Costituzione: non vogliamo la riforma della P2, firmate l’appello

Rispettate la Costituzione
Rispettate la Costituzione

Ignorando il risultato del referendum popolare del 2006 che bocciò a grande maggioranza la proposta di mettere tutto il potere nelle mani di un “Premier assoluto”, è ripartito un nuovo e ancor più pericoloso tentativo di stravolgere in senso presidenzialista la nostra forma di governo, rinviando di mesi la indilazionabile modifica dell’attuale legge elettorale.

In fretta e furia e nel pressoché unanime silenzio dei grandi mezzi d’informazione la Camera dei Deputati ha iniziato a esaminare il disegno di legge governativo, già approvato dal Senato, di revisione dall’articolo 138, che fa saltare la “valvola di sicurezza” pensata dai nostri Padri costituenti per impedire stravolgimenti della Costituzione.

Ci appelliamo a voi che avete il potere di decidere, perché il processo di revisione costituzionale in atto sia riportato sui binari della legalità costituzionale. Chiediamo, innanzitutto, che l’iter di discussione segua tempi rispettosi del dettato costituzionale, che garantiscano la necessaria ponderazione delle proposte di revisione, il dovuto approfondimento e anche la possibilità di ripensamento. Chiudere, a ridosso delle ferie estive, la prima lettura del disegno di legge costituzionale, impedisce un vero e serio coinvolgimento dell’opinione pubblica nel dibattito che si sta svolgendo nelle aule parlamentari.
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Desaparecidos

Quarant’anni fa calava il buio sull’Argentina

di Alfredo Somoza

«Comunicato numero 1: Si informa la popolazione che da oggi, 24 marzo 1976, il Paese è sotto il controllo operativo della Giunta di Comandanti Generali delle Forze Armate».

Quarant’anni fa gli argentini si svegliarono con questo comunicato ripetuto a catena su scala nazionale dal primo mattino. Era la fine del breve ritorno alla democrazia del 1973 e l’inizio della notte più buia del Paese. Da qualche giorno si registravano movimenti anomali nelle caserme, e sui principali quotidiani uscivano inserzioni anonime che incoraggiavano i militari a prendere in mano i destini della Repubblica. Il governo di Isabel Martínez de Perón, la vedova del generale morto nel 1974, si dibatteva nel caos. All’alba del 24, come da copione golpista, furono occupate radio e televisioni, i carri armati presero possesso delle strade, la presidente venne arrestata insieme a ministri e dirigenti politici, mentre cominciavano a circolare carovane di macchine senza targa della polizia politica alla caccia di potenziali “sovversivi”: sindacalisti, operatori sociali, professori universitari, intellettuali, semplici cittadini impegnati in politica.

Correva l’anno 1976 e l’ondata di colpi militari che avevano posto fine alla democrazia in Brasile negli anni Sessanta, in Cile nel 1973, in Bolivia e in Paraguay arrivava anche in Argentina. Lo scenario globale era quello della Guerra fredda e l’America Latina era il “cortile di casa” politico ed economico degli Stati Uniti. Non erano permessi governi, anche se eletti democraticamente, che non fossero allineati con Washington in chiave anticomunista. Anche se di comunista, sotto l’ombrello di Mosca, all’epoca c’era solo Cuba. Ma in Argentina non si trattò di un golpe come tanti altri. Qui si volle sperimentare una nuova tecnica di controllo politico e di terrore: la desaparición, cioè la scomparsa fisica nel nulla degli oppositori. Una tecnica che paralizzava parenti e amici degli scomparsi e generava terrore. Molti anni dopo, il generale Jorge Rafael Videla dichiarerà che «se avessimo fucilato in piazza i sovversivi ci sarebbe stata un’ondata di indignazione contro il Paese». Infatti, l’indignazione internazionale arriverà molti anni dopo.
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Giulietto Chiesa

Giulietto Chiesa: “Credere che i valori dell’Occidente siano dominanti ci rende più deboli”

Loris Campetti

“Vogliono farci credere che il terrorismo dell’Isis sia un fenomeno islamico, inquietante ma estraneo. È una falsità, un’ipocrisia dell’Occidente: l’Isis è stato creato dall’Occidente e dagli Usa, e siccome non è una creatura autonoma dev’essere analizzato come effetto di una strategia ad ampio raggio”. Per chi non si accontenta della verità propinata dal pensiero unico, una chiacchierata con Giulietto Chiesa può essere stimolante. Scrittore, giornalista militante (l’abbiamo intervistato alla vigilia di una mobilitazione contro la Nato di cui è tra i promotori) con una lunga storia da inviato e corrispondente nell’Urss e poi in Russia, Chiesa “fa scandalo”, cita Marx e Paul Craig Roberts, rimanda il lettore al passato ricordando il ruolo della Trilateral o della P2 di Gelli per leggere il presente. Da qui le accuse un po’ facili di dietrologia.

