Popolo chi? Viaggio nelle periferie di Milano, Firenze, Roma e Cosenza

di Nadia Urbinati Il libro Popolo chi? Classi popolari, periferie e politica in Italia di Niccolò Bertuzzi, Carlotta Caciagli e Loris Caruso (Ediesse), utilissimo, intelligente, ben scritto, nasce da un proposito molto semplice: mettere in discussione l’idea che alle classi popolari vada addossata la responsabilità principale del successo delle destre populiste. «Perché ha vinto Trump? […]

La banalizzazione della paura: da via terapeutica a strumento di potere

di Aldo Lotta “Noi lo diciamo, loro lo hanno fatto” (Ada Colau, sindaca di Barcellona) – “Le persone sono più importanti delle storie” (Wim Wenders, regista, autore de “Il volo”, sull’esperienza di Riace). Sono testimonianze vivide, emotivamente partecipate, sulla vicenda del paesino della Calabria che in questi tempi è assurto al centro dell’attenzione del mondo […]

Paura e povertà: l’Italia del dopo-voto

Povertà estrema

di Mario Pianta

La mappa dell’Italia che ha votato ritrae soprattutto due fenomeni: paura e povertà. Il centro-nord (Lazio compreso) si è affidato a un nuovo Centrodestra a egemonia leghista: nel nord della Lombardia e del Veneto è oltre il 50%, con la Lega che arriva a punte tra il 33 e il 38% nelle sue zone di insediamento tradizionale; nel Piemonte lontano da Torino il Centrodestra è vicino al 50%, con la Lega meno forte; nel resto del Nord è quasi ovunque oltre il 40%; in Emilia, Toscana e Umbria la percentuale è oltre il 35%; nel Lazio che esclude Roma è al 40%.

Il centro-sud (Marche comprese) vede dilagare i Cinque stelle: sfiorano il 50% in Sicilia e nel nord della Campania, sono oltre il 40% in Calabria, Basilicata, Puglia, Molise e Sardegna. Più articolata è solo la fotografia dei collegi uninominali delle grandi città. Il Centrodestra ha vittorie in collegi a Torino, Milano, Venezia, Palermo. I Cinque stelle conquistano alcuni collegi a Torino, Genova, Palermo, Roma e hanno Napoli. Torino, Milano, Bologna, Firenze, Roma lasciano qualche circoscrizione al Pd.

Il 37-38% (rispettivamente alla Camera e al Senato) ottenuto dal Centrodestra viene dal successo della Lega, passata dal 4% delle elezioni politiche del 2013, al 6% delle elezioni europee del 2014, al 18% di oggi, mentre Forza Italia scende dal 22% del 2013 al 17% del 2014 e al 14% attuale. Il 32-33% (rispettivamente al Senato e alla Camera, con un elettorato più giovane) dei Cinque stelle va misurato con il 26% delle politiche del 2013 e con il 21% delle europee del 2014. La partecipazione al voto è stata analoga a cinque anni fa, intorno al 75%, mentre alle europee era scesa molto, al 57%.
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Barricate caserecce e imprenditori politici del razzismo

a-gorino

di Annamaria Rivera

Dopo che Gorino Ferrarese è salita agli onori (si fa per dire) delle cronache per le sue barricate contro donne e bambini profughi, una nuova notizia è emersa dal fondo melmoso di questa frazione di Goro che conta appena 641 anime. Da almeno un anno e anche durante i giorni della vergogna, all’interno e all’esterno della chiesa locale è restata affissa un’ignobile locandina che recitava: «Visto che noi siamo, per voi, infedeli: ma perché non ve ne andate nel vostro califfato di Iraq con il santo Califfo El Bagdadi, il quale vive di armi e uccide a tutto spiano coloro che non sono sunniti?».

Autore dell’affissione e del testo, non precisamente evangelico, è il parroco Paolo Paccagnella, da oltre venticinque anni pastore delle pie pecorelle di Gorino, il quale di certo non condivide il giudizio severo dell’Arcidiocesi di Ferrara, che aveva definito la notte delle barricate come qualcosa «che ripugna alla coscienza cristiana». Ancor più ripugnante suona oggi l’invettiva del parroco, se si considera che tra le dodici richiedenti-asilo respinte coi loro otto bambini, a furor di barricate alla casereccia, v’erano alcune cittadine nigeriane di fede cristiana, fuggite, in modo tanto avventuroso quanto coraggioso, dalle persecuzioni e dalle orrende violenze di Boko Haram.

Manco a dirlo, anche in questa occasione il sindaco di Goro, Diego Viviani, è caduto dalle nuvole, lui che, durante le barricate, aveva più volte espresso comprensione per «la paura dei cittadini»: così scioccamente opportunista, il sindaco piddino, da non considerare che a dar manforte ai barricadieri caserecci fosse stato un buon numero di leghisti partiti da Ferrara, non precisamente suoi alleati.
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Contro il terrorismo protezione e difesa civile

L'attentato di Nizza
L’attentato di Nizza
di Bruno Giorgini

Quanto ci vorrà perché si capisca che una protezione e difesa civile organizzata di massa può costituire un importante contrasto al terrorismo jihadista. Prima di tutto per tenere sotto controllo la paura, perché l’obiettivo degli attentati è proprio quello di generare, moltiplicare e diffondere la paura fino al panico sociale.

Il panico sociale specie quando s’accoppia alla frustrazione e alla sensazione d’impotenza, può fare impazzire un intero popolo, come già accadde ai tedeschi quando trovarono il capro espiatorio, l’ebreo che doveva essere annientato perché con esso sarebbero morte anche paura, frustrazione, impotenza. Cosicché la guerra hitleriana è tanto figlia dell’ideologia dello “spazio vitale” – la costruzione del grande Reich – quanto della “necessità storica” della soluzione finale al problema ebraico come teorizzata da Hitler nella forma del genocidio, con al seguito puranche il filosofo Heidegger.

Guerra per lo “spazio vitale” e ” soluzione finale” sono le due gambe su cui cammina la macchina totalitaria nazista. Col che ogni totalitarismo ha le sue specificità come ogni follia sociale ha i suoi profili, e quindi il jihadismo pur esibendo alcune dinamiche comuni col nazismo – dai crimini contro l’umanità usati come strumenti di governo all’esaltazione dell’Essere-Allah: mettendo l’Essere hiedeggeriano e il mein kampf, la mia lotta, hitleriano al posto di Allah vedrete disegnarsi impressionanti analogie – andrà studiato e colpito nel suo proprio corpore vivo.
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