Smuraglia (Anpi): “Per conservare la memoria della Resistenza bisogna fare di più. Soprattutto a scuola”

Carlo Smuraglia

di Alessio Sgherza

Presidente Smuraglia, che rilievo ha oggi il ricordo della Resistenza nella società?

Bisogna fare una premessa: in Italia c’è una tendenza all’oblio piuttosto forte. Le istituzioni non hanno fatto molto per conservare la memoria. Non solo della Resistenza, ma nemmeno di quello che è successo prima, di quello che è stato il fascismo. Perché è da lì che bisogna partire per capire. E’ stata più l’opera delle associazioni, come l’Anpi, a tramandare il ricordo. Al massimo le istituzioni organizzano un evento, si celebrano le date, il 25 aprile, gli eccidi, gli scontri. Ma l’analisi e lo studio sono molto più rari, e per questo l’Anpi ha lavorato molto. Per conservare la memoria e proteggerla.

Da chi?

La memoria ha tre nemici fondamentali, strettamente collegati: il primo è la debolezza stessa del ricordo in una società che si evolve molto velocemente; il secondo è la tendenza all’oblio; e poi c’è il tempo, che è un nemico implacabile se non ci sono nella società antidoti efficaci.

E come si costruiscono antidoti efficaci alla perdita di memoria?

Io sono convinto che la memoria sia prima di tutto ricordo, delle persone e dei fatti, ma non ci si può limitare a questo. Lo sforzo che abbiamo fatto è unire il doloroso ricordo dei caduti, il caloroso ricordo dei fatti gloriosi alla conoscenza di un fenomeno che è estremamente complesso. Spesso si punta al racconto del dolore e ci si dimentica il tentativo di storicizzare e contestualizzare quelle vicende e darne una spiegazione.
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Aldo Tortorella: i novant’anni del partigiano “Alessio”

di Sergio Caserta

Aldo Tortorella compirà novant’anni domani, il 10 luglio 2016: novant’anni davvero ben portati, come si vede da questi filmati che riprendono gran parte del suo recente intervento al convegno della Fondazione Claudio Sabattini “Prima di tutto il lavoro”, svoltosi a Bologna il 27 aprile 2016. l’intervento completo è sul prossimo numero in uscita di “Inchiesta”

Il prossimo 19 luglio si terrà a Roma un grande evento per festeggiarlo degnamente insieme a moltissimi protagonisti della vita politica e culturale italiana: “Le avventure della sinistra”, alle ore 17.30 presso la Casa del Cinema, largo Mastroianni 2.
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“Non luogo a procedere”: una voce fuori dal coro delle solite lodi a Magris

Non luogo a procedere
Non luogo a procedere
di Claudio Cossu

Non me ne voglia il concittadino Claudio Magris se intravvedo, nelle pagine del suo ultimo romanzo-saggio, Non luogo a procedere, le tesi e le considerazioni già svolte da un altro bravo e valido scrittore triestino, meno fortunato letterariamente, peraltro, e ormai dimenticato, l’ebreo Ferruccio Folkel, che visse prevalentemente a Milano – per ragioni
finanziarie – ma che ebbe sempre nella mente l’ossessione, i tormenti e gli incubi delle efferatezze commesse dai carnefici delle SS, nell’Adriatisches Kustenland.

Realtà creata politicamente dall’occupante nazista e che ospitò tristemente la Risiera di San Sabba, campo di transito per gli ebrei stanati e catturati dagli occupanti e di sterminio per i partigiani italiani, croati e sloveni, rastrellati nella Venezia Giulia, Campo in cui si operò tranquillamente e senza grandi, vere e significative contrarietà di rilievo o sussulti di reazione politica o di rivolta di qualsivoglia natura, rabbiosamente ostile da parte di alcuno, nella città mitteleuropea, vale a dire a Trieste.

Del resto, chi poteva sapere o, meglio, chi mai avrebbe cercato di voler sapere di più e a fondo in una città in cui Mimmo Franzinelli rivela che ebbe il più alto numero di delazioni in Italia, da parte della popolazione (“Guerra di spie”, Milano 2010)? La città accettò sempre, o quasi, “il nuovo ordine europeo”, come lo chiamavano gli uomini del terzo Reich, anche se inconsapevolmente, e seppe convivere con quella occupazione e si lasciò trascinare, sia pure di malavoglia e per lo più per convenienza, dalle allettanti promesse della nuova organizzazione socio- economica d’oltralpe.
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Bologna, addio al partigiano Lino Michelini, nome di battaglia William

È scomparso Lino “William” Michelini, storica figura della Resistenza (partecipò ad alcune delle azioni più importanti) e a lungo presidente dell’Anpi di Bologna. Con questo testo vogliamo rendergli omaggio e salutarlo. Intanto per il 10 luglio è stato proclamato lutto cittadino e nel video che pubblichiamo parla della battaglia di Porta Lame insieme a un altro partigiano, Renato Romagnoli (Italiano).

