Un passo falso: Francesco e l'”hate spech” nei confronti delle donne

di Guido Viale

Sabato 13 ottobre ho avuto la fortuna di partecipare allo straordinario corteo di Nonunadimeno contro la delibera comunale che ha proclamato Verona “città della vita”. Il successo dell’iniziativa, quasi ignorata dai media, mi conferma nella convinzione che i movimenti delle donne costituiscono oggi uno dei nuclei fondamentali di resistenza all’ondata reazionaria, autoritaria e razzista che sta investendo non solo il nostro paese, ma un po’ tutto il mondo.

Lo sono sia per la loro dimensione internazionale, che è l’unico terreno su cui oggi si possono intraprendere delle battaglie vincenti, sia, soprattutto perché in questa come in altre mobilitazioni indette da donne, il bersaglio, pienamente centrato, è la restaurazione della famiglia patriarcale come vincolo all’autonomia della persona e modello per riaffermare la sacralità del “terribile diritto” di proprietà: innanzitutto del “capofamiglia” sulle proprie donne (quasi sempre più di una, ancorché tenute nascoste, anche nelle famiglie più tradizionali); ma modello anche di tutte le altre forme di proprietà, compresa quella sulla “propria” patria (termine la cui allitterazione con patriarcato non è casuale, come è già stato fatto notare); ciò che fa dello straniero, del migrante, del profugo un nemico contro cui muovere guerra senza alcuna pietà per la sorte a cui lo si condanna.
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Il papa: abbassare l’età pensionabile, il sindacato torni a rappresentare gli esclusi

di Gabriele Polo

L’età della pensione va abbassata, il capitalismo non ha più un senso sociale, il sindacato è diventato troppo simile ai partiti e ha dimenticato i più poveri. Non è Maurizio Landini ma papa Francesco. Che ha dato una lezione di sindacalismo di fronte a una platea di dirigenti e delegati Cisl, alla vigilia del loro congresso, menando parecchi fendenti.

Per Bergoglio una società che costringe gli anziani a lavorare troppo a lungo “è miope e stolta” anche perché “obbliga un’intera generazione di giovani a non lavorare”. E così il papa, dopo aver condannato le recenti controriforme della previdenza, chiede “un nuovo patto sociale, che riduca le ore di lavoro di chi è nell’ultima stagione lavorativa, per permettere ai giovani, che ne hanno il diritto-dovere, di lavorare” ricordando che “le pensioni d`oro sono un`offesa al lavoro non meno grave delle pensioni troppo povere, perchè fanno sì che le diseguaglianze del tempo del lavoro diventino perenni”.

Ma dopo la politica Francesco ha strigliato anche imprese e sindacato: “Il capitalismo del nostro tempo – ha detto – non comprende il valore del sindacato, perché ha dimenticato la natura sociale dell’economia, dell’impresa. Ma forse la nostra società non capisce il sindacato perché non lo vede abbastanza lottare nelle periferie esistenziali. Non lo vede lottare tra gli immigrati, i poveri”.
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Legge 194

Papa Francesco: ho abortito e non mi pento

di Eretica

Ho letto che Papa Francesco parla di amnistia e perdono per le donne che hanno abortito e si mostrano pentite. Tutte le altre finiranno all’inferno, immagino. E sapete che c’è? Che all’inferno si sta bene, tra peccatori e peccatrici che non si dolgono dei “peccati”, così definiti da chi non sposta la lancetta dell’orologio di un millimetro giacché è rimasto fermo a secoli fa.

Per esempio, vorrei raccontarvi di un aborto senza pentimento. Scelto con criterio, senza esitazione e senza strascichi. Non è stato per nulla semplice, e il trauma che ti porti dietro è dovuto a quel che in realtà ti fanno patire per le scarse cure in ospedale, perché devi aspettare un tempo infinito affinché arrivi il tuo turno, e quando succede sono le varie figure sanitarie di passaggio che ti fanno sentire una “cosa”.

