Sandra Bonsanti: “Altro che scuse: il ritorno di B. sarebbe un incubo”

Silvio Berlusconi - Foto di Andres Ubierna

di Silvia Truzzi

“Il guaio è che tutto comincia con Berlusconi!”: Sandra Bonsanti, giornalista, presidente emerito di Libertà e giustizia, non ha un momento di esitazione quando le domandiamo che pensa delle scuse che dovremmo fare all’ex Cavaliere. “Renzi è disperato, non ha più niente intorno perché lui stesso ha fatto terra bruciata. Ma non può pensare di pulirsi la coscienza dicendo che bisogna chiedere scusa: Berlusconi è il baco primario dentro la democrazia italiana. Berlusconi – di cui Craxi è stato il presupposto – ha corroso dall’interno la democrazia italiana”.

Lei scrisse una lettera a Renzi, quando era sindaco di Firenze, per la sua “fuitina” ad Arcore. Correva l’anno 2010.

E lui si prese ben due pagine dell’edizione fiorentina di Repubblica per rispondere! Andò a mangiare da Berlusconi, e di nascosto. Io volevo sapere da che parte stava. E lui rispose con quei toni un po’ veltroniani, sostenendo che non bisognava demonizzare l’avversario… Ma già il fatto che da sindaco avesse fatto il pellegrinaggio ad Arcore era uno strappo per me, e per molti, inaudito. Tra l’altro: furono costretti ad ammetterlo perché scoperti, altrimenti non l’avrebbe nemmeno detto.
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Tim: storia mediocre e prevalentemente finanziaria, ben lontana da coordinate strategiche

di Vincenzo Vita

Arrivano gli americani. Il fondo “speculativo” Elliott ha vinto la partita nell’assemblea di Tim per il controllo della maggioranza azionaria. Sconfitti i francesi di Vivendi, anche a causa dei problemi giudiziari di Bolloré. E questo non ha certamente contribuito all’immagine del finanziere bretone. Tuttavia, da soli gli americani, che sono quelli – per capirci – che diedero una mano a fine anni novanta ai “capitani coraggiosi” di Colaninno per accaparrarsi l’ex monopolio telefonico e recentemente ai cinesi che hanno rilevato la squadra del Milan, non ce l’avrebbero mai fatta.

Insomma, in tale vicenda non ci sono buoni e cattivi: come in un film di Tarantino sono tutti cattivissimi. È bene sottolineare tali evidenti novità, in quanto da qualche parte si è voluto caricare la vicenda di significati impropri, quasi fosse una rivincita dello stato sul mercato. Nient’affatto. Dopo anni di spoliazione dell’azienda e di avventurismi di un capitalismo debole, pronto a offrire un gioiello di famiglia agli spagnoli, ai francesi e ora alle scorribande d’oltreoceano, siamo arrivati ad un punto limite.

Così, il denaro pubblico, attraverso la Cassa depositi e prestiti, è intervenuto duramente (800 milioni di euro per racimolare il 4,8%) per spostare gli equilibri. Curiosa storia. Perché il governo non ha utilizzato lo strumento del golden power per piantare una bandiera autorevole e ha delegato all’ente che raccoglie il deposito dei risparmiatori postali di supportare uno dei contendenti? I francesi, al netto di ogni giudizio, sono in lotta con Mediaset e – si sa – il patto del Nazareno è una metafora permanente.
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