In ricordo di Paolo Prodi: un amico e un interlocutore di cui sentiremo la mancanza

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di Amina Crisma

Ero andata a trovarlo con Vittorio il giugno scorso. Lo avevamo incontrato a casa sua in Via Galliera, insieme a sua moglie Adelaide, e mi avevano colpito la sua costante attenzione agli altri, la sua generosa disponibilità al dialogo, la sua cortesia, e, soprattutto, la sua inesausta energia intellettuale dentro un corpo che stava diventando fragile.

Ci eravamo ripromessi di incontrarci di nuovo prima delle vacanze di Natale, anche con l’intenzione di fargli un’intervista per Inchiesta sui temi dei suoi libri più recenti, come Profezia vs utopia (Il Mulino 2013), Homo europaeus (Il Mulino 2015), Occidente senza utopie (Il Mulino 2016, con Massimo Cacciari). Soprattutto, ci interessava la questione fondamentale che li attraversa tutti, e che riassumerei così: quale futuro ci attende se va perduta, come oggi accade, la capacità di immaginare e progettare un mondo diverso da quello esistente che ha incessantemente animato per più secoli la storia dell’Occidente?

In quell’occasione gli avevo consegnato il mio Neiye, il Tao dell’armonia interiore, ed era proseguita fra l’altro la conversazione sul suo libro Il tramonto della rivoluzione (Il Mulino 2015) a cui avevo dedicato un articolo su Inchiesta (a. 45/n. 189/2015,”Fine della rivoluzione e tramonto dell’Occidente: a chi andrà il Mandato Celeste?”), che più sotto viene riprodotto. Qualche giorno dopo mi aveva scritto una lettera gentile che qui trascrivo:
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Fine della rivoluzione e tramonto dell’Occidente. A chi andrà il Mandato Celeste?

"Il tramonto della rivoluzione" di Paolo Prodi
"Il tramonto della rivoluzione" di Paolo Prodi
di Amina Crisma

La storia dell’Occidente è stata incessantemente animata dalla capacità di immaginare e di progettare un mondo diverso dal presente, ci ricorda Paolo Prodi nel libro Il tramonto della rivoluzione (ed. Il Mulino 2015), ma tale capacità di visione e di progetto appare oggi perduta: quale futuro ci attende senza quella tensione trasformatrice?

1. Il tramonto della rivoluzione e il declino dell’Occidente

“Libertà è poter immaginare un nuovo inizio”: tornano in mente le parole di Hannah Arendt, leggendo Il tramonto della rivoluzione di Paolo Prodi (Il Mulino 2015), che sarà presentato insieme all’autore da Massimo Cacciari a Bologna, allo Stabat Mater dell’Archiginnasio giovedì 18 giugno alle 17,30.

Il libro ci propone una limpida riflessione su un tema che troppo spesso viene eluso, e che invece ci riguarda tutti, e da vicino:

“Il mito della rivoluzione è finito. Ma l’Europa, l’Occidente sono nati e cresciuti come “rivoluzione permanente”, cioè come capacità nel corso dei secoli di progettare una società alternativa rispetto a quella presente: ora questa capacità di progettare un futuro diverso sembra essere venuta meno. (…) Credo che l’innegabile declino dell’Europa non possa essere compreso soltanto sul piano geopolitico o geoeconomico (…) ma debba essere spiegato con il venir meno della capacità rivoluzionaria dell’Europa nelle sue coordinate antropologiche di fondo”.

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