Lettera al presidente Mattarella, la Costituzione protegge paesaggio e cultura

di Gaetano Azzariti (professore ordinario di diritto costituzionale), Lorenza Carlassare (professore emerito di diritto costituzionale), Alberto Lucarelli (professore ordinario di diritto costituzionale), Paolo Maddalena (già vice presidente della Corte Costituzionale), Guido Neppi Modona (già Giudice della Corte Costituzionale), Alessandro Pace (professore emerito di diritto costituzionale), Salvatore Settis (già presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali) Gustavo Zagrebelsky (già presidente della Corte Costituzionale

Signor presidente della Repubblica, in un Suo recentissimo intervento, Ella ha scritto che «dobbiamo chiederci … perché spesso, nei decenni che ci sono alle spalle, siamo venuti meno al precetto dell’articolo 9, che con lungimiranza il costituente aveva inserito tra i principi fondamentali della Carta».

Ebbene, oggi siamo a chiederLe di voler accertare se le deleghe al governo in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche approvate dal Senato della Repubblica lo scorso 4 agosto, e ora sottoposte alla Sua firma, non contengano indicazioni che palesemente vengono meno proprio al precetto di quel lungimirante articolo 9. Ci riferiamo in particolare a due punti.
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Musei: va in scena una politica cultura da avanspettacolo

di PubblicaMente Musei Bologna, lavoratori autorganizzati dell’Istituzione Bologna Musei

Una politica culturale da avanspettacolo, in cerca di soubrette capaci di improvvisare, sull’illustre palcoscenico dei musei comunali, molteplici numeri d’arte varia per attrarre improbabili investitori e rivestire di lustrini l’impianto agonizzante dell’Istituzione Musei. Tutto con il sottofondo martellante e monotono dell’usurato motto “bambole, non c’è una lira”.

È questa la trama, sottesa da tempo alla politica culturale di Bologna, che governa anche il “concorso” (più propriamente un avviso di selezione) per trovare il prossimo direttore o direttrice dell’Istituzione: un capro espiatorio annunciato, per un’amministrazione che ha da tempo abdicato alle sue responsabilità civiche. Ai sei coraggiosi candidati e candidate che si sono presentati al colloquio non è stata somministrata una sola domanda che riguardasse una visione della cultura.

Tutti i quesiti, pur fantasiosamente declinati, riguardavano due soli aspetti: la conoscenza delle cervellotiche regole che guidano la pubblica amministrazione locale, da un lato, e le più diverse strategie per trovare soldi interagendo astutamente con il “privato”, dall’altro. Niente sulle attività proprie dei musei, finalizzate in primo luogo alla tutela e alla valorizzazione dell’immenso e preziosissimo patrimonio che questa città possiede. E con città ci si riferisce, sia chiaro, ai cittadini e alle cittadine tutti, purtroppo scarsamente consapevoli di quanto la Giunta municipale tenga in poco conto le loro proprietà.
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