei diritti e dell’unità della Repubblica affermati dalla Corte Costituzionale.
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Schedature etniche: perché non possiamo tacere (e dobbiamo firmare)

la petizione su Change.org

Al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri.

Riteniamo opportuno, in quanto membri della società civile, consegnare queste nostre riflessioni alle massime cariche dello Stato. Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il 18 giugno scorso ha dichiarato:

Al Ministero mi sto facendo preparare un dossier sulla questione rom in Italia […] Una ricognizione della situazione rom in Italia per vedere chi come e quanti […] Vedremo di capire come intervenire rifacendo quello che all’epoca fu chiamato censimento – apriti cielo, e chiamiamola l’anagrafe, chiamiamola una situazione, una fotografia – per capire di cosa stiamo parlando. Sull’espulsione stiamo lavorando, anche con un collega ministro, sull’espulsione dei detenuti stranieri che sono in Italia […] E poi i rom italiani, eh, purtroppo te li devi tenere in Italia perché non li puoi espellere.

Rom e sinti non vivono soltanto in accampamenti e non sono identificabili a partire dall’appartenenza etnica. Hanno documenti d’identità che li identificano come cittadini italiani o di altri paesi (la condizione di apolide non appartiene che a circa il 10% dei rom provenienti dall’ex-Jugoslavia), e sono soggetti alle leggi cui sono soggetti gli altri cittadini italiani e gli altri stranieri, e godono degli stessi diritti.

L’intenzione di censire o di schedare rom e sinti, dunque, è inutile e inattuabile: ha funzione meramente propagandistica e giova a istituire il principio che si possono certificare differenze basate sull’appartenenza etnica. Il che in Italia non è consentito, dal momento che viola apertamente il dettato della Costituzione (art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”).
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Lettera da Amburgo: Maria chiede aiuto agli amici di Feltre, la petizione per lei e per Fabio

di Gigi Sosso

Grido di dolore e libertà. Inchiostro blu, che racconta sofferenza ma allo stesso tempo speranza, nella lettera su un foglio a righe che Maria Rocco ha mandato agli amici feltrini dal carcere amburghese di Billwerder. La donna è detenuta ormai da più di due settimane, dopo le manifestazioni contro il G20. Mentre Fabio Vettorel, l’altro feltrino fermato dalla polizia tedesca, è stato trasferito fin dal primo momento nel carcere minorile di Hahnofersand, dal momento che ha appena 18 anni e lassù si diventa maggiorenni a 21.

La 23enne di Cesiomaggiore lancia un appello al mondo politico e culturale, sia a livello locale che nazionale, perché ritiene di essere vittima di un ingiustizia: c’è il rischio che rimanga in carcere, come minimo, fino alla fine di agosto. Ma se non dovesse cambiare la misura cautelare decisa dal tribunale di Amburgo per «grave violazione dell’ordine pubblico con resistenza a pubblico ufficiale», la carcerazione preventiva parte da 12 mesi, in attesa del processo.

I legali della famiglia (Prade di Belluno e Carponi Schittar di Venezia) stanno esplorando tutte le strade per riportarla in Italia, compreso un ricorso; nel frattempo il difensore della prima ora Serrangeli fa un po’ da portavoce e invoca un intervento deciso delle istituzioni: «La nostra diplomazia non si è proprio mossa e siamo di fronte a una grossa ingiustizia che riguarda dei cittadini italiani.
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La petizione su Change.org: verità sull’uccisione di Giulio Regeni

Per Giulio Regeni
Per Giulio Regeni

di Giovanni Parmeggiani, Stefania Villanacci, Eleonora Bacchi, Esther Amoròs Berna, Shady Alshhadeh, Pilar Lopez, Claudia Morini, Patricia Belmonte Cerdàn, Lucas Ivorra, Loli Sànchez Lozano, Marco Basile, Allison Blahna, Fabio Rollo, Julie Rubino, Islam Elshaarawy, Jesse Chappelle, Shady Hamadi, Massimo Cozzolino, Karim Metref Abdallah, Pierfrancesco Majorino,Farid Adly, Davide Piccardo, Nabil Bey, Lorenzo Declich, Giuseppe Acconcia, Alessandro Di Rienzo, Elena Chiti, Rita Barbieri, Doris Zaccaria, Rosa Schiano, Rana Alnasr, Egidio Giordano, Maria Teresa Cudemo, Lorena Matteo, Alfredo Manfredini Bohm, Pietro Sabatino, Chiara Crispino, Luisa Ambrosio, Roberta Carvone, Federico Manes, Roberto Trisciani e Libera D’Amato. Qui il link per firmare la petizione su Change.org

Ora tutti conoscono Giulio: aveva 28 anni ed era un dottorando dell’Università di Cambridge.Dal Cairo, dove si trovava da settembre per condurre la sua ricerca sull’economia egiziana nell’era post Mubarak, raccontava quello che accadeva in Egitto. Il 25 gennaio 2016, giorno dell’anniversario dell’inizio delle manifestazioni che hanno portato alla deposizione del presidente Mubarak, Giulio è scomparso. Il suo corpo è stato rinvenuto giorni dopo, nei sobborghi del Cairo, con evidenti segni di tortura.

Giulio rappresenta tutti quei giovani che hanno scelto di indagare il contesto in cui viviamo, con passione, curiosità e spirito critico, per comprendere e conoscere ciò che viene proposto come lontano e diverso. Per questa ragione è nostro dovere ricordare i motivi che hanno spinto Giulio, come tanti altri, a mettere a disposizione di tutti una lettura delle dinamiche che determinano la qualità della nostra convivenza, in un ambiente che si presuppone essere sicuro – quello accademico. Si tratta degli stessi motivi che vogliono garantire la crescita e il mantenimento di una cittadinanza mediterranea e universale, pensata per contribuire alla pace, alle libertà e allo sviluppo di tutti i popoli del comune mare.
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Appello economisti: l’Italia chieda una “Bretton Woods” per l’eurozona

Euro - Foto di Images Money
Euro - Foto di Images Money
di Inchiesta online

La decisione dell’attuale presidente francese Francois Hollande di ignorare i vincoli di bilancio europei annunciando di voler rimandare il ritorno del rapporto deficit/PIL sotto il 3% di due anni potrebbe mettere la parola fine al sistema dell’austerità europea fondato sul Fiscal Compact. La decisione della Francia non fa che sancire uno stato di crisi del sistema (e una violazione diffusa delle regole) che perdura da tempo. I paesi sopra il tre percento nella UE sono molti (oltre alla Francia, Spagna, Grecia, Portogallo, Croazia, Slovenia e persino la virtuosa Polonia) e la Germania da tempo viola il limite superiore del surplus di bilancia commerciale.

Alcuni dei paesi in deficit, nonostante si siano sottomessi alla ricetta rigorista (anzi proprio a causa di essa) si trovano oggi con i conti pericolosamente fuori controllo e con un rapporto debito/PIL in forte crescita tendenziale. E’ questa la situazione di Grecia, Spagna, Portogallo ma anche dell’Italia. E la colpa non è soltanto quella dell’errore nelle ricette nazionali ed europee applicate, ma anche del fallimento da parte della BCE (nonostante i suoi meriti nel salvataggio dell’euro nella tempesta speculativa) dell’obiettivo di evitare la deflazione e garantire un’inflazione attorno al 2%. In generale è tutta la politica post-crisi finanziaria globale dell’UE che è fallita producendo un buco nella domanda aggregata (consumi più investimenti) l’arresto della crescita, la deflazione, l’approfondirsi degli squilibri tra Nord e Sud e, paradossalmente, un peggioramento della situazione del debito che rappresentava l’ossessione e la ragione della severità della terapia del rigore.
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La cultura si mangia

Bologna e la protesta dei musei civici: una petizione online e giovedì nuovo sit-in

di Noemi Pulvirenti

Che la cultura, sia un bene ormai non più di competenza pubblica ma privata è risaputo. Infatti, la maggior parte dei servizi di guardiania o book shopping sono ormai di appannaggio di cooperative e ditte, ma che cosa succede se si pubblica un bando di gara che appalta anche i servizi didattici?

È ciò che succede a Bologna. Il 7 aprile, è stata pubblicato un disciplinare che prevede un bando di gara sia per i servizi di guardiania, book shopping e sala che per i servizi didattici, per i quali, s’intende l’inventario, la biblioteca, l’organizzazione di mostre ed eventi, la comunicazione e il trasporto di opere. I musei coinvolti da questo disciplinare sono quelli comunali, ossia: il Museo Civico Archeologico, il Museo Internazionale e Biblioteca della Musica, il Museo del Patrimonio Industriale, il Museo Morandi, il Museo per la Memoria di Ustica, il Museo Medievale, il Museo del Risorgimento e il Museo per la Memoria di Ustica.

Nessuna ricognizione interna per verificare l’esistenza di figure in grado di ricoprire questi ruoli, e quindi sorge spontaneo chiedersi: perché? Si parla di risparmi, ma senza considerare che questo bando (della durata dal 2014 al 2017) potrebbe mettere a repentaglio 112 posti di lavoro, di persone che lavorano nel pubblico da anni e che contribuiscono a rendere fruibile ai cittadini la vita non facile dei musei, colpiti dalla crisi e spesso senza i fondi necessari per poter restaurare le proprie opere.
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Stefano Rodotà: una petizione per sostenere la sua candidatura a capo dello Stato

Stefano Rodotà
Stefano Rodotà
Nell’ambito della petizione a sostegno alla candidatura di Stefano Rodotà alla presidenza della Repubblica, proponiamo questa intervista uscita su Pubblico il 12 novembre 2011.

