Padova sperimenta: l’esperienza di Coalizione Civica

di Giuliana Beltrame

Padova l’11 giugno voterà per scegliere il sindaco e per il rinnovo del consiglio comunale. Due anni e mezzo di giunta leghista capeggiata dal sindaco Bitonci hanno ridotto Padova ad una situazione di degrado politico, sociale e culturale difficile da immaginare qualche tempo fa. Dopo aver cacciato diversi assessori, ridotto al silenzio i suoi sostenitori che si permettevano deboli critiche, il prode Bitonci si è trovato sfiduciato dai suoi stessi supporter. E senza aver, non dico risolto, ma neppure affrontato nessuno dei suoi temi forti come sicurezza e nuovo ospedale, solo per citare i due più urlati.

L’esperienza di Coalizione civica nasce in questo contesto e si caratterizza subito per la novità e la capacità attrattiva: parte dalla proposta di Padova2020, lista civica presente alle elezioni del 2014 e protagonista di una sofferta vicenda di rapporti con il PD, che con un appello a dicembre lancia un primo appuntamento per costruire un percorso di alternativa in vista delle elezioni amministrative. A sorpresa accorre una folla che la sala non è in grado di contenere e a distanza di pochi giorni una seconda convocazione vede la presenza di più di 250 persone.
Leggi di più a proposito di Padova sperimenta: l’esperienza di Coalizione Civica

In ricordo di Alberto Mioni, uno studioso che sapeva rendere il mondo ospitale

di Amina Crisma

Chiunque abbia avuto la fortuna di incontrare Alberto Mioni, illustre studioso di linguistica e professore di Glottologia e Linguistica Generale per un quarantennio all’Università di Padova morto a settantacinque anni il 13 marzo, non esiterà a riconoscerne un pertinente ed efficace ritratto nel bell’omaggio che gli dedica Lorenzo Renzi (Venetovox, 15 marzo 2017) ove lo si definisce “un linguista esuberante, raro specialista delle lingue africane, cosmopolita e veneto genuino”. Di tutti questi aspetti ho avuto modo di rendermi conto, nel periodo fra il 2000 e il 2010, in cui ho insegnato Sinologia alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Padova, e Alberto Mioni mi ha dato generosa ospitalità nel suo studio a Palazzo Maldura.

La sua gentilezza era davvero speciale: dedicava quotidianamente molto tempo, che spesso si prolungava fino ad ore inoltrate, ad ascoltare pazientemente i molti studenti che si affollavano alla sua porta, seguendo con assidua attenzione le loro tesi (si annoverano circa a 400 quelle da lui seguite, mi dicono). Fra i vari incarichi istituzionali che aveva ricoperto nell’ateneo – come quello di direttore del Dipartimento di Linguistica e di direttore del Corso di perfezionamento in Studi interculturali – v’era stato anche quello di Prorettore per la didattica e i problemi degli studenti: un incarico che indubbiamente gli era risultato assai congeniale, e nel cui corso, come mi raccontava, gli era capitato di misurarsi con battaglieri leader studenteschi con i quali era riuscito non di rado a intavolare un bonario dialogo anche in periodi piuttosto turbolenti.
Leggi di più a proposito di In ricordo di Alberto Mioni, uno studioso che sapeva rendere il mondo ospitale

“Ideario Berlinguer”: per rileggere il suo pensiero e la personalità

Ideario Berlinguer
Ideario Berlinguer
di Emanuele Macaluso

Questo libro di Emiliano Sbaraglia – Ideario Berlinguer. Passioni e parole di un leader scomodo (Nova Delphi) che contiene un’intervista a Luciana Castellina – ha una “premessa” in cui si racconta il rapporto dell’autore con il padre, comunista per convinzione profonda e militanza, berlingueriano per amore verso una persona che comunica pensieri e comportamenti tali da rimotivare i suoi convincimenti e la sua militanza. Un padre che vive una vita “separata” dal figlio adolescente, il quale lo ritrova, con sentimenti teneri e passioni politiche forti, in un momento difficile per un uomo solo e malato.

Pagine belle, queste del giovane Sbaraglia, che proprio attraverso il rapporto con il padre incontra Berlinguer nelle immagini, nelle pagine di giornale, nelle tv che trasmettono l’ultimo suo comizio a Padova e i funerali: quei funerali che coinvolsero non solo i militanti di un grande partito, ma un popolo.

Il ragazzo cresce, con queste immagini che si confondono con quelle del padre che morirà, e il libro che ha scritto ci offre una ricerca appassionata e attenta sul pensiero politico di Berlinguer, filtrata e a volte appannata da un rapporto che definirei “filiale”: c’è infatti, nello scritto di Sbaraglia, ragionamento e amore, identificazione.

