Spegniamo la guerra: il 25 gennaio in piazza

della Rete della pace “La guerra è un male assoluto e va ‘ripudiata’, come recita la nostra Costituzione all’Art. 11: essa non deve più essere considerata una scelta possibile da parte della politica e della diplomazia”. Il blitz del presidente Trump per uccidere il generale iraniano Soleimani, il vicecapo di una milizia irachena ed altri […]

Sovranità nazionale, pace e giustizia sociale

di Alessandro Somma Alcune recenti pubblicazioni indicano l’affiorare di un filone letterario in controtendenza rispetto alla vulgata per cui la sovranità costituisce un concetto “odioso perché presuppone uno stare sopra” e dunque implica “subordinazione” [1]. Non è ancora un filone dai tratti particolarmente definiti, e tuttavia l’indicazione che se ne ricava è sufficientemente univoca: nella […]

Rete della pace: cessate il fuoco, fermiamo le guerre in Medio Oriente

Da troppo tempo si muore in Siria, in Palestina, in Libia, in Egitto, in Iraq, nello Yemen, nella regione a maggioranza curda… il Medio Oriente ed il Mediterraneo si stanno trasformando in un immenso campo di battaglia. Ora il rischio della deflagrazione di un conflitto che coinvolga le superpotenze mondiali è reale. Le conseguenze possono essere tragiche ed inimmaginabili.

Milioni di persone, in tutto il mondo, di tutte le culture e religioni, stanno dicendo: “Basta guerre, basta morti, basta sofferenze”. E noi con loro.
Guerre producono guerre, le cui vittime sono le popolazioni civili, oppresse e private dei propri diritti fondamentali, primo fra tutti il diritto alla vita.
Vanno fermate le armi, bloccate le vendite a chi è in guerra. Ora, subito. Va fatto rispettare il diritto internazionale: è la sola condizione per proteggere la popolazione civile, fermare l’oppressione e l’occupazione, attivare la mediazione tra le parti in conflitto.

Non si può più attendere e rinviare decisioni e responsabilità. Il limite è superato da tempo. Ora, subito, bisogna aiutare le vittime, curare i feriti, soccorrere chi fugge dall’orrore. Poi bisognerà punire i responsabili, riconoscere alle popolazioni i loro diritti e sostenerle nel percorso democratico, civile, di liberazione.
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Due poesie per ricordare Liu Xiaobo

di Nicoletta Pesaro

Liu Xiaobo scompare attorniato dalla luce e dalla notorietà del premio Nobel per la pace, che ha nobilitato una lunga battaglia persa in partenza, e dalle ombre di un grande Paese sordo e rabbioso ai suoi richiami. Gli anni di detenzione e il potere simbolico della sua figura, l’innegabile importanza politica del suo pensiero e delle sue azioni non devono tuttavia oscurare la complessità anche controversa dell’intellettuale, dello scrittore, dell’uomo.

Liu Xiaobo è stato innanzitutto un professore universitario appassionato, un critico letterario a volte feroce, un poeta di grande sensibilità. Oltre che alla memoria delle vittime del regime, la sua produzione poetica è dedicata alla vita e agli affetti spesso sacrificati alla sua identità politica.

Basta una lettera

Basta una lettera
Perché io possa superare tutto
Parlare con te

Quando soffia il vento
La notte col proprio sangue
Scrive una parola misteriosa
Mi fa ricordare che
Ogni parola è l’ultima parola
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La triste festa del Salvador a 25 anni dalla pace

a-salvador

dell’Economist, traduzione di Federico Ferrone

El Salvador è rinato 25 anni fa. Il 16 gennaio 1992 il governo ha firmato un accordo di pace con la guerriglia di sinistra al castello di Chapultepec, a Città del Messico, mettendo fine a una guerra civile durata 12 anni e nella quale sono morte 75mila persone. L’accordo, seguito da una commissione per la verità, che ha reso note le atrocità di guerra, e da un’amnistia, è stato un modello di riconciliazione per altri paesi. Ed è alla base dell’ordinamento politico di El Salvador oggi.

Per quanto sia stato entusiasmante tale traguardo, i festeggiamenti di quest’anno per ricordarlo sono stati un fiasco. Il centro congressi di Zona Rosa, a San Salvador, non lontano dal luogo in cui i guerriglieri hanno invaso la capitale nel 1989 e dove hanno avuto avvio i primi negoziati di pace, era più vuoto di quanto succede normalmente per i grandi eventi.

Sulla passerella che conduceva al palco era stata organizzata una piccola mostra, con tanto di uniformi militari, armi dei guerriglieri e citazioni sulla pace di personaggi come Confucio e John Lennon. Ma la folla vestita di bianco sembrava più interessata alle pupusa (tortillas ripiene di fagioli e formaggio) gratuite che ai discorsi. L’evento è finito con un lancio di coriandoli, degli applausi poco convinti e un ritorno dei presenti alle code per il cibo.
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Trame di pace

Bologna, ecco le “trame di pace”: un percorso per comprendere

di Sergio Caserta

Il primo maggio del 1975 a Napoli fu forse il più bello della mia vita finora. Al corteo festeggiavamo contemporaneamente due straordinari avvenimenti: la caduta di Saigon e la sconfitta definitiva degli USA dal Vietnam, la vittoria della sinistra alle elezioni amministrative che, per la prima volta dal dopoguerra, conquistava il Comune della terza città d’Italia e capitale del meridione, eleggendo sindaco Maurizio Valenzi.

La fine della guerra degli americani in Vietnam, fu per tutti gli anni sessanta e dei settanta, un impegno politico per i movimenti pacifisti in tutto il mondo, non era il primo movimento c’era già stato quello contro la proliferazione atomica dei “partigiani della pace” nel clima inquietante della “guerra fredda”.

Il movimento pacifista è sorto negli ultimi decenni dell’ottocento come illustra il catalogo della mostra Trame di pace, simboli, carte, azioni di un’utopia possibile in corso a Bologna, presso la sede del quartiere Santo Stefano, al Baraccano, promossa dall’Istituto Parri e dall’assessorato alla cultura della Regione Emilia Romagna, con la collaborazione e i contributi di molte associazioni e istituzioni.
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