Entri a casa di Stefano Rodotà e lo trovi con la copia staffetta del libro che in questi mesi ha accudito come un figlio: Il diritto di avere diritti. Rodotà racconta che si è chiuso in casa per quattro mesi e ha intrecciato nella scrittura tutti i percorsi della sua battaglia culturale di questi ultimi anni. «Sono tornato a parlare dei problemi che mi tormentano da una vita. Ho letto l’intervista della Rossanda, capisco quando dice: “Io non farò in tempo a vedere la nuova sinistra”. Io sono più ottimista, vado nelle scuole, frequento i movimenti, ho incontrato diecimila ragazzi, e penso che c’è anche in questi tempi un po’ incerti, un grande fatto planetario che si sostanzia nella lotta per i diritti».

Facciamo degli esempi.

Il primo che mi viene in mente sono le donne indiane che si escono dall’isolamento della famiglia patriarcale grazie ai cellulari. Perché parlano e discutono con altre donne grazie al telefonino. Un altro esempio. Dai lavoratori di Pomigliano di cui ho parlato, ai cinesi di Foxconn alle donne del Kenya che si fanno frustare per difendere la loro scelta di vestirsi come vogliono, il minimo comune denominatore è uno solo: il diritto, come dimensione della consapevolezza e come obiettivo di una battaglia di liberazione. Altro che questioni formali.
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Libertà e (di)versi: due poesie (e una petizione urgente) per Mohamed al Ajami

Mohamed al Ajamidi Lance Henson e Sandro Sardella

In rete circola questa petizione (di Pina) da sottoscrivere: «Cari amici e care amiche,
vi contatto pregandovi di firmare una petizione urgente per la scarcerazione del poeta Mohamed Al-Ajami del Qatar, condannato all’ergastolo circa un mese fa per avere recitato una poesia inneggiante alle Primavere Arabe. Diffondete se potete, l’appello contro Al-Ajami sarà il 30 dicembre. La petizione sarà trasmessa a 5 ambasciate del Qatar, contribuendo così alla pressione internazionale per il suo rilascio.

http://act.rootsaction.org/o/6503/t/0/blastContent.jsp?email_blast_KEY=136398 oppure http://act.rootsaction.org/p/dia/action/public/?action_KEY=7041».

For the evolutionaries

old in their voices
carrying a terrible chrystal they have never known
among the scattered bones of a dream
they reach for the worlds nameless representations of itself
mohammed… in a cell in qatar
in this world of blood and sand what journeying led you here
the necessary life of a poet your calling
upon a field where all things written in human words
are the sum of one tale
we salute you… Leggi di più a proposito di Libertà e (di)versi: due poesie (e una petizione urgente) per Mohamed al Ajami

XM24

L’XM24 rivendica una piazza per la Bolognina futura e lancia una petizione in rete

di Leonardo Tancredi

Nella Bolognina che verrà, lo spazio per l’XM24, storico centro sociale autogestito, è fortemente a rischio. Il progetto di riqualificazione di uno dei quartieri più popolosi del capoluogo emiliano e con una forte identità operaia alle spalle prevede la costruzione di una grande rotonda proprio nell’area attualmente occupata dal centro sociale. La denuncia arriva dagli stessi attivisti che lanciano una petizione in rete a sostegno del loro spazio.

Eppure le cose erano partite diversamente. Il centro autogestito, dalla nascita nel 2002, ha sviluppato una forte relazione col tessuto sociale del quartiere che dopo la chiusura di alcune fabbriche storiche si è popolato di famiglie immigrate, studenti e residenti anziani. Tanto da farsi promotore, insieme ad altre associazioni, di un laboratorio di urbanistica partecipata che dal 2005 al 2007 ha ridisegnato il futuro del territorio. L’area dell’XM era stata destinata a uso sociale e culturale, ma a distanza di anni le decisioni del laboratorio, più volte premiato come buona pratica di partecipazione, sono state smentite. Così la pensa Maura Brighenti, tra i portavoce del centro.

Il progetto prevedeva una strada a nord del comparto per collegare la nuova stazione al quartiere, ma le Ferrovie dello stato, probabilmente a causa della crisi del settore e dei ritardi del cantiere della Tav, non hanno trovato i finanziamenti necessari e hanno optato per una rotonda per convogliare tutto il traffico del nuovo comparto.

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