Nelle tue analisi sembra che tutto si tenga e ogni evento di politica internazionale risponda a un unico progetto per il dominio del mondo. Un progetto magari complesso, con molti attori (e servizi segreti, o parte di essi) ma il cui centro è sempre a Washington.

I nessi esistono, non li ho inventati io, semmai io li svelo. Anche restando agli ultimi eventi tragici, da Parigi a Colonia, quel che emerge è che essi rispondono a un unico progetto. Un progetto Usa per mettere in ginocchio l’Europa. Persino fatti che sembrano totalmente estranei, come lo scandalo della Volkswagen e della Renault, rispondono al medesimo progetto. Colpiscono e indeboliscono i gruppi dirigenti dei Paesi occidentali, alleati ma non più totalmente allineati. Gli Usa vogliono solo vassalli, e con Paul Craig Roberts possiamo dire che colpiscono chiunque ostacoli la dottrina militare Usa per evitare l’insorgere di ogni sia pur timido tentativo di conquistare un’autonomia. È la dottrina Wolfovitz.
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Pd - Foto di Orsonisindaco

Unire le forze progressiste, salvare la Costituzione e battere Renzi

di Sergio Caserta

C’è un imperativo categorico politico e morale, dopo l’approvazione del jobs act e delle controriforme renziane: sconfiggere il partito democratico, mandarlo all’opposizione ovunque sia possibile. Questo partito è oggi la quintessenza di quanto di peggio abbia prodotto il liberismo in economia e della degenerazione del sistema partitico in Italia. Viviamo una crisi senza precedenti, una crisi economica strutturale e di lunga durata che ha impoverito milioni di persone che non hanno lavoro, che non possono raggiungere la pensione, che oggi vedono anche compromessi i propri risparmi a causa dei fallimenti delle banche e, non c’è da illudersi, siamo purtroppo solo all’inizio del fenomeno.

Dal 2008 il combinato disposto di globalizzazione economica e crisi della finanza mondiale, hanno prodotto un grande sconquasso. Le economie dei paesi occidentali hanno subito la concorrenza dei nuovi grandi produttori emergenti Cina, India, Brasile ecc. Il crollo delle economie ha prodotto l’instabilità dei titoli del debito pubblico dei paesi più indebitati come l’Italia.

L’ombrello di difesa della BCE ha garantito finora la tenuta finanziaria contenendo i tassi ma non la ripresa, che è possibile solo con una profonda ristrutturazione delle economie in tempi lunghi. La risposta che viene data alla crisi, non è la lotta all’evasione fiscale, la tassazione delle rendite e dei grandi patrimoni, è invece il taglio indiscriminato del costo del lavoro, delle pensioni, della sanità e del welfare. Ecco che in Italia dopo il governo “tecnico” di Monti, dopo la parentesi di Letta è arrivato Renzi che ai tagli ha aggiunto la distruzione del diritto del lavoro e della costituzione, così come voluto dalle grandi holding finanziarie internazionali, JP Morgan in testa.
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P2: le contestate luminarie di Luca Vitone

Bologna e la P2, una storia sbagliata

di Riccardo Lenzi

Nel 1980 Fabrizio De André cantava così la deriva italiana: “È una storia vestita di nero, è una storia da basso impero, è una storia mica male insabbiata, è una storia sbagliata”. In seguito al fallimento artistico dell’installazione massonico-natalizia apparsa a dicembre nei pressi della stazione di Bologna, l’autore Luca Vitone è intervenuto pubblicamente, rispondendo così alle critiche di molti cittadini e della Curia bolognese: “Ma quale ambiguità, volevo solo stimolare una maggiore consapevolezza sulle responsabilità della P2 nella strage di Bologna. Per capire bisogna discutere e studiare”.

