Di Neruda, del cinema e della poesia

di Luca Mozzachiodi

Da qualche tempo è uscito nelle sale cinematografiche italiane il film Neruda, del regista cileno Pablo Larraín che si era già distinto, con film come No – I giorni dell’arcobaleno, Toni Manero e Post Mortem, come regista impegnato a raccontare la travagliata storia politica del suo paese. Questa volta non è però il periodo della dittatura di Pinochet ad essere presentato, ma un momento preciso della vita del grande poeta cileno.

Siamo nel 1948 e González Videla, giunto al potere con una coalizione di sinistra comprendente anche radicali e comunisti mette al bando questi ultimi con la Legge di difesa permanente della democrazia. Pablo Neruda, senatore del Partito Comunista Cileno, promotore della campagna elettorale di Videla, lo accusa violentemente di tradimento in favore degli interessi dei grandi capitali esteri e contro i lavoratori cileni. Fin qui tutto chiaro e le prime scene del film potrebbero tranquillamente figurare in un documentario, ma la strada scelta da Larraín non è questa.

Il film infatti si concentra totalmente sulla fuga di Neruda, divenuto perseguitato politico, e sugli sforzi fatti per inseguirlo da un commissario di polizia che finisce irretito dal fascino del poeta. Prende così il via una sorta di seminoir-poliziesco, con appostamenti, indagini, interrogatori e travestimenti; un quasi morboso gioco mortale tra i due il cui vero tema di fondo è la natura della personalità e il rapporto tra creatore e opera d’arte nella vita.
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Al cinema una biografia sui generis di Pablo Neruda firmata da Pablo Larrain

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Neruda, di Pablo Larrain, Cile 2016 (uscita prevista: 13 ottobre 2016)

Un popolo, quello cileno, con lo sguardo proteso in avanti e poco propenso ad interrogarsi sul suo travagliato passato (sarà un caso, ma a Santiago, il suggestivo Museo della memoria e dei diritti umani, dedicato al ricordo delle vittime della dittatura militare, sorge in un quartiere semiperiferico, ben lontano dalle rotte turistiche).

Un cinema, quello di Larrain, che continua invece con ostinazione a perlustrare gli angoli più oscuri della storia cilena (con il suo ultimo film, che abbiamo da poco visto nel concorso di Venezia 73, per la prima volta esce dal Cile: racconta di Jackie Kennedy, nei giorni immediatamente successivi all’assassinio di Jfk). Nell’ambito di questa coerenza tematica, in ogni suo film sperimenta, con grande coraggio, nuove forme di cinema.

Dopo la trilogia che più direttamente ha affrontato gli anni della dittatura (Tony Manero, Post mortem e No), con questo nuovo film racconta uno dei padri mitologici della patria, il poeta Pablo Neruda (la cui vicenda esistenziale ha molti punti di contatto con quella di Allende: fu un sostenitore del suo progetto politico e morirà pochi mesi dopo il colpo di stato; nel Museo della memoria colpiscono le immagini clandestine girate in occasione del suo funerale a Santiago, in cui per la prima volta, nonostante il dispiegamento dei militari, si manifestò pubblicamente l’opposizione alla dittatura).
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