Lorenza Carlassare: “Grave rischio ridurre i parlamentari senza il proporzionale”

di Liana Milella «Sì al taglio dei parlamentari purché sia garantita una rappresentanza plurale, come la Carta esige. Altrimenti la nostra democrazia costituzionale subirebbe un colpo durissimo. Direi addirittura che potrebbe considerarsi finita». Dice così la costituzionalista di Padova Lorenza Carlassare, che per la sopravvivenza della “democrazia costituzionale” si è sempre battuta. Ha visto che […]

Tagliare i parlamentari è un errore, occorre almeno una legge elettorale proporzionale

di Alfiero Grandi Resta il sospiro di sollievo perché è stato respinto l’assalto di Salvini che puntava ad arrivare a elezioni anticipate per ottenere pieni poteri. Tuttavia resta anche la sofferenza per una riduzione dei parlamentari fatta in modo demagogico e sbagliato, senza la sicurezza di avere il contrappeso di una legge elettorale proporzionale, senza […]

Taglio dei parlamentari? Meglio iniziare da una nuova legge elettorale proporzionale

di Alfiero Grandi Il taglio del numero dei parlamentari è tornato in primo piano malgrado nei mesi scorsi, durante tutto il percorso parlamentare, l’argomento sia stato sottovalutato e perfino nascosto, volutamente. Come è noto era prevista per settembre la quarta votazione (due per ogni Camera) prevista per le modifiche della Costituzione. La maggioranza gialloverde, che […]

I parlamentari tagliati e il rischio di autoritarismo

di Alfiero Grandi Caro Marco Travaglio, per una volta non la pensiamo allo stesso modo. Mi riferisco alla riduzione dei parlamentari. Che può essere affrontata, ma con serietà, non con le ridicole motivazioni della riduzione dei costi e tanto meno di una maggiore funzionalità del Parlamento, che avrebbe bisogno di fare cessare la grandinata dei […]

Legge elettorale: perché non provare a sorteggiare i parlamentari?

di Renzo Rosso

Non è entusiasmante votare con il sospetto che il proprio voto sarà di nuovo svalutato da elementi di incostituzionalità o, nel migliore dei casi, da profonde contraddizioni interne della legge elettorale, stavolta il Rosatellum. Non capisco nulla di alchimie elettorali, ma percepisco un profondo scontento, anche perché la statistica – di cui qualcosa, invece, capisco – non lascia immaginare un quadro chiaro su chi e come eserciterà i poteri legislativo ed esecutivo. Per contro, la statistica suggerirebbe una coraggiosa rivisitazione del modello di selezione democratica.

Nel Terzo millennio la democrazia rappresentativa, modello uscito vittorioso dalle guerre calde e fredde del XX secolo, ha inforcato una parabola discendente in tutto l’Occidente. Più suolo viene consumato, più l’aria viene saturata da gas tossici e più anticipa la data dell’Earth Overshoot Day, meno le decisioni scaturiscono da un confronto informato, aperto e condiviso dalla gente; ma sono trasmesse alla popolazione come scelte ineluttabili in nome della modernità, della crescita, del mercato. E, almeno in apparenza, la gente non ha avuto finora difficoltà ad accettarle, poiché si «preferisce l’immagine alla cosa, la copia all’originale, la rappresentazione alla realtà, l’apparenza all’essere» come aveva anticipato Ludwig Feuerbach a metà Ottocento.

A partire dal 2011 sono evaporati in Italia i governi eletti dal popolo o almeno i governi che praticano i programmi votati dagli elettori. Anzi, chi ha governato, lo ha fatto in direzione ostinata e contraria, in senso del tutto opposto a quanto promesso agli elettori, poiché «nel mondo realmente rovesciato, il vero è un momento del falso» come aveva previsto Guy Debord negli anni 60 del XX secolo. Le elezioni non sono state abolite, ma adeguate ogni volta a necessità transitorie, quando cambiare le regole appare un mezzuccio affinché nulla cambi nella selezione della classe dirigente.
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