Ecco, proviamo a seguire il suo consiglio e ripercorriamo brevemente la storia degli incroci tra il capoluogo emiliano, la loggia di Gelli e le altre logge bolognesi scoperte negli anni 80. Ovvero le responabilità della P2 nello stragismo e nella progressiva attuazione del suo programma politico: quel “Piano di rinascita democratica” scritto a sei mani dal toscano Licio Gelli, dal romano Umberto Ortolani e dal palermitano Francesco Cosentino (segretario generale di Montecitorio fino al ’76, fu immortalato nella foto in cui il presidente De Nicola firma la Costituzione). Non aspettiamo, dunque, il prossimo 2 agosto per ricordare che il capo della loggia P2, il suo sodale Francesco Pazienza, il generale Pietro Musumeci e il colonnello Giuseppe Belmonte – allora entrambi ai vertici dei servizi segreti militari – sono stati condannati per aver depistato le indagini sulla strage alla stazione.

E già che ci siamo ricordiamoci anche che la commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Tina Anselmi dimostrò che la P2 è “gravemente coinvolta nella strage dell’Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale”. Un’altra vicenda connessa, che molti non sanno o non ricordano, è quella scaturita dalla scoperta dei nomi degli affiliati bolognesi alla P2.
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“Ior: le mani della mafia, da Calvi a oggi”. Intervista a Maria Antonietta Calabrò

Ior: le mani della mafia
Ior: le mani della mafia
di Mariagloria Fontana

Esce il sei marzo prossimo, ma è già disponibile in ebook, la nuova edizione aggiornata di Le mani della Mafia (Chiarelettere) di Maria Antonietta Calabrò, giornalista del Corriere Della Sera. Un libro inchiesta che affronta trent’anni di storia mettendo l’accento sugli stretti legami tra la morte del banchiere Roberto Calvi, il crac del Banco Ambrosiano, lo Ior (Istituto per le Opere di Religione) e la mafia e che quando uscì per la prima volta nel 1991 contribuì a far riaprire le indagini sulla morte di Calvi.

Quali sono gli eventi per i quali ha deciso di ripubblicare, dopo più di venti anni, il suo libro?

Sono due i punti fermi raggiunti dal 1991 ad oggi. Il primo è che Calvi è stato ucciso, non si è suicidato. Il secondo è che lo Ior, la banca vaticana che attraverso società estere aveva di fatto il controllo del Banco Ambrosiano, riciclava soldi della mafia. Dobbiamo ricordare che lo scenario è quello di una lotta sanguinosa a Palermo agli inizi degli anni Ottanta con centinaia di morti, una drammatica guerra tra famiglie mafiose. Per quanto concerne i colpevoli dell’omicidio di Calvi, il cui corpo fu ritrovato sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra il 18 giugno 1982, l’esito dell’ultimo processo è stato nullo: tutti gli imputati, Pippo Calò (cassiere della mafia), il faccendiere Flavio Carboni ed Ernesto Diotallevi (uomo vicino alla Banda della Magliana) sono stati assolti nel novembre 2011 in Cassazione dall’accusa di concorso in omicidio volontario.

Nel frattempo nel settembre 2010 è avvenuto un altro fatto clamoroso, il sequestro da parte della Procura di Roma di 23 milioni di euro posseduti dallo Ior sul conto corrente dell’Unicredito nella filiale di via della Conciliazione di Roma e per il quale furono indagati per riciclaggio l’allora Presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il Direttore Generale Paolo Cipriani.
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Strage di Bologna

L’uomo che depistò le indagini sulla strage di Bologna: il nuovo arresto, l’estradizione e un passato all’ombra della P2

di Giaime Garzia

È stato estradato a tempo di record. Elio Ciolini, nato 66 anni fa a Firenze e divenuto celebre per aver depistato le indagini sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, era stato arrestato all’inizio di settembre in Romania. Oltre ai documenti falsi presentati all’aeroporto di Otopeni, era ricercato perché contro di lui era stata emessa a inizio 2011 un’ordinanza di custodia cautelare per manipolazione del mercato dopo che di recente era finito nei guai anche per una storia di titoli di Stato americani falsi.

In Italia Ciolini è arrivato la settimana scorsa su un aereo della linea di bandiera romena Tarom partito da Bucarest e atterrato a Fiumicino. Al Leonardo Da Vinci è stato preso in consegna dagli agenti italiani, che lo hanno fotosegnalato e gli hanno notificato l’arresto. Dopodiché, mentre raggiungeva un furgone della polizia penitenziaria che lo ha trasferito nel carcere di Regina Coeli, ha tentato di nascondere il viso con un foglio di carta dietro il quale si è riparato da giornalisti e operatori che lo attendevano.
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