È difficile trovare chi ti ascolti senza tentare di sovradeterminarti. C’è chi ti ricorda che l’abbraccio madre figlio può riservare grandi emozioni. C’è chi decide al posto tuo stabilendo che da quel momento in poi vivrai tutta la vita con dolore. Peccato che l’unico dolore l’ho provato prima e dopo l’aborto. Un dolore fisico, terribile, per un inizio di gravidanza che non mi ha lasciato tregua e per un post aborto in cui sembrava che qualcuno prendesse a martellate il mio utero.

So a cosa mi espongo raccontando questa mia esperienza, perché conosco la crudeltà e la violenza verbale, e talvolta non solo, di chi si dice pro/life e poi condannerebbe volentieri al rogo una come me. Ma devo dirlo, per le donne che sono un po’ meno forti. Per le ragazze che vengono definite assassine perché pretendono di usare contraccettivi, di trovare una pillola del giorno dopo quando la cercano e si aspettano di trovare la pillola abortiva, la ru486, senza trovare nessuno a far terrorismo psicologico.
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Il lavoro è un diritto? Meglio dire che l’Italia è una Repubblica fondata sul capitalismo

Stabilimento siderurgico Piombino - Foto di Wikipedia
Stabilimento siderurgico Piombino - Foto di Wikipedia
di Paolo De Gregorio

Gli operai della acciaieria Lucchini di Piombino si sono rivolti a papa Francesco attraverso un video-messaggio affinché pregasse per il mantenimento del loro posto di lavoro minacciato dalla decisione padronale di chiudere quella attività. Rispondendo agli operai papa Francesco, oltre a garantire le sue preghiere, ha parlato di diritto al lavoro, che è una tesi molto astratta, anche per la nazione italiana che contiene nella sua Carta fondamentale la definizione di Repubblica fondata sul lavoro, ma che non ha mai garantito a nessuno il posto di lavoro come diritto.

Per essere veritieri e realisti, i padri costituenti, per onestà intellettuale, dovevano scrivere che “l’Italia è una Repubblica fondata sul capitalismo” i cui membri danno il lavoro a chi gli pare, la cui logica economica prevede che ci sia un esercito di riserva, i disoccupati, pronti a subentrare a chi viene licenziato perché rompe le scatole, e oggi se le tasse che si pagano in Italia sono troppo alte e il costo del lavoro anche, delocalizzano l’attività all’estero, fregandosene completamente del loro paese e dei disoccupati che creano, senza che il potere politico attuale possa fare nulla per fermarli, e probabilmente manco il padreterno.
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Anche il papa è populista: la potenza del linguaggio fa il monaco

Foto di Pasma
Foto di Pasma
di Gabriella Turnaturi

Autorevolezza e populismo sono agli antipodi. Il populismo si fonda sulla retorica della prossimità per imporre autoritarismi di stampo familistico-comunitario. L’autorevolezza si fonda invece sulla estraneità. l’oggettività e l’universalità per esercitare giustizia ed eguaglianza dei i diritti. Non stupisce che nel prevalere di una cultura del populismo che sembra trionfare, una volta abbattuti i confini fra pubblico e privato, si sia persa o sbiadita ogni forma di autorevolezza.

I leader politici in varie parti del mondo contemporaneo praticano sempre più la retorica dell’essere “uno di voi”, la retorica di una finta eguaglianza. Si mettono in campo sentimenti, emozioni ed emotività, si gioca alla grande famiglia, alla comunione degli affetti mentre si affermano e legittimano diseguaglianze. come mai era successo nella storia delle democrazie occidentali. Ai diritti si sostituisce il volersi bene, la compassione e l’esibizione delle sofferenze. Non sfugge a questa retorica neanche la Chiesa.

Caduta la sacralità dell’investitura papale nel momento che il vicario di Cristo, si dimette dal suo incarico come, un impiegato del catasto o quando affida al twitter il suo pensiero e la sua parola: come un teenager, per mostrarsi up to date. Ma l’autorevolezza e la sacralità del Papato non poggiava proprio sulla sua a-temporalità, nel suo essere “fuori moda”? Attraverso un linguaggio e posture mondane si finge d’innovare, di mettersi allo stesso livello degli altri, del “così fan tutti, per meglio conservare. Il nuovo papa s’inserisce perfettamente nel corso del populismo diffuso se adotta un linguaggio familiare, un linguaggio della prossimità.
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