We insist, l’arte di fare centro in periferia: i 25 anni di Laminarie e 10 di Dom

di Silvia Napoli Mi rendo conto di quanto possa apparire strano scrivere partendo dal presupposto di presentare quello che si preannunciava come lo spettacolo –manifesto della spericolata attitudine ad una assertività critica, limen sempre più esiguo da percorrere e scavallare alla bisogna, da parte della compagnia Laminarie, titolato con sacralità giullaresca Invettiva Inopportuna. Spettacolo che, […]

Il fenomeno dell’urbanizzazione e il problema delle periferie

Foto di Roberto Pili
Foto di Roberto Pili
di Gianfranco Sabattini

Il fenomeno dell’urbanizzazione costituisce uno dei motivi di studio della storia contemporanea, ma anche uno dei problemi di più difficile soluzione; al contrario delle città del passato, che si sono sempre estese con andamento concentrico, oggi, quelle contemporanee, con la rivoluzione dei trasporti e delle tecnologie digitali, hanno preso a svilupparsi casualmente e disordinatamente (sprawl), generando l’urbanizzazione di vaste aree, dove zone agricole sono state riconvertite in insediamenti civili e produttivi, e dando origine al problema delle periferie.

A livello globale, un numero sempre più alto di persone preferisce vivere nelle aree urbane, piuttosto che in quelle rurali. Nel 2014, la popolazione mondiale residente nei centri urbani è stata pari al 54%, rispetto al 30% del 1950. Si calcola che per il 2050, la percentuale salirà fino al 66%. Oggi, le regioni più urbanizzate sono l’America Latina, in particolare i Caraibi (80%) e l’Europa (73%). Al contrario, Africa e Asia restano prevalentemente rurali, con l’urbanizzazione delle loro popolazioni compresa fra il 40 e il 48%.
Leggi di più a proposito di Il fenomeno dell’urbanizzazione e il problema delle periferie

Arredo urbano: Italia Nostra e le associazioni bolognesi chiedono più attenzione

Arredo urbano - Foto di Radio Città del Capo
Arredo urbano - Foto di Radio Città del Capo
di Italia Nostra Bologna

Nel corso di un affollato incontro, tenuto il 15 ottobre u.s. presso la Sala “Silentium” del Quartiere San Vitale, la sezione bolognese di “Italia Nostra”, unitamente alle principali associazioni e ai comitati di cittadini (Comitato per Bologna Storico Artistica, Associazione Dimore Storiche Italiane, Comitato via Broccaindosso, Comitato via Capo di Lucca, Comitato “i Borghigiani”, Cittadini di via Torleone), hanno discusso le recenti scelte operate in materia di arredo urbano dall’attuale amministrazione comunale.

A parere dei convenuti, sfugge come tali interventi, riguardanti il nucleo più identitario di Bologna, si inseriscano in un progetto di lungo periodo che, avendo le idee chiare su ciò che dovrà essere la città nei prossimi decenni, avvii al contempo scelte graduali ma conseguenti. In particolare, la rinuncia ad affrontare in modo deciso un diverso e più duttile modello di mobilità cittadina, che preveda il passaggio dei grandi mezzi pubblici sui viali di circonvallazione e l’alleggerimento dei flussi veicolari nelle vie del centro, ha fin qui dettato provvedimenti di mera emergenza in base alle esigenze predominanti del traffico veicolare.

L’esempio più attuale e sconcertante è offerto dalla selva serrata di fittoni bianchi ai piedi delle Due Torri, determinata dal tracciato del futuro Crealis destinato a transitare attraverso il centro storico della città (e non, come è stato detto, dall’intento di dare spazio a una pedonalizzazione più ampia).
Leggi di più a proposito di Arredo urbano: Italia Nostra e le associazioni bolognesi chiedono più attenzione

Tor Sapienza

Storie di periferia: perché Tor Sapienza

di Adriana Goni Mazzitelli [*]

Sono lontana da Roma, in questo momento. Qui a Montevideo sto studiando le politiche che il governo uruguayano ha messo in campo per combattere la miseria attraverso progetti di autorecupero delle periferie e delle case abbandonate in città. Seguo con amarezza quello che sta accadendo a Tor Sapienza, periferia est di Roma, dove ho lavorato negli ultimi quattro anni. Leggo di notti di scontri e attacchi contro il centro di accoglienza che da anni riceve rifugiati in transito nel pezzo di quartiere chiamato Tor Sapienza II, ovvero nel complesso di edilizia sociale Giorgio Morandi.

Da tempo associazioni, comitati di quartiere, università e gruppi di cittadini italiani – ma anche peruviani, eritrei, marocchini, rumeni, sudanesi e rom – provano a bucare l´indifferenza di istituzioni di governo lontane dai territori. Chiedono azioni concrete contro l’abbandono e il sovraffollamento delle periferie. Non che non ci sia posto per tutta questa popolazione. Fino a qualche decennio fa, Tor Sapienza era una borgata in mezzo al verde, poi, con il passar degli anni, s’é trasformata in città. Chiudendo, molte fabbriche hanno lasciato ampi spazi per progetti di “densificazione” abitativa, lo stesso vale per molte altre aree verdi dove gli insediamenti informali marcano la tendenza a una crescita demografica che da qualche parte deve pur trovare posto.

La domanda di soluzioni abitative è dunque cresciuta in modo progressivo ma la risposta delle istituzioni non è mai arrivata. Non poteva che conseguirne un susseguirsi di figure definite, di volta in volta, informali, illegali e in altri modi simili. Non sono altro che risposte concrete all’emergenza di vivere per strada con la propria famiglia, italiana o straniera che sia.
Leggi di più a proposito di Storie di periferia: perché Tor Sapienza

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi