Bologna, il People Mover e dintorni

People mover - Marconi Express
People mover – Marconi Express

di Sergio Caserta

Un’assoluzione è sempre una buona notizia sul piano umano, generalmente si ritiene che i giudici abbiano seriamente indagato per cercare riscontro a delle accuse e se non hanno trovato le prove, la legge deve assolvere. Nulla questio, occorrerà vedere se la procura riterrà, una volta pubblicate le motivazioni della sentenza, salvo prescrizione di ricorrere in appello o meno.

Consideriamo che tutto vada bene per gli imputati e la vicenda processuale termini qui. Non è che con questo cambiano le ragioni di tante critiche al progetto “people mover” e al sistema di potere che ha prodotto in questi ultimi vent’anni a Bologna una sequela di errori di governo, in particolare nelle infrastrutture per la mobilità e non solo. Vogliamo dimenticarci del metrò e del CIVIS? Progetti falliti e soldi gettati dalla finestra per opere non realizzate che hanno causato perdite alla collettività per decine di milioni? Sono il frutto di una gestione dell’amministrazione comunale, ma anche provinciale e regionale, a dir poco inadeguata e irresponsabile.

Il maggior partito di governo, possiamo dire l’unico attualmente in città, il PD con la parentesi di Guazzaloca, ha collezionato una serie di errori di cui non si vede la fine. Impantanato in lotte interne tra gruppi d’interesse, non è mai riuscito a proporre un piano per la mobilità che riuscisse non dico a risolvere ma nemmeno a mitigare i non pochi problemi di congestione.
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Bologna, il carbone di Merola & company: ecco la prova

del Comitato No People Mover Dal documento nell’immagine (cliccare sull’immagine per ingrandirla) sopra si capisce che il giorno in cui Merola dà il via ai cantieri del People Mover, la società di gestione è inadempiente perché non ha i soldi. Merola al posto di chiedere 3,6 milioni di penali alla Marconi Express, fa aprire fintamente […]

Bologna: il People mover, i soliti noti e i soliti ignoti

del Comitato No People Mover

I pubblici ministeri Antonella Scandellari e Giuseppe Di Giorgio della procura di Bologna hanno aperto un nuovo fascicolo partendo dalle nostre istanze che vertevano sul sequestro preventivo dei fondi destinati al People Mover, sulla palese “inidoneità del mezzo tecnico” e sulla nostra constatazione che “l’apertura del cantiere” annunciata a fine ottobre 2015, è stata fittizia.

Il sospetto è che, non avendo Marconi Express rispettato realmente la data ultima di scadenza per l’avvio dei lavori, il Comune di Bologna abbia voluto ignorare questa mancanza, evitando così di escutere le fideiussioni emesse a garanzia dei lavori. I reati ipotizzati sono abuso d’ufficio e favoreggiamento. (Art. 323 cp – 379 cp).

La documentazione raccolta dalla Procura riguarda diversi aspetti di questa vicenda, alcuni emersi proprio nelle ultime settimane. Ad esempio il 30 ottobre 2015 un documento a firma ing. Rita Finzi (Marconi Express) attesta che:

  • a – le banche Unicredit e Unipol dovranno assumere una nuova delibera creditizia;
  • b – i soci si impegnano a versare ulteriori 8 milioni di euro;
  • c – le delibere assunte dagli istituti di credito, sommate ai fondi investiti da CCC e TPER, raggiungono il 90,45% dei fondi necessari;
  • d – l’ulteriore impegno finanziario annunciato da SAB è confermato, ma si tratta ancora solo di un annuncio.

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Bologna, l’inaugurazione fasulla del People Mover

di Paolo Serra

People Mover? Inaugurazione fasulla per non far scattare 3,6 milioni di fidejussione che avrebbero messo in ginocchio la Marconi Express (e il controllante Ccc, Consorzio cooperative costruzioni). La realtà è che dal luglio 2009 nessun privato ha trovato una ragione per entrare nel business.

Dei 15 milioni promessi da Sab, 8 serviranno solo dopo che sarà stata costruita la nuova aerostazione (a 900 metri dalla possibile fermata Servizio ferroviario metropolitano di via Bencivenni) che renderà necessario, causa servitù militare, un percorso pedonale sotterraneo (partendo dal primo piano dove arriverà il teminal della navetta) di circa 970 metri. Altri 3 sono stati realmente erogati e 4 sono sotto forma di obbligazione speciale cui attingere in caso di necessità.

Solo la Regione Emilia Romagna ci ha messo 27,5 milioni a fondo perduto e Tper ha sottoscritto, ma non ancora versato del tutto, il 25% di Marconi Express. Dei 48 milioni di mutui bancari spicca il diniego IMI (leader del settore in Italia) e la quantità e qualità delle banche interessate tutte locali (Unipol, Bper, Banca di Bologna, Emilbanca, Banca Interprovinciale e Popolare di San Felice sul Panaro) tranne la chiacchierata Unicredit di Palenzona.
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Coalizione civica: Bologna, quell’inutile treno per l’aeroporto e la stazione che c’è già

di Vanni Pancaldi

L’eterna saga dell’inutile People Mover scaturisce insensatamente da un ottimo progetto: il Servizio ferroviario metropolitano (SFM). Bologna ha una fantastica rete ferroviaria, figlia di tempi in cui il treno era mito di progresso, per dirla alla Guccini.

Nel 1994 quel mito e le sue tante linee costruite da quattro generazioni di bolognesi diventano l’asse portante del sistema di mobilità a Bologna e nell’area vasta, oggi città metropolitana. Ministero dei Trasporti, Comune, Provincia, Regione e ferrovie dello Stato, concordano linee guida e interventi per la realizzazione del nuovo sistema della mobilità, incentrato sul ferro. Da subito si pensa ad un nodo primario: l’aeroporto. Lo scalo Marconi, abbracciato a pochi metri da 4 linee ed un quinto braccio, che verrà poi interrato in galleria proprio sotto la pista ampliata, è in una culla di opportunità ferroviarie: treni nazionali, regionali, locali, alta velocità.

Nel 2004 il piano provinciale PTCP lo inserisce come progetto primario per la mobilità indicando dove dovranno sorgere le stazioni a cominciare dalla SFM Aeroporto su due binari (BO-MI e BO-VR) e poi Sant’Orsola, Ospedale Maggiore, Fiera, CAAB, CNR, Tecnopolo, Aldini Valeriani, Nuovo Comune…e in tutti i comuni collegati dalla rete ferroviaria. Partono i lavori e nel 2009 gli altri comuni hanno le stazioni. Bologna no. In ritardo abissale perché continuamente distratta in angusti progetti” campanilistici”. Roba inutile e dispendiosa, rinchiusa entro le mura: Civis, Metro e People Mover. Altro che grande visione da città metropolitana! Ci vuole coraggio e…fisico bestiale, nonché faccia opportuna per sostenerlo.
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Bologna, People mover 6 anni dopo: un’operazione che non sta in piedi

di Paolo Serra

Sono passati sei anni da quando il comune di Bologna assegnò l’appalto del people mover al CCC (maggio 2009) e fu firmato il relativo contratto di concessione (4 giugno 2009) per l’ammontare complessivo di 89,5 milioni di euro. Malgrado i megafoni istituzionali assicurassero che l’opera fosse a totale carico di capitali privati, già in partenza lo sforzo era alleviato dai contributi a fondo perduto di 22,5 milioni della RER e 2,7 di SAB (entrambi iva esclusa) e nel caso la tariffa di 6,75 euro per il Marconi e 1,5 per il Lazzaretto si fosse rivelata deficitaria, dal contributo fino a max 1,5 milioni annui da parte del Comune.

Come da contratto il CCC fondò la relativa società operativa, l’ormai famosa Marconi Express, ed iniziò la ricerca degli investitori. Ricerca, evidentente non andata a buon fine, anzi cessata subito, visto che l’1 dicembre 2009 la giunta Del Bono consentì ad ATC (ora TPER) di entrare nella spa col 25% delle azioni, e di firmare un patto parasociale che lo avrebbe fatto diventare il 75% dopo un anno di esercizio, il 90% dopo quattro ed il 100% comunque entro il 2020.

Et voilà la navetta diventava interamente pubblica. Oggi Del Bono, Sutti e Collina, più 7 assessori ed una dirigente comunale sono accusati di danno erariale per 14 milioni e saranno sotto processo il 24 febbraio del 2016 (grazie ai tempi biblici dei processi civili in Italia). Poiché anche il Tar, sollecitato dal ricorso di un consigliere di minoranza, si era occupato della vicenda, nel 2013 i patti furono rivisti e TPER, pur entrando, rimarrà confinata nel 25% già sottoscritto.
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Bologna, People Mover versus Servizio Ferroviario Metropolitano

di Sergio Caserta

In queste settimane a Bologna dove si vota tra ormai meno di un anno, il sindaco attualmente in carica al primo mandato, il mite renziano Virginio Merola vede traballare l’ipotesi di una sicura riconferma, a causa del fatto che nel suo partito c’è chi sta lavorando per “sfrattarlo” da Palazzo d’Accursio. Nel suo partito si ritiene sia un sindaco piuttosto debole, perfino esposto ad una sconfitta elettorale con un candidato dell’opposizione eventualmente più forte (non che nella destra felsinea, si contino eccelse figure politiche ma non si sa mai…).

In realtà succede che Merola paga a parer mio proprio la sua tentennante ambivalenza: si definisce “di sinistra” in realtà non è un “cuor di leone”, piuttosto un discreto nuotatore nelle acque limacciose della città, un po’ dandy, del tutto accondiscendente verso i poteri che contano, in linea con predecessori e colleghi di partito contendenti.

Tra le questioni più stringenti, difficili e insidiose della gestione cittadina, c’è senza dubbio il capitolo mobilità e trasporti, in cui i suoi predecessori e lui medesimo si sono dovuti impegnare nel districare la matassa di clamorosi flop nella pianificazione e progettazione di interventi non riusciti con accompagnamento di inchieste giudiziarie.

Ricapitolando in estrema sintesi, nel giro di vent’anni dalla giunta di Walter Vitali, caduta per lotte intestine dell’allora PDS, con la storica sconfitta del “novantanove” e l’avvento dell’amministrazione civico-berlusconiana di Guazzaloca, si sono accumulati sei progetti diversi di mobilità cittadina:
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Bologna, una ragione in più per dire no al People Mover

di Sergio Brasini Il 20 novembre 2013 Enrico Letta e Francois Hollande hanno ribadito la comune volontà di Italia e Francia di procedere con lo sciagurato e anacronistico progetto della TAV Torino-Lione. Lo stesso giorno, sempre a Roma, il Comitato No People Mover ha presenziato come “parte interveniente” all’udienza pubblica presso il TAR del Lazio […]

People Mover: storia infinita di un’opera a carico di cittadini. E ora la parola al Tar

di Noemi Pulvirenti

La storia dell’uomo è fatta anche di costruzioni, di segni urbani che rimangono nel tempo e che hanno lo scopo di rendere un servizio alla popolazione. Immaginiamo per esempio nel passato gli acquedotti, le strade, i ponti. Sono tutte “invenzioni” che nascono con l’idea di durare e creare un ponte tra la città e l’uomo. E domani, 20 novembre, proprio in quest’ottica (o contro la sua applicazione pratica a Bologna) sarà una data importante: inizierà il procedimento amministrativo nel corso del quale il Tar Lazio deciderà se è ammissibile il ricorso di CCC, TPER e Marconi Express contro la decisione dell’autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di bloccare il People Mover.

Ma di cosa si tratta? Vediamo di riassumere. Il People Mover è un mezzo di trasporto che servirà per collegare l’aeroporto Marconi di Bologna con il suo tessuto urbano; in Italia esistono già due esempi: a Milano, dove l’ospedale di San Raffaele è collegato alla metropolitana, e a Venezia. Dal canto suo, l’amministrazione comunale di Bologna – era sindaco Sergio Cofferati – ha proceduto alla pubblicazione di un bando di gara per l’affidamento della concessione, dove inizialmente non si presentò nessuno e in seconda pubblicazione vinto dal Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna (CCC) il 28 aprile 2009.

Il progetto fu da subito criticato da esperti in materia di trasporti e dette luogo a molte discussioni e polemiche, sia sotto il profilo tecnico e ambientale che contrattuale. Sono infatti in corso inchieste della magistratura penale e contabile, ma ciò che alla fine interessa soprattutto in questa storia è sapere se la costruzione del People Mover è una “cosa loro”, delle grandi aziende cioè, che però pagheranno i cittadini.
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