testimonianza di William Michelini raccolta dal blog Storie dimenticate

Nato il 29 dicembre 1922 a Bologna. Aderì al PCI nel gennaio 1942, tramite l’organizzazione clandestina presente nell’officina dove lavorava. Svolse attività clandestina contro la guerra e il fascismo in contatto con il gruppo comunista della zona S. Vitale-Mazzini (Bologna). Fu tra i primi dirigenti dei nuclei partigiani di Bologna da cui sorse la leggendaria 7a brg GAP Gianni Garibaldi in cui militò con funzione di comandante di dist. Partecipò all’azione che portò alla liberazione di 240 detenuti politici antifascisti dal carcere di S. Giovanni in Monte (BO) il 9 agosto 1944, rimanendo ferito alle gambe. Dopo un solo mese di cura e nonostante le menomazioni postume, riprese l’attività di gappista.

Partecipò alla battaglia di Porta Lame, del 7 novembre 1944, con la responsabilità di commissario politico della base di via del Macello. Sostituito il comandante di btg, rimasto ferito, portò gli uomini più volte al contrattacco e a spezzare il cerchio nemico. Gli è stata conferita la medaglia d’argento al valor militare con la seguente motivazione:
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“Io sono l’ultimo”: 128 partigiani viventi si raccontano

Io sono l'ultimo
Io sono l'ultimo
di Silvio Messinetti

Senza memoria nessun futuro. E chi meglio degli ultimi sopravvissuti della straordinaria epica partigiana può tramandare ai posteri quel racconto corale di libertà e democrazia che è stata la lotta di resistenza all’oppressione nazifascista. Io sono l’ultimo (Einaudi, 2012), a cura di Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi, è una straordinaria ricostruzione dell’epopea partigiana.

Oltre cento lettere, raccolte con la collaborazione dell’Anpi, in cui gli ultimi testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche le scarpe chiodate messe in saccoccia prima di salire sui monti e darsi alla macchia, gli amori e i rancori, la fame sofferta, il piacere di ridere in classe scherzando sul Duce e tanto altro. Un’autobiografia collettiva di donne e di uomini che all’epoca dei fatti erano giovanissimi operai, studenti, contadini, che hanno assistito alla tragica deriva del regime, nel quale sono nati e cresciuti, che ha tentato in tutti i modi di plasmarli a propria immagine e somiglianza.

A un certo punto decidono che “il nostro tempo è adesso”, che è giunta l’ora, prendono coscienza, e si ribellano. Si va in montagna, si percorrono irti sentieri e ripide ascese. Si sale per i monti per amore del padre bastonato e umiliato. Per la madre contadina vessata dai padroni, cani da guardia dei fascisti. Per stare accanto al fratello già capo di brigata. E si entra in clandestinità per amore dell’amico deportato, del vicino vessato, del compagno mortificato.
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Io sono l'ultimo. Lettere di partigiani italiani

“Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani”: i protagonisti raccontano la Resistenza

di Andrea Liparoto, curatore del volume Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani (Einaudi) con Stefano Faure e Giacomo Papi

“Guai a far naufragare la Resistenza nelle parole encomiastiche. Basterà dire che un tempo lontano c’erano dei giovani. E poi iniziare a raccontarla da quel punto. Ritrovo con commozione i compagni persi nelle boscaglie, nei greti dei fiumi… Se potessero parlare direbbero: non vogliamo essere celebrati, ma amati”.

Non usa mezze parole Nello Quartieri, 91 anni, ventenne comandante di Brigata durante la Guerra di Liberazione. Se la Resistenza deve continuare ad essere una risorsa per il futuro va fatta scendere dai palchi della retorica per circolare nelle coscienze e nei cuori in tutta la sua vitalità civile e umana. La Resistenza va amata. Una appassionata raccomandazione questa che attraversa – a mo’ di filo conduttore – tutte le 128 testimonianze contenute nel volume “Io sono l’ultimo – lettere di partigiani italiani” ed. Einaudi da pochi giorni nelle librerie.

Un progetto nato nel 2010, quando Giacomo Papi, giornalista, innamoratosi delle parole di una partigiana, Annita Malavasi “Laila”, venne a bussare alle porte dell’ANPI Nazionale per chiederci di collaborare ad una raccolta di racconti degli ultimi protagonisti viventi della Resistenza: un messaggio corale alle ragazze e ai ragazzi di oggi. E i nostri partigiani hanno colto immediatamente l’importanza e la necessità di “darsi”, ancora una volta, forse l’ultima. Un antico senso di responsabilità mai sopito.
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