Parma, che si festeggia Pizzarotti?

di Cristina Quintavalla, L’Altra Emilia Romagna

L’astensione è il primo partito a Parma e nelle altre città che sono andate al ballottaggio. È ormai un dato che non può essere ignorato. Esso dice che la fiducia della gente nei confronti della politica istituzionale è crollata, che il cosiddetto patto di rappresentanza tra eletti ed elettori è stato smascherato, travolto dalla ridda di menzogne, false rappresentazioni, costruite da agenzie pubblicitarie, per raccogliere consenso sull’immagine costruita.

Dice che la gente non vede più rappresentati i bisogni fondamentali da cui è afflitta: lavoro, casa, sanità, pensione, istruzione, servizi sociali. Ha ormai chiaro quanto è stata aggirata, ingannata, ed espropriata dei suoi diritti, così come ha chiaro che è stata spremuta all’inverosimile da tasse e tagli alla spesa sociale, senza contropartita alcuna, ma che le risorse ci sono-eccome-per le banche, per detassare le imprese, per costruire opere inutili e dannose.

A Parma, una campagna elettorale sciatta, ma abilmente costruita, non ha pagato. Le liste elettorali delle maggiori forze politiche hanno giocato strumentalmente sull’annacquamento delle posizioni: in una stessa lista era candidato chi difendeva la “buona scuola” e chi la criticava, chi era per le privatizzazioni e chi era contro. Tutti insieme “amorosamente”, confondendo l’elettore che non aveva più parametri di riferimento in base ai quali scegliere.
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Parma: è necessaria un’operazione di verità sul debito pubblico

della Commissione Audit sul debito pubblico di Parma

La Commissione Audit sul debito pubblico di Parma chiede un’operazione di verità e giustizia sul debito pubblico del Gruppo Comune di Parma-Società partecipate, rispetto alle dichiarazioni trionfalistiche della Giunta Pizzarotti e alla finta e strumentale opposizione di gran parte delle forze politiche in corsa per il rinnovo del Consiglio comunale.

Le menzogne sul debito riguardano il suo presunto abbattimento (cospicuo per la giunta Pizzarotti, meno cospicuo per il PD in particolare): nessuno di loro ha però intenzione di denunciare il mancato accertamento della composizione del debito, della sua parte illegittima (in quanto frutto di speculazioni, corruzione e truffe, come emerge da i ben 7 indagini aperte dalla Magistratura), chi ne siano i responsabili, ma soprattutto quanto sia stato ingiustamente scaricato sui cittadini attraverso tasse, tariffe comunali altissime, privatizzazioni, tagli di servizi. Se sono stati pagati in larga parte i debiti del Comune (che erano la parte più irrilevante del debito) per effetto di disposizioni di legge (allentamento dei vincoli del Patto di stabilità), resta vero che:

  • il debito bancario delle Società partecipate è aumentato di 12.751.000 euro,
  • il patrimonio netto delle partecipate ha subito una perdita di quasi 14.900.000 euro;
  • le società partecipate per le troppo elevate esposizioni bancarie, e le assenze di ricavi operativi ricorrenti, hanno ricevuto continui supporti finanziari da parte del Comune.

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Brava gente a Sala Baganza (Parma): i retroscena dell’omicidio di Mohamed Habassi

Mohamed Habassi
Mohamed Habassi
di Annamaria Rivera

È un tardo pomeriggio afoso quando passo dal Buddha Bar di Sala Baganza, sulla provinciale verso Parma. È qui, nel locale gestito da Luca Del Vasto, che sarebbe stata preparata la spedizione punitiva – sei contro uno – ai danni di Mohamed Habassi, cittadino tunisino poco più che trentenne. Ricordo che la notte fra il 9 e il 10 maggio lo sventurato è stato seviziato, mutilato e torturato a morte, in una modesta abitazione di Basilicagoiano, frazione del comune di Montechiarugolo.

A distinguersi per ferocia e crudeltà sarebbe stato lo stesso Del Vasto, ideatore del raid mortale, spalleggiato dal suo vecchio amico Alessio Alberici, fumettista di qualche fama locale: un raid compiuto, si dice, al fine di punire la vittima per il mancato pagamento della pigione dell’alloggio di proprietà della compagna di Del Vasto.

A.Z., di Sala Baganza, col quale ho parlato a lungo del delitto, mi aveva avvertita: “Qui è come se niente fosse accaduto: il bar è tuttora aperto e assai ben frequentato”. E tuttavia, quando ci arrivo, provo un certo turbamento nel vedere sulla terrazza cinque avventori dall’aria più che rilassata e, all’interno, un folto gruppo che fa il tifo per non so quale squadra di calcio, davanti a un grande schermo televisivo.
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Parma: i lati oscuri del supplizio di Mohamed Habassi

Mohamed Habassi
Mohamed Habassi
di Annamaria Rivera

Poco più di un mese fa, a Basilicagoiano, frazione a pochi chilometri da Parma, si consumava uno degli omicidi più feroci che siano mai stati concepiti e attuati, in Italia, da persone ritenute insospettabili e ben integrate nella società. Perfino à la page, si potrebbe dire dei due rei confessi, Alessio Alberici e Luca Del Vasto, benestanti parmigiani ultraquarantenni: il primo è grafico e fumettista di una certa fama locale; il secondo, l’ideatore della spedizione punitiva, è titolare di un ben noto night club, oltre che di un’impresa di pulizie, specializzata in derattizzazione.

Ricordo che i due – soprattutto Del Vasto, come sembra – spalleggiati da quattro operai romeni, reclutati per il raid fatale, hanno sottoposto la loro vittima, Mohamed Habassi, cittadino tunisino sui trent’anni, a un autentico calvario di pestaggi, sevizie, torture, mutilazioni. Tale che è lecito chiedersi se una simile meticolosa ferocia, che ha reso il cadavere quasi irriconoscibile, possa essere solo l’effetto del mélange di cocaina e alcool di cui, si dice, i due s’erano imbottiti. Un modus operandi di questo genere – da squadrone della morte, come lo ho definito, ma solo per analogia – non s’improvvisa d’un tratto. Presuppone, invece, un certo esercizio pregresso: forse compiuto su corpi di animali?
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L’Inchiesta: esce il nuovo numero, dalla crisi della politica agli asili di Parma e Bologna

Esce il nuovo numero della rivista diretta da Vittorio Capecchi l’Inchiesta (Edizioni Dedalo), strumento di ricerca e pratica sociale che indaga sui temi e problemi del mondo del lavoro, della scuola, della condizione femminile e giovanile, dell’immigrazione. Giunta al numero 179, ecco alcuni dei temi presenti nel sommario della rivista: L’editoriale: Pulcinella senza frontiere e […]

Emergenza Nord Africa a Bologna: a fine proroga per 200 profughi l’unica prospettiva sono i 500 euro per andarsene

Profughi a Prati di Capraradi Francesca Mezzadri

Il 28 febbraio è arrivato e anche in Emilia Romagna scade la proroga di due mesi del ministero dell’Interno riguardo la chiusura delle strutture che accolgono i migranti provenienti dal Nord Africa in attesa di ricevere una risposta alle richieste d’asilo, di protezione internazionale o di permesso umanitario. Secondo l’ultima circolare del 18 febbraio 2013, il destino dei profughi nordafricani verrà deciso dalle prefetture delle province che “dovrebbero favorire i percorsi d’uscita da queste strutture”. Tra le misure previste dal dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, vi è anche la “buonuscita” di 500 euro procapite.

“Sono a Bologna ai Prati di Caprara da due anni,” spiega K. durante un incontro che si è tenuto martedì 26 febbraio presso il Tpo tra migranti e operatori di associazioni interculturali regionali, “come molti altri ho ottenuto un permesso temporaneo di 6 mesi, rinnovato ad altri 6 mesi, perché sono ancora in attesa di ricevere una risposta alla mia richiesta d’asilo. Per ora non possiamo fare nulla. Ci hanno detto solo che dopo il 28 febbraio ci daranno 500 euro, ma io non voglio 500 euro, ho bisogno di un percorso che mi porti a qualcosa di concreto perché sono un rifugiato libico, un rifugiato da oltre due anni”.
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