Io ho conosciuto bene Berlinguer, con lui ho lavorato per anni, sino al momento della sua scomparsa: ero direttore de “l’Unità”, soprattutto per sua decisione, e nei giorni della malattia e della morte l’accompagnai con scritti e titoli del giornale che espressero sentimenti collettivi, ma anche personali.
Leggi di più a proposito di “Ideario Berlinguer”: per rileggere il suo pensiero e la personalità

Circolo di Padova: chiudiamo, basta con il nome “manifesto”. Le ragioni di una scelta

il Manifesto quotidiano comunista
il Manifesto quotidiano comunista
delle compagne e dei compagni del Circolo di Padova

Il Circolo del manifesto di Padova ha deciso di chiudere non rinnovando l’iscrizione al registro comunale delle associazioni. È stata una decisione non facile e maturata in maniera sempre più consapevole nei mesi successivi all’assemblea dei Circoli e redazione del novembre 2012. In quella occasione abbiamo avuto la certezza che da parte del gruppo che costituiva la redazione ci fosse il rifiuto, determinato dalla paura di ingerenze indebite dei lettori, di discutere qualsiasi ipotesi di uscita dalla crisi finanziaria e organizzativa del giornale che tenesse conto di soluzioni come la proprietà collettiva e un ruolo diverso e maggiormente partecipato dei lettori e dei Circoli.

L’ultimo a sostenere l’utilità politica dei Circoli per la comunità del manifesto è stato Valentino Parlato, fino al momento in cui anche lui è stato costretto a gettare la spugna. Per mesi poi la nuova cooperativa ci ha detto, negli scarni e rari comunicati, che tutto andava per il meglio, grazie alla loro bravura e dedizione. Anche l’addio di gran parte di coloro che hanno fatto nascere e vivere il giornale e ne hanno costruito l’autorevolezza, non ha scalfito le loro sicurezze. Mai un dubbio, un ripensamento, neanche un plissè! È sembrata la riedizione del nefasto motto: epurare per crescere.

Evidentemente eravamo noi che sbagliavamo, pensando che una impresa culturale e politica come il manifesto potesse vivere al meglio solo sulla base della maggior condivisione possibile tra tutti/e coloro che di quella impresa si sentono partecipi, ognuno per la parte che gli compete: redattori, collaboratori e lettori più o meno organizzati.
Leggi di più a proposito di Circolo di Padova: chiudiamo, basta con il nome “manifesto”. Le ragioni di una scelta

Carcere - Foto di Luca Rossato

Giustizia: l’uso oppressivo delle parole e il Dio delle piccole cose

di Sandro Padula

La giornata nazionale di studi Il male che si nasconde dentro di noi di domani, 17 maggio 2013, promossa da Ristretti Orizzonti nel carcere di Padova, punta ad affrontare tre tematiche: la violenza sulle donne, la vendetta legata al “codice del disonore” e la violenza delle parole.

Quest’ultimo argomento, cioè – come cercherò di precisare – il tema che secondo me riguarda soprattutto l’uso oppressivo delle parole, è quello su cui spesso mi capita di riflettere e rispetto al quale, come contributo al dibattito, oggi preferisco intervenire. Fatta questa premessa, entro subito nel cuore del problema. Per evitare discorsi metafisici, parto da un dato di fatto: le semplici o composte parole significanti nascono per esprimere determinati concetti ma non sempre sono intese in modo univoco. Da un lato hanno per lo più dei significati variabili in base a come, dove, quando e a chi le trasmettiamo e dall’altro sono suscettibili di essere interpretate male o diversamente dall’Altro da sé per i più svariati motivi culturali, psicologici e morali.

Se benedico l’Ergastolo, inesistente nei paesi più civili, le mie parole fanno male non solo alle persone condannate al dolore del “fine pena mai” ma pure alla memoria di quei politici del nostro paese, come Umberto Terracini al tempo della Costituente, che lo hanno considerato crudele e disumano. Se invece male-dico l’Ergastolo, come hanno fatto i firmatari di un appello abrogazionista lanciato nel novembre 2012 dallo scienziato Umberto Veronesi, non faccio male a nessuno perché mi limito a criticare l’ignoranza di chi non ha capito bene il significato dell’articolo 27 della Costituzione e soprattutto dell’ancora non completa realizzazione del suo terzo comma: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Leggi di più a proposito di Giustizia: l’uso oppressivo delle parole e il Dio delle piccole cose

Acqua Pubblica

Fusione Hera-Acegas: progetto oscuro taciuto ai comuni. Solo il Pd di Bologna sostiene le speculazioni sull’acqua

di Angelica Erta

Oltre 27 milioni di italiani hanno votato al referendum per contro la privatizzazione dell’acqua. Volontà dei cittadini completamente disattesa dal governo. Ultimo colpo di coda di una strategia iniziata da anni, la fusione fra la multi-utility emiliana Hera e Acegas-Aps, azienda che gestisce i servizi pubblici locali a Padova e Trieste, con rami in Bulgaria e Serbia.

