Meno parlamentari, troppo governo: prepariamoci alla sfida

di Alfiero Grandi La riduzione del numero dei parlamentari attualmente in discussione ha motivazioni solo di risparmio, senza alcun riguardo al ruolo che il Parlamento deve svolgere. Questa modifica della Costituzione può essere l’inizio di un cambio preoccupante della democrazia nel nostro Paese, delle sue regole, della sua capacità di composizione dei conflitti. Il parlamento […]

Elezioni Spagna, i nazionalisti entrano in Parlamento: cos’è Vox

di Andrea Lupi e Pierluigi Morena Proviamo a capire cos’è Vox, la formazione di ultradestra che pochi mesi fa entrava nelle istituzioni sfiorando l’11% nelle elezioni per il rinnovo del parlamento andaluso e oggi fa prepotente irruzione, con quasi identica percentuale, tra i banchi del Congresso nazionale di Madrid. Il primo punto del programma elettorale […]

Governo, parlamento e inosservanza della Costituzione: una deriva pericolosa

di Carlo Smuraglia

Non ho alcuna intenzione di procedere ad una verifica delle scelte politiche del Governo e del Parlamento, sulle quali avrei – magari – non poche osservazioni da fare, ma non in questa sede. L’intento è invece quello di verificare il livello di “rispetto” della Costituzione da parte della maggioranza di Governo, intendendo per tale non solo l’osservanza puntuale delle regole scritte nella Carta, ma l’aderenza, o meno, in concreto, a quello che molti definiscono, al di là delle singole disposizioni, “lo spirito” della Costituzione. A questo fine, occorre una brevissima premessa, solo per chiarezza.

Secondo l’art. 1 della Costituzione, la nostra è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; la sovranità popolare appartiene al popolo, che la esercita attraverso lo strumento parlamentare. Implicita, in questa disposizione e in altre, la necessità di una reale partecipazione dei cittadini, in altre parole di un serio ed effettivo esercizio della sovranità popolare. Da ciò, il fondamentale rilievo della rappresentanza e della funzionalità rigorosa del sistema parlamentare, fondato sulla centralità del Parlamento.

Ma accanto a questi “pilastri” essenziali, c’è un sistema fatto non solo di princìpi, di regole e di valori, ma – come accennato – anche di un complesso di elementi che sono considerati lo “spirito della Costituzione” (il valore della persona, la dignità, il lavoro, la solidarietà, l’uguaglianza, la legalità e l’etica, l’antifascismo e l’antirazzismo, per limitarsi all’essenziale).
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La Costituzione è ancora un bene comune o no?

di Alfiero Grandi

Il referendum che ha bocciato le modifiche della Costituzione targate Renzi è del 4 dicembre 2016, eppure sono in arrivo nuove proposte di modifica. È un virus che colpisce chi entra a palazzo Chigi? L’Italia è in recessione, il governo dovrebbe dedicarsi a questo grave problema, invece pensa a modificare la Costituzione. Presentare le modifiche separatamente, o come attuative, non riesce a nascondere la logica che le lega, puntando a modificare l’assetto istituzionale definito dalla Costituzione, con il rischio di aprire ad altri, più pesanti rivolgimenti.

Referendum propositivo

Potrebbe essere un arricchimento della partecipazione dei cittadini ma la legge proposta, anche se migliorata, non riesce a nascondere il peccato originale: la contrapposizione tra democrazia rappresentativa (il parlamento) e diretta (il referendum). Altro sarebbe costruire una sinergia, ma il nucleo forte è l’opposto.

Riduzione dei parlamentari

La riduzione è motivata solo con la diminuzione dei costi, mentre il punto principale è il ruolo di rappresentanza che il parlamento deve svolgere. Senza dimenticare che la maggioranza gialloverde ha la responsabilità di avere usato decreti e voti di fiducia come i predecessori e per di più di avere costretto deputati e senatori a votare la legge di bilancio senza conoscerla e poterla modificare.
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La Costituzione attribuisce al parlamento un ruolo centrale

di Alfiero Grandi

Era sperabile che il parlamento non venisse più costretto ad approvare leggi a scatola chiusa. La valorizzazione del ruolo del parlamento era esattamente un punto centrale del No alla “deformazione” della Costituzione voluta dal governo Renzi, respinta il 4 dicembre 2016 dal 60% delle elettrici e degli elettori.

Nel discorso di insediamento del Presidente della Camera Fico alla presidenza della Camera c’erano impegni precisi in questa direzione, in coerenza con il precedente impegno referendario. Invece assistiamo al vilipendio del ruolo del parlamento più grave di quello del governo Renzi, che aveva fatto votare le modifiche della Costituzione usando strumenti impropri e la legge elettorale con il ricorso al voto di fiducia.

Costringere il parlamento a approvare le scelte concordate in gran segreto tra Governo e Commissione europea con un voto di fiducia, quindi al buio, è di una gravità senza precedenti. Nemmeno i Ministri hanno potuto esprimersi sul testo, mentre i parlamentari non hanno alcuna speranza di poter cambiare una virgola del testo che saranno chiamati a votare ed è probabile che molti di loro lo leggeranno dopo il voto.
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Nuova costituzione a Cuba

Cuba - Foto di Wanderlust

di Luigi Scalambrino

Da tre mesi c’è un gran dibattito a Cuba sulla nuova proposta di Costituzione, l’ottava dal 1865. La prima volta in cui è stata coinvolta tutta la popolazione in un dibattito acceso e una consultazione con significativi cambiamenti. Dal 13 agosto al 15 di novembre quasi 7.400.000 cubani hanno discusso in più di 120.000 assemblee in tutti i luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle università, nell’esercito, nelle organizzazioni professionali il nuovo progetto di Costituzione che il Parlamento ha proposto e che ora con tutti gli emendamenti e correzioni verrà ristampato e votato in un referendum nazionale a Febbraio 2019.

La nuova Costituzione è composta da 224 articoli, 87 in più della attuale, e si mantengono 11 articoli, se ne modificano 113 e si eliminano 13. Nei primi articoli dei principi fondamentali il progetto riafferma:

  • il carattere socialista del sistema politico, economico e sociale ed è incorporato il concetto di Stato socialista di diritto, per rinforzare la legge e la supremazia della Costituzione.
  • il Partito Comunista di Cuba, unico, martiano, fidelista e marxista-leninista è l’avanguardia della nazione e per il suo carattere democratico e il vincolo permanente con il popolo è la sua forza dirigente superiore (rimane il centralismo democratico).

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Nadia Urbinati: “Non c’è il fascismo, il Fronte è un’idea studiata a tavolino”

di Wanda Marra

“A sinistra c’è desiderio di vita, più che vita. C’è un voler essere, più che un essere. Non si sa cosa fare e come procedere”. Nadia Urbinati, vicepresidente di Libertà e Giustizia e docente di Teoria politica alla Columbia University, parte da questo assunto per riflettere sui problemi e i destini della sinistra italiana: “La caduta della sinistra ha significato anche un’opposizione in Parlamento senza denti, senza l’incisività che dovrebbe avere”.

Nella società, invece, esiste un’opposizione?

Nella società un’opposizione c’è, anche se sconcertata e senza bussola. Serpeggia un po’ ovunque, ma non ha una rappresentanza politica.

Da dove si riparte? Carlo Calenda insiste con l’idea di un “Fronte repubblicano”.

Il Fronte repubblicano sembra un’idea a tavolino, molto astratta. E poi, non siamo in guerra e non mi pare che l’Italia sia fascista – condizioni che giustificherebbero un “fronte”. Siamo dentro una dinamica costituzionale e repubblicana. Se si chiamano i compatrioti al “fronte” è perché si presume che ci troviamo in uno stato di emergenza: questo è davvero poco credibile.

Zingaretti, invece, che vuole ripartire dal centrosinistra e dai sindaci?

Zingaretti vuole ricostruire il Pd dall’interno, anzi partire dal Pd per ricompattare tutte le schegge della sinistra. Idea legittima, ma non so se può funzionare. Uno dei problemi seri del Pd è l’insopportabilità della sua classe politica. Ci sono nomi e facce così disprezzati e vilipesi (poco importa se a torto o a ragione) che questa operazione – nonostante la buona volontà – può non avere buon esito.
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La Costituzione sia il faro del governo

di Alfiero Grandi

Errori? Tanti, ma non se ne può restare ostaggi. È vero che il Pd ha sbagliato respingendo la possibilità di costruire un’ipotesi di governo con i 5 Stelle. Questo ha spinto i 5 Stelle a un’intesa con la Lega. I 5 Stelle con la litania che destra e sinistra non esisterebbero più hanno aderito a un’intesa con la Lega che rischia seriamente di fagocitarli. Per evitarlo i 5 Stelle provano a reagire rilanciando i loro obiettivi caratterizzanti.

Del resto il “contratto” con cui è stato giustificato l’accordo con la Lega contiene una sommatoria di impegni. Ad esempio reddito di cittadinanza e flat tax sono scelte agli antipodi e per di più incompatibili dal punto di vista dei costi, quindi inevitabile fonte di tensioni nella coalizione. Altrimenti perché tanto impegno nel sostenere che non ci sono tensioni?

Salvini vuole incassare il maggior consenso possibile, ma la sua forzatura nel dichiarare e minacciare è anche consapevolezza che non c’è spazio per tutto e quindi chi occupa per primo le posizioni ha un vantaggio. È una coalizione con un’inevitabile competizione interna. È poco valorizzato un aspetto fondamentale che si sta rivelando decisivo: la Costituzione.
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Lista unitaria a sinistra, lontana dal Pd

Sinistra

di Alfonso Gianni

Dopo tre giri di infruttuose consultazioni, sono bastati otto minuti al Capo dello stato per recitare, con garbata fermezza, il suo rien va plus. L’idea di un governo di transizione, ovvero del Presidente, rinominato infelicemente “neutrale”, con annesso invito ai partiti di consentirne la nascita e la durata fino alla chiusura dell’anno in corso, ha subito incontrato il deciso rifiuto delle forze politiche maggiori che si contendono il primato della virtuale vittoria del 4 marzo.

L’unico ad avere detto sì è il Pd. Per la semplice ragione che la sua disastrata conduzione lo ha ridotto all’immobilità, pena l’implosione. Sdraiarsi su una proposta istituzionale, per giunta dal colle più alto, lo cava per un momento dalla penosa condizione di non dovere e sapere scegliere. Alcuni commentatori hanno messo in luce che mai come in questa occasione una proposta proveniente dal Quirinale è stata così svillaneggiata. Ma se siamo giunti a questo punto non ce la si deve prendere con la maleducazione del rampante ceto politico.

Il 4 marzo ha sancito il crollo di un sistema politico, non solo un terremoto di voti. La Costituzione formale è stata salvata dal referendum del 2016 – e la forma è già sostanza -, ma quella materiale avrebbe richiesto ben altro lavoro per tornare pienamente funzionante, se mai lo è stata. L’ossessione della governabilità e la crisi della politica, hanno trascinato con sé quella delle istituzioni democratiche, né si poteva sperare che ne restasse esente solo quella della Presidenza della repubblica.
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La soluzione sta nel parlamento: la lezione di Giovanni Sartori davanti allo stallo politico di oggi

di Marco Valbruzzi

Classico è, per Italo Calvino, quel libro o quell’autore che “non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Non è un caso che mi sia tornata alla mente questa definizione mentre pensavo alla figura intellettuale di Giovanni Sartori. Ormai è un anno che non possiamo più ascoltare dalla sua viva voce o leggere dalla sua vivace penna quello che pensa della situazione politica italiana e della nostra malandante democrazia.

Ma a pensarci bene Sartori – che classico lo è già a buon diritto – ha ancora tante cose da dire e da insegnare. È sufficiente (ri)leggerlo. Così ho pensato che potrebbe essere utile, come facevano gli antichi greci con i loro oracoli, tornare a consultare le opere e i pensieri di Sartori per avere alcune illuminazioni sul presente e, perché no, sul futuro.

La prima questione – mi perdoneranno i lettori – è di strettissima attualità e forse neppure Sartori vorrebbe essere disturbato per una piccolezza tanto piccola. Però, visto che in questi giorni si fa un gran parlare, spesso a vuoto, di accordi di governo, improbabili alleanze e possibili ri-elezioni, forse vale la pena chiedere un rapido consulto.
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