Senza che nessun cittadino ne abbia mai discusso e senza che nemmeno i consigli comunali coinvolti siano al corrente fino in fondo del piano industriale, al di là di qualche informazione a dir poco vaga, il management di Hera ha deciso la politica delle fusioni. E si deve far presto, c’è tempo solo, ed improrogabilmente, fino al 15 ottobre pena il fallimento dell’intera operazione. Oggi si vota a Bologna, ma in consiglio comunale, bloccato alla sua apertura, nulla è più scontato. Dopo il tam tam informativo dei Comitati per l’acqua pubblica che si oppongono alla fusione la maggioranza scricchiola, con il Pd in completo isolamento, stretto fra la minoranza (Pdl, Lega e M5) che forse bloccherà la seduta con una pioggia di emendamenti e gli alleati Sel e Federazione della Sinistra nettamente contrari. Intenzioni di voto contrarie anche nell’Idv in cui da tempo serpeggiano dubbi. Al Pd non rimane allora che appigliarsi al voto favorevole dell’ex manager di Hera, Stefano Aldrovandi, per completare questo risiko oltremodo incerto.

Dopo molti comuni nel forlivese, Porretta dove la delibera non è passata, Formigine dove il consiglio si è spaccato 13 a 13, la tempesta si abbattuta sul capoluogo emiliano. Le dichiarazioni di Caty la Torre, capogruppo di Sel, sferrano un secco colpo al Pd. Dice La Torre:
Leggi di più a proposito di Fusione Hera-Acegas: progetto oscuro taciuto ai comuni. Solo il Pd di Bologna sostiene le speculazioni sull’acqua

Il futuro del Manifesto: il circolo di Padova, “Vostro dovere dire cosa farete del giornale”

Foto di HedrokAlla direttrice Norma Rangeri
Al vicedirettore Angelo Mastrandrea
Al Comitato di redazione
Al Collettivo del manifesto

Care compagne e cari compagni,

esprimiamo viva preoccupazione perché sulle pagine del giornale è sceso un silenzio incomprensibile in merito alle proposte dettagliate circa i nuovi possibili profili proprietari formulate da alcuni circoli e compagni per cercare di salvare la testata. Ci sconcerta inoltre l’assenza di commenti all’ultimo intervento di Rossana Rossanda in merito alla situazione e alle prospettive del giornale.

Da ultimo, l’uscita di Vauro ci fa propendere al pessimismo, giacché dalle brevi comunicazioni pubblicate non si spiegano le reali motivazioni di questo abbandono e ciò ci fa supporre che la situazione sia degenerata (come si intuisce dalla vostra risposta) anche sul piano delle relazioni personali.

Ci siamo ritrovati a Roma, a Bologna, a Pietrasanta con alcuni di voi. Abbiamo fatto critiche e proposte, abbiamo ascoltato e condiviso le vostre difficili condizioni di lavoro, ma siamo anche stati colpiti dalla reazione indispettita e arrogante di alcuni di voi che non aiuta certo il confronto politico. Ci siamo impegnati per individuare le strade per una uscita dalla situazione di grave crisi politica ed economica del giornale. Vi abbiamo proposto non uno ma due modelli di proprietà collettiva e vi sono stati inviati prima della vostra ultima assemblea per darvi modo di esaminarli. Non sappiamo se sono stati discussi, o neppure presi in considerazione.
Leggi di più a proposito di Il futuro del Manifesto: il circolo di Padova, “Vostro dovere dire cosa farete del giornale”

Pietrasanta. Intervento da Padova

Mentre il dibattito tra lettori e circoli prosegue, dalla redazione, escluso ovviamente il generoso e sempre disponibile Valentino Parlato, tutto tace. Le difficili condizioni in cui quotidianamente il giornale viene fatto  ci fanno sentire affettuosamente vicini/e  a chi si fa carico di farci trovare in edicola il “nostro” giornale, ma non bastano a spiegare il silenzio. Leggi di più a proposito di Pietrasanta. Intervento